PER LA GIOIA DI TUTTI... L'ANGOLO DI MERY TERRY
-ilèèèèèèè...
-lasciami entrare in casa
-volevo dire
-cosa?
-bù!
-sarebbe?
-bù... per farti paura!
-me la sto facendo sotto
e così varco la soglia di casa. inciampando nello stenditoio di mery terry. e buttando l'occhio sulle sue mutande per capire che taglia porta. lei insiste sulla 3a ma io sono convinta che sia 5a. sicuramente la 4a c'è. arrivo in camera, smollo borse, scripts e beta vari e mi impegno a essere buona. stasera niente cattiverie contro mery terry. così, armata di buoni propositi e di 1 kg di bicarbonato (si sa mai che tocchi di assaggiare qualcosa), entro in cucina.
-ilèèèèèèè
-ma non puoi finire la frase senza stopparti al vocativo?
-eh?
-dimmi!
-c'ho un zacco di cose da raccontarti..
-che culo!
-volevo farti vedere il giornale... ci stanno un zacco di offerte per fare regali
-ma questa è la pubblicità dell'esselunga... che regali vuoi che faccia? un panettone maina?
-no, però ci stanno i motta e i PAULANI a 1, 40 euro! li puoi regalare!
-ma ti pare che vado in giro a regalare panettoni? ai miei amici? e poi si dice PALUANI!
-mi zembrava... comunque ci sta pure lo spumante
-a 1,40 euro? sarà pipì di passero raccolto dalle foglie delle viti di asti...
-no, a 3 euro penzo...
-non mi interessa
-ci sta anche la carta iggiennica
-NOOOOOOOOOOOOOOO!
-iiiihhh, ti pulirai il culo?
-questo è vero
-ilèèè, comunque volevo dire
-va avanti, fai delle pause che sembri narcolettica
-eh?
-vai avanti, criiiisto!
-abbiamo fatto la tombolata oggi a scuuuuoooola
-e hai vinto?
-zì, mò ti faccio vedè i premi. c'erano gli zponzor di cernusco che regalavano cose bbelle.
-fa lo stesso se non me li fai vedere, raccontameli. ho immaginazione a sufficienza.
-no, te li voglio fà vedè. ho vinto una borza, una maglietta, un cappellino e un asciugamano firmati
-firmati da chi?
-uno stilista ma non lo conosco, forse tu lo sai
-e fammi vedere 'sti capi d'alta sartoria
esce tutta contenta di cucina. ritorna dopo 2 nanosecondi con in mano una sacca blu dalla quale estrae con orgoglio il contenuto.
-che marca è?
-teresa...
-zì?
-non ti voglio deludere ma non è uno stilista
-ma non vedi? ci sta la firma!
-teresa, su borsa, maglietta, cappellino e asciugamano c'è scritto "BODY STAR palestra".
-vuol dire che è il nome di una palestra?
-sagace!!!
-vabbeh, comunque ho fatto anche un ambo e un terno
-brava! e che hai vinto?
-una stella di natale e dei pennarelli
-brava, sono fiera di te.
e ritorna tronfia in camera a depositare gli oggetti della "body star palestra couture". ma torna con: funghi congelati, mais, ricotta, parmigiano e uova. per mischiarli sapientemente in una frittata.
-ilèèèèèè
-ma uffah...
-volevo dì...
-secondo te posso mangiare queste uova?
-sei grande, dovresti essere in grado di prendere queste decisioni da sola
-ma sono scadute da 10 giorni
a quel punto il dilemma.
ipotesi 1: le dico di mangiare le uova e lei si ammala di salmonella. me la levo dai coglioni per un po' e godo.
ipotesi 2: le dico di non mangiare le uova perchè sono scadute e fanno male.
difetto dell'ipotesi 1: se mery terry mangia le uova marce, sicuramente un batterio attacca anche me durante la cena. e quindi mi ritrovo a fianco a lei in ospedale per le feste.
difetto dell'ipotesi 2: se mery terry non mangia le uova è costretta ad inventarsi una nuova ricetta con gli ingredienti rimasti. più tossica delle uova marce.
alla fine opto per l'ipotesi 2 e le salvo la vita. convinta che me ne sarei pentita amaramente. invece questa volta dio mi stava guardando. e accade il miracolo.
incredula, vedo mery terry pigliare tutto, rimetterlo in frigo e friggersi 2 sanissimi sofficini. 2 sofficini findus. è proprio vero che creano il sorriso. il mio soprattutto. grazie dio, grazie signor findus, ovunque Lei sia. in norvegia a pescare tonno per il capitan findus, nell'olimpo a provare i 4 salti in padella, nella valle degli orti a rubare informazioni capitali alla concorrenza. grazie, ovunque Lei sia. a volte la vita è davvero meravigliosa. anche se sa di fritto.
arrivederci a questa sera
almeno spero di rivederti
19 dicembre 2002
17 dicembre 2002
stamattina ero in centro a milano che passeggiavo per le vie strette e piene di auto. dovevo andare in assicurazione a versare il mio fondo pensione. a un certo punto mi sento leggera, come se camminassi a 10 cm da terra.
che delusione scoprire che stavo veramente camminando a 10 cm da terra, ma il motivo è che avevo pestato una bella merda di cane. avete presente cosa significhi pestare una merda di cane con le nike? ve lo spiego subito.
il 90% delle nike ha delle PROFONDE scanalature nella suola. il che significa che quando schiacci una cacca col piede, suddetta cacca si incastra profondamente e irrimediabilmente in suddette scanalature. se hai una suola di cuoio, bella pari, basta strisciare e strusciare la suola per terra o in un ciuffo d'erba e sei già pulito. ma se la merda si incunea bastardamente in una suola nike, sai già che puzzerai per tutta la giornata. a me la cacca si è incuneata. il che mi lascia solo 2 merdose alternative:
alternativa 1: mettere una maschera anti-gas, prendere uno stecchino da spiedino e ripercorrere con la sua punta tutte le scanalature della nike, facendo fuoriscire cacca fresca. così facendo posso riutilizzare a breve la scarpa ma mi ammalo di tifo e rogna, se mi va bene;
alternativa 2: aspettare che la cacca si secchi e sbattere la scarpa contro un muro finchè tutte le particelle di fecidicane, ormai ridotte a stato polveroso, si stacchino dalle pareti delle scanalature della suola della scarpa della nike. così facendo non mi ammalo ma non posso riutilizzare la scarpa prima di 15 giorni (i processi di solidificazione delle feci richiedono tempi lunghi e quel particolare cane doveva aver preso un colpo di freddo, per cui la cacchina era anche un po' molliccia).
chi girasse per il centro di milano intorno alle 10 deve aver visto una morettina che sfregava una scarpa nike contro un'aiuola protetta dal comune di milano. dovevo andare dal mio assicuratore, non potevo tornare a casa a cambiarmi. nè potevo girare milano a piedi lasciando un po' di cacca in ogni aiuola che trovavo. avrei voluto andare dall'assicuratore senza una scarpa, magari facendomi passare per una alternativa, che si veste un po' alla cazzo. ma rischiavo il congelamento e la conseguente amputazione del piede. alla fine sono andata dall'assicuratore con cacca e scarpa incluse. ma mentre gli parlavo tenevo il piede destro indietro. sembravo una ballerina in posizione. e se camminavo portavo sempre avanti la sinistra, in modo da lasciare la destra e la puzza in lieve svantaggio rispetto a me e al mio interlocutore. ho versato ciò che dovevo versare, l'ho salutato, fatto auguri di natale e sono uscita. continuando a trascinare il piede sull'asfalto per lasciarmi alle spalle quanta più merda possibile. e questa ennesima -è proprio il caso di dirlo- figura di merda.
o mare nero, mare nero, mare ne...
che delusione scoprire che stavo veramente camminando a 10 cm da terra, ma il motivo è che avevo pestato una bella merda di cane. avete presente cosa significhi pestare una merda di cane con le nike? ve lo spiego subito.
il 90% delle nike ha delle PROFONDE scanalature nella suola. il che significa che quando schiacci una cacca col piede, suddetta cacca si incastra profondamente e irrimediabilmente in suddette scanalature. se hai una suola di cuoio, bella pari, basta strisciare e strusciare la suola per terra o in un ciuffo d'erba e sei già pulito. ma se la merda si incunea bastardamente in una suola nike, sai già che puzzerai per tutta la giornata. a me la cacca si è incuneata. il che mi lascia solo 2 merdose alternative:
alternativa 1: mettere una maschera anti-gas, prendere uno stecchino da spiedino e ripercorrere con la sua punta tutte le scanalature della nike, facendo fuoriscire cacca fresca. così facendo posso riutilizzare a breve la scarpa ma mi ammalo di tifo e rogna, se mi va bene;
alternativa 2: aspettare che la cacca si secchi e sbattere la scarpa contro un muro finchè tutte le particelle di fecidicane, ormai ridotte a stato polveroso, si stacchino dalle pareti delle scanalature della suola della scarpa della nike. così facendo non mi ammalo ma non posso riutilizzare la scarpa prima di 15 giorni (i processi di solidificazione delle feci richiedono tempi lunghi e quel particolare cane doveva aver preso un colpo di freddo, per cui la cacchina era anche un po' molliccia).
chi girasse per il centro di milano intorno alle 10 deve aver visto una morettina che sfregava una scarpa nike contro un'aiuola protetta dal comune di milano. dovevo andare dal mio assicuratore, non potevo tornare a casa a cambiarmi. nè potevo girare milano a piedi lasciando un po' di cacca in ogni aiuola che trovavo. avrei voluto andare dall'assicuratore senza una scarpa, magari facendomi passare per una alternativa, che si veste un po' alla cazzo. ma rischiavo il congelamento e la conseguente amputazione del piede. alla fine sono andata dall'assicuratore con cacca e scarpa incluse. ma mentre gli parlavo tenevo il piede destro indietro. sembravo una ballerina in posizione. e se camminavo portavo sempre avanti la sinistra, in modo da lasciare la destra e la puzza in lieve svantaggio rispetto a me e al mio interlocutore. ho versato ciò che dovevo versare, l'ho salutato, fatto auguri di natale e sono uscita. continuando a trascinare il piede sull'asfalto per lasciarmi alle spalle quanta più merda possibile. e questa ennesima -è proprio il caso di dirlo- figura di merda.
o mare nero, mare nero, mare ne...
12 dicembre 2002
ieri sera, parlando col mio amico bellacci (non vi aspettate il link perché non lo so fare), mi è venuta in mente l'unica volta che sono uscita con mery terry. quest'estate.
eravamo sole in casa io e lei. giovanna non abitava ancora con noi e la nostra padrona di casa era all'ospedale. quindi anarchia completa. io volevo godermi l'appartamento e passare le serate e farmi bagni caldi con sali e tanta schiuma, a leggere sul terrazzo, a telefonare agli amici, a guardare tv. mery terry invece si annoiava. voleva uscire. probabilmente perché chiunque la conosca e viva con lei non appena vede i suoi modus operandi tende a barricarla in casa affinchè non arrechi danno alla società. e come un animale in gabbia, non appena scorge un pertugio, terry tenta di fuggire. come i panda dello zoo, insomma. solo che i panda sono bellini da vedere. e non soffrono di herpes. e soprattutto non cucinano.
a un certo punto io mi infilo la mia tuta onyx piena di stelline e colori e mi piazzo in camera ad ascoltare musica. ci scatta anche qualche passo di danza. e mentre piroetto allegra davanti al poster di candy candy, scorgo nello specchio la sagoma di mery terry. un po' come in profondo rosso. solo che quella era fiction. la mia era tremenda realtà.
-cosa vuoi?
-ilèèèèè...
-oh..
-usciamo?
-e perché mai?
-perché mi rombo a stare in casa
-ti rombi?
-mi rombo... mi scoccio...
-ahhhhhhhhhhhh! mi ROMPO!
-scendiamo a pigliarci un gelato?
-non mangio gelato
-un caffè
-non bevo caffè
-un aperitivo
-abbiamo già cenato: l'aperitivo si prende prima
-iiiiiiihhhhh, eccazzo! andiamo in paese a fare qualcosa...
-in paese? a "gorgonzola"? ha il nome di un formaggio che puzza: la dice lunga...
dopo minuti di trattative ho ceduto. mi sono infilata le puma rosse e sono uscita. appena arriviamo al ground zero del nostro palazzo io apro la macchina e salgo.
-eccheffai?
-salgo in auto. non volevi andare in centro?
-ma sò 2 chilometri! andiamo a piedi che ci facciamo una passeggiata!
-teresa, porco cazzo, non è un pellegrinaggio mariano! io 2 km a piedi non li faccio! perché poi c'è da tornare indietro...
-hai ragione, magari mi violentano
-tranquilla, questo rischio non lo corri... basta che il presunto stupratore abbia almeno 5 decimi per occhio e riconosce la truffa...
-eh?
-lascia perdere...
sale in auto e dopo 5 minuti siamo in centro. prendiamo un gelato. io 2 gusti per fare presto e finirlo in fretta, lei 2800 gusti in coppetta. così l'uscita si prolunga a dismisura. iniziamo a passeggiare leccando quei gelati cagosi e lei mi parla della sua vita a potenza, che lì ci si diverte, che quando è giù esce tutte le sere. arrivate in cima a un ponticello sotto cui scorre la martesana, inizia a dirmi che anni fa si è lasciata col fidanzato, che da lì ha iniziato a perdere i capelli, che le sono venuti i brufoli e che ha fatto una cura per l'eliminazione dei peli supeflui. non comprendendo che di superfluo nel mondo non ci sono solo i suoi peli ma tutta se stessa. e poi ha fatto una cura anticellulite spendendo un zacco di soldi, una cura dimagrante e gli impacchi per l'alopecia. un quadro clinico disperato. a un certo punto avevo voglia di tuffarmi di sotto tra le pantegane.
-teresa, mi dispiace...
-ecchevuòfà.. la vita...
-senti, dopo tutto quello che mi hai detto...
-zìììì...
-la tua vita a potenza, i tuoi giorni tristi, i tuoi giorni felici...
-zììì?
-ma perchè non sei rimasta giù?
e ride. non capisce e ride. dopodichè risaliamo in macchina, torniamo a casa e io vado a dormire. la serata mi aveva sfiancato.
-ilèèèèè...
-ma perché non finisci le frasi? che vuoi?
-buonanotte
-sì, dormi bene. ma dormi...
-non ho sonno. mi sa che sto alzata a fare qualcosa
-basta che non cucini, poi puoi fare tutto ciò che vuoi
-ilèèè...
-eccheppalle! finiscile 'ste frasi! che c'è adesso?
-magari un'altra sera usciamo
-sì. il gelato l'abbiamo già preso. magari quest'inverno ti porto a bere una cioccolata calda al bar. poi non se ne riparla fino allo scioglimento dei ghiacciai in primavera.
-devi sbrinare il frigo?
-prego?
-devi sbrinare la ghiacciaia?
-i ghiacciai! quelli d'alta montagna!
-lo zapevo! scherzavo!
-veramente?
-zì
-beh, è bello sapere che ogni tanto si sbrina anche il tuo sense of humour... notte
-notte
e le luci si spensero sull'enorme città che puzzava di formaggio con la muffa.
il carretto passava e quell'uomo gridava "gelati"
eravamo sole in casa io e lei. giovanna non abitava ancora con noi e la nostra padrona di casa era all'ospedale. quindi anarchia completa. io volevo godermi l'appartamento e passare le serate e farmi bagni caldi con sali e tanta schiuma, a leggere sul terrazzo, a telefonare agli amici, a guardare tv. mery terry invece si annoiava. voleva uscire. probabilmente perché chiunque la conosca e viva con lei non appena vede i suoi modus operandi tende a barricarla in casa affinchè non arrechi danno alla società. e come un animale in gabbia, non appena scorge un pertugio, terry tenta di fuggire. come i panda dello zoo, insomma. solo che i panda sono bellini da vedere. e non soffrono di herpes. e soprattutto non cucinano.
a un certo punto io mi infilo la mia tuta onyx piena di stelline e colori e mi piazzo in camera ad ascoltare musica. ci scatta anche qualche passo di danza. e mentre piroetto allegra davanti al poster di candy candy, scorgo nello specchio la sagoma di mery terry. un po' come in profondo rosso. solo che quella era fiction. la mia era tremenda realtà.
-cosa vuoi?
-ilèèèèè...
-oh..
-usciamo?
-e perché mai?
-perché mi rombo a stare in casa
-ti rombi?
-mi rombo... mi scoccio...
-ahhhhhhhhhhhh! mi ROMPO!
-scendiamo a pigliarci un gelato?
-non mangio gelato
-un caffè
-non bevo caffè
-un aperitivo
-abbiamo già cenato: l'aperitivo si prende prima
-iiiiiiihhhhh, eccazzo! andiamo in paese a fare qualcosa...
-in paese? a "gorgonzola"? ha il nome di un formaggio che puzza: la dice lunga...
dopo minuti di trattative ho ceduto. mi sono infilata le puma rosse e sono uscita. appena arriviamo al ground zero del nostro palazzo io apro la macchina e salgo.
-eccheffai?
-salgo in auto. non volevi andare in centro?
-ma sò 2 chilometri! andiamo a piedi che ci facciamo una passeggiata!
-teresa, porco cazzo, non è un pellegrinaggio mariano! io 2 km a piedi non li faccio! perché poi c'è da tornare indietro...
-hai ragione, magari mi violentano
-tranquilla, questo rischio non lo corri... basta che il presunto stupratore abbia almeno 5 decimi per occhio e riconosce la truffa...
-eh?
-lascia perdere...
sale in auto e dopo 5 minuti siamo in centro. prendiamo un gelato. io 2 gusti per fare presto e finirlo in fretta, lei 2800 gusti in coppetta. così l'uscita si prolunga a dismisura. iniziamo a passeggiare leccando quei gelati cagosi e lei mi parla della sua vita a potenza, che lì ci si diverte, che quando è giù esce tutte le sere. arrivate in cima a un ponticello sotto cui scorre la martesana, inizia a dirmi che anni fa si è lasciata col fidanzato, che da lì ha iniziato a perdere i capelli, che le sono venuti i brufoli e che ha fatto una cura per l'eliminazione dei peli supeflui. non comprendendo che di superfluo nel mondo non ci sono solo i suoi peli ma tutta se stessa. e poi ha fatto una cura anticellulite spendendo un zacco di soldi, una cura dimagrante e gli impacchi per l'alopecia. un quadro clinico disperato. a un certo punto avevo voglia di tuffarmi di sotto tra le pantegane.
-teresa, mi dispiace...
-ecchevuòfà.. la vita...
-senti, dopo tutto quello che mi hai detto...
-zìììì...
-la tua vita a potenza, i tuoi giorni tristi, i tuoi giorni felici...
-zììì?
-ma perchè non sei rimasta giù?
e ride. non capisce e ride. dopodichè risaliamo in macchina, torniamo a casa e io vado a dormire. la serata mi aveva sfiancato.
-ilèèèèè...
-ma perché non finisci le frasi? che vuoi?
-buonanotte
-sì, dormi bene. ma dormi...
-non ho sonno. mi sa che sto alzata a fare qualcosa
-basta che non cucini, poi puoi fare tutto ciò che vuoi
-ilèèè...
-eccheppalle! finiscile 'ste frasi! che c'è adesso?
-magari un'altra sera usciamo
-sì. il gelato l'abbiamo già preso. magari quest'inverno ti porto a bere una cioccolata calda al bar. poi non se ne riparla fino allo scioglimento dei ghiacciai in primavera.
-devi sbrinare il frigo?
-prego?
-devi sbrinare la ghiacciaia?
-i ghiacciai! quelli d'alta montagna!
-lo zapevo! scherzavo!
-veramente?
-zì
-beh, è bello sapere che ogni tanto si sbrina anche il tuo sense of humour... notte
-notte
e le luci si spensero sull'enorme città che puzzava di formaggio con la muffa.
il carretto passava e quell'uomo gridava "gelati"
09 dicembre 2002
volevo approfittare di questo spazio -che è mio- per lanciare un appello.
salviamo la particella di sodio dell'acqua lete.
mi fa così pena lì, in eremitaggio (che non è la stessa cosa di "hermitage"), a farsi la battaglia navale da sola, a cercare amici nelle bollicine di anidride carbonica che non se la filano manco per la cippa di cazzo (che snob), a dire "buonasera" all'ossigeno, a giocare ai solitari. e poverina! non incontrerà mai nessuno, non ha il pc, non può ascoltare musica. è lì che si annoia e basta. allora mi dico:
che cazzo ce l'hanno messa a fare i signori Lete? ce ne hanno tolte 23987 di particelle di sodio, non potevano togliere anche quella? che crudeltà lasciarla in balia delle onde! eccheccaspita!
propongo dunque di procurare al più presto una compagna alla particella di sodio dell'acqua lete. di infilarla nella bottiglia e lasciarcela per sempre. io ce ne avrei una che fa al caso suo. si chiama mery terry. e con sè porterà particelle di grasso, pus, herpes, formaggio, pancetta, ceretta a freddo, capelli unti, cellulite, sopressata, pizza di patate, pastiera, fagioli, burro e nutella, salsiccia sott'olio, inzalata, frittata di ricotta, zucchine e melanzane. se siamo in alta stagione, anche scamorza burrata e zanzare oleate. direi che ce n'è abbastanza per un villaggio vacanze. un vero calcio alla solitudine.
sento una canzone dolce in fondo al cuor
quando penso a maria
salviamo la particella di sodio dell'acqua lete.
mi fa così pena lì, in eremitaggio (che non è la stessa cosa di "hermitage"), a farsi la battaglia navale da sola, a cercare amici nelle bollicine di anidride carbonica che non se la filano manco per la cippa di cazzo (che snob), a dire "buonasera" all'ossigeno, a giocare ai solitari. e poverina! non incontrerà mai nessuno, non ha il pc, non può ascoltare musica. è lì che si annoia e basta. allora mi dico:
che cazzo ce l'hanno messa a fare i signori Lete? ce ne hanno tolte 23987 di particelle di sodio, non potevano togliere anche quella? che crudeltà lasciarla in balia delle onde! eccheccaspita!
propongo dunque di procurare al più presto una compagna alla particella di sodio dell'acqua lete. di infilarla nella bottiglia e lasciarcela per sempre. io ce ne avrei una che fa al caso suo. si chiama mery terry. e con sè porterà particelle di grasso, pus, herpes, formaggio, pancetta, ceretta a freddo, capelli unti, cellulite, sopressata, pizza di patate, pastiera, fagioli, burro e nutella, salsiccia sott'olio, inzalata, frittata di ricotta, zucchine e melanzane. se siamo in alta stagione, anche scamorza burrata e zanzare oleate. direi che ce n'è abbastanza per un villaggio vacanze. un vero calcio alla solitudine.
sento una canzone dolce in fondo al cuor
quando penso a maria
tranquilli, non ho nulla. probabilmente l'olio alle zanzare fa bene alla pelle. o forse le zanzare cotte sono un'antica ricetta maori. che so. comunque non ho nè la dissenteria, nè la colite, nè il tunnel carpale. l'esofagite ce l'avevo già quindi non fa testo.
venerdì rientro a casa dopo una settimana allucinante. ero ansiosa di dormire fino a che il corpo ne aveva bisogno. poi mi viene in mente che devo andare e vendere le stelle di beneficienza dell'ail e che per 2 giorni mi alzerò alle 8, starò al freddo per 12 ore ma almeno raccoglierò fondi. un week end partito male.
venerdì sera rientro tardi, dicevo, e vedo una foto sul comò in camera mia.
-mamma, cos'è questa?
-una foto di quando siamo andati a venezia 20 anni fa io, te e papà
-odio quella vacanza, lo sai
-non è stato un bel periodo per te, vero?
-no. odio quelle foto di venezia e odio le mie foto in generale.
-ma sei così bellina...
vabbeh, ogni scarrafone...
-mamma, mi dici una cosa?
-dimmi...
-perché hai messo questa foto in cornice?
-perchè ci sei tu che aspetti il traghetto e io dietro che ti metto una mano sulla spalla
-mamma...
-dimmi
-non voglio che tu ti arrabbi. me lo prometti?
-cos'hai fatto?
-prima promettimi che non ti arrabbi
-dai, non mi arrabbio
-mamma... quella foto...
-sì
-quella non sono io
-come non sei tu? hai il cappellino da gondoliere
-mamma, TUTTI a venezia comprano il cappellino da gondoliere
-e non sei tu quella? vorresti dire che non riconosco mia figlia? ma per chi mi hai preso?
-mamma
-cosa vuoi
-c'è un'altra cosa
-non mi parlare che sono arrabbiata
-ma mi avevi detto che non ti arrabbiavi!
-ma tu dici che non ti riconosco in foto!
-ma è vero! e poi...
-sei proprio polemica
-non sono polemica! è che quella dietro con la mano sulla spalla...
-eh...
-...non sei tu!
-beh mo sei cretina?
-ti giuro! deve essere una foto scattata per sbaglio!
mia mamma si infila gli occhiali. che per orgoglio non mette mai perché dice che gli occhiali invecchiano. e scruta la foto. e siccome per orgoglio non ammetterebbe mai di aver sbagliato, mi fa:
-senti polemichina, se non ti piace la tolgo dalla cornice.
-mamma, la togli perché hai visto che non c'è nessuno di noi in quella foto...
-non è vero! polemica che non sei altro!
-vabbeh, hai ragione tu. vado a dormire che domani devo vendere le stelle.
-eh, va mo là, cuccarini...
dovete sapere che mia mamma, quando vuole darmi della rincoglionita (cosa che sono senza ombra di dubbio) mi chiama in modi bizzarri:
-locomotiva: perchè quando sono arrabbiata sbuffo in continuazione
-coca cola: perchè mia nonna lo diceva a lei. 50 anni fa la coca cola era qualcosa di sconosciuto, il simbolo dell'america che avanzava. un'america stupida e caciarona. quindi dirmi coca cola equivale a dirmi "stupidella"
-cuccarini: onomatopea. in emiliano "incuclida" significa stordita, sbadata, assente. incuclida e cuccarini hanno suoni simili e quindi mia mamma ha creato un neologismo.
-milanesa: cioè milanese. quando correggo mia mamma perchè ha sbagliato qualcosa ci scatta un "è arrivata la milanesa", come a dire "è arrivata quella della grande città". che poi a milano mi considerano tutti la campagnola bella. quindi è un tunnel da cui non uscirò mai. praticamente sono apolide in italia. un caso raro.
se mi aiuti son certa che io ne
verrò fuori
venerdì rientro a casa dopo una settimana allucinante. ero ansiosa di dormire fino a che il corpo ne aveva bisogno. poi mi viene in mente che devo andare e vendere le stelle di beneficienza dell'ail e che per 2 giorni mi alzerò alle 8, starò al freddo per 12 ore ma almeno raccoglierò fondi. un week end partito male.
venerdì sera rientro tardi, dicevo, e vedo una foto sul comò in camera mia.
-mamma, cos'è questa?
-una foto di quando siamo andati a venezia 20 anni fa io, te e papà
-odio quella vacanza, lo sai
-non è stato un bel periodo per te, vero?
-no. odio quelle foto di venezia e odio le mie foto in generale.
-ma sei così bellina...
vabbeh, ogni scarrafone...
-mamma, mi dici una cosa?
-dimmi...
-perché hai messo questa foto in cornice?
-perchè ci sei tu che aspetti il traghetto e io dietro che ti metto una mano sulla spalla
-mamma...
-dimmi
-non voglio che tu ti arrabbi. me lo prometti?
-cos'hai fatto?
-prima promettimi che non ti arrabbi
-dai, non mi arrabbio
-mamma... quella foto...
-sì
-quella non sono io
-come non sei tu? hai il cappellino da gondoliere
-mamma, TUTTI a venezia comprano il cappellino da gondoliere
-e non sei tu quella? vorresti dire che non riconosco mia figlia? ma per chi mi hai preso?
-mamma
-cosa vuoi
-c'è un'altra cosa
-non mi parlare che sono arrabbiata
-ma mi avevi detto che non ti arrabbiavi!
-ma tu dici che non ti riconosco in foto!
-ma è vero! e poi...
-sei proprio polemica
-non sono polemica! è che quella dietro con la mano sulla spalla...
-eh...
-...non sei tu!
-beh mo sei cretina?
-ti giuro! deve essere una foto scattata per sbaglio!
mia mamma si infila gli occhiali. che per orgoglio non mette mai perché dice che gli occhiali invecchiano. e scruta la foto. e siccome per orgoglio non ammetterebbe mai di aver sbagliato, mi fa:
-senti polemichina, se non ti piace la tolgo dalla cornice.
-mamma, la togli perché hai visto che non c'è nessuno di noi in quella foto...
-non è vero! polemica che non sei altro!
-vabbeh, hai ragione tu. vado a dormire che domani devo vendere le stelle.
-eh, va mo là, cuccarini...
dovete sapere che mia mamma, quando vuole darmi della rincoglionita (cosa che sono senza ombra di dubbio) mi chiama in modi bizzarri:
-locomotiva: perchè quando sono arrabbiata sbuffo in continuazione
-coca cola: perchè mia nonna lo diceva a lei. 50 anni fa la coca cola era qualcosa di sconosciuto, il simbolo dell'america che avanzava. un'america stupida e caciarona. quindi dirmi coca cola equivale a dirmi "stupidella"
-cuccarini: onomatopea. in emiliano "incuclida" significa stordita, sbadata, assente. incuclida e cuccarini hanno suoni simili e quindi mia mamma ha creato un neologismo.
-milanesa: cioè milanese. quando correggo mia mamma perchè ha sbagliato qualcosa ci scatta un "è arrivata la milanesa", come a dire "è arrivata quella della grande città". che poi a milano mi considerano tutti la campagnola bella. quindi è un tunnel da cui non uscirò mai. praticamente sono apolide in italia. un caso raro.
se mi aiuti son certa che io ne
verrò fuori
05 dicembre 2002
ieri è stata una giornata terrificante. ho lavorato in studio per registrare le puntate del mio programma ed è andato tutto liscio. ma alle 8 di sera, carica dei materiali di scenografia, mi scivola da qualche parte un auricolare di scena. che vale soldi. disperata lo cerco in uno studio di 300mq senza sapere dov'era. e se non lo trovavo, oggi non si registrava. tutti i miei colleghi si sono fermati per aiutarmi e alla fine è saltato fuori, questo stronzissimo pezzo di plastica di 1 cm quadrato.
stremata arrivo a casa, stressata dalla virtuale perdita del cazzillo auricolare ma felice ed entusiasta per averlo ritrovato. entro in casa, butto le borse sul letto e vado in cucina per riempirmi il pancino. c'era tutta la mia famiglia milanese. mi fermo a 1 cm da mery terry che urla:
-ilèèèèèèèèèèèèèèèèè! fermaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
mi blocco di scatto credendo di aver camminato su un pavimento bagnato, di aver pestato una lente a contatto, di aver schiacciato un riccio, un gatto, un topo.
-teresa, sono a 1 metro da te. anche se non urli ti sento.
-ti volevo dire...
-finisci 'sta frase
-ti volevo dire che ho fatto le mie zucchine. se le vuoi sono sul fornello.
aver ritrovato l'auricolare significava dover fare un voto, un fioretto. quindi ho accettato di buon grado e ho trangugiato le zucchine alla centrifugata di formaggio di mery terry. lo devo a nostro signore del camembert.
-ilè, come sò?
-tu o le zucchine?
-le zucchine, scema
-buonisssssime
-non è vero
-come no? te lo dico io!
-no, le ho saggiate
-assaggiate
-le ho saggiate e sò scipite e citrugne
-prego?
-sò scipite e citrugne
-teresa, non hai ancora la pagina 777 che ti passa sotto. quindi traduci in un linguaggio comprensibile per la nazione.
-scipite, inzipide...
-e citrugne?
-citrugne!
-ma cosa vuol dire?
-citrugne, che sòvvenute citrugne.
ci rinuncio. sant'antonio mi aveva già fatto la grazia di farmi ritrovare l'auricolare. non è che potevo pretendere l'italiano per mery terry. e mi trangugio il suo frappè di brie, scamorza, burrino e chissà che altro. con il conforto che a un certo punto mi dice:
-stavolta non ci ho messo pancetta, ci stanno prosciutto crudo e cotto
che culo. distrutta dalla giornata e dalla sconfitta morale di aver ceduto alle lusinghe di mery terry, sparecchio e lavo i piatti in fretta, ciucciandomi Incantesimo di cui mery terry conosce tutta la genealogia. l'unico momento in cui mi sono un attimo svegliata è stato nel promo di porta a porta, quando vespa ha presentato i suoi ospiti.
bruno vespa: stasera con noi enrico letta
mery terry: ah? che ha detto? nicoletta? c'ha il nome da femmina!
io: cazzo, mery terry, enrico letta!
terry: ahhhhhhhhhhhhh, penzavo...
dopodichè ripiombo nel torpore di incantesimo, guardandomi in giro nella speranza di far passare quel noioso tempo. ed è lì che, a un certo punto, vedo sul frigo un vaso bormioli di bormioli rocco e figli. pieno d'olio. ma di un colore tra il verde e il rosa. e con delle zanzare dentro che avevano messo su famiglia e costruito una casa di ringhiera.
-teresa?
-zì?
-che cazzo è quell'olio?
-è olio bbuuuono?
-estratto da quale frutto tropicale?
ride.
-teresa, è da buttare?
-no, è bbuuono.
-ma perchè è verde e rosa?
-ci stavano le melanzane
-ma quest'anno non abbiamo mai mangiato melanzane
-'nfatti. sono le melanzane che ha portato mia madre l'anno scorso. sò di 2 anni fa
- e cosa tieni l'olio a fare? non vedi che ci sono gli insetti dentro e non senti che è rancido?
-chevvuoldire rancido?
-andato a male, cazzomerda!
-ohhhhhhh, buttalo allora. penzavo che era bbuuono. peccato però, va sprecato
-meglio che doverlo mangiare!
-ma l'abbiamo già mangiato
-in che senso?
fotogramma precedente: io che guardo l'olio
fotogramma successivo: io guardo la teglia delle zucchine e collego zucchine->olio= zanzare nella mia pancia
-ma porca puttana, teresa...
-ecchessaràmmai!
-tifo, colera, elicobacter, intossicazione alimentare...
-eh, le ho mangiate pure io...
-ma porca troia, per una volta che mangio le tue zucchine ci metti le zanzare e l'olio rancido
-non è vero che le hai mangiate per la prima volta. le hai mangiate anche quando ci stava mia madre.
-non è una consolazione. e nemmeno una valida cura. vado a farmi l'antitetanica.
ride. porca troia. io morirò di colite e lei vivrà felice. anzi, no. perchè se ha ripreso a fare le sue schifezze significa che si è mollata col tipo. quindi son tutti cazzi miei adesso. oltre al danno, la beffa. e i baffi: quelli che mery terry si brucia col laser dalla mia estetista.
però volersi bene no partecipare
è difficile quasi come volare
stremata arrivo a casa, stressata dalla virtuale perdita del cazzillo auricolare ma felice ed entusiasta per averlo ritrovato. entro in casa, butto le borse sul letto e vado in cucina per riempirmi il pancino. c'era tutta la mia famiglia milanese. mi fermo a 1 cm da mery terry che urla:
-ilèèèèèèèèèèèèèèèèè! fermaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
mi blocco di scatto credendo di aver camminato su un pavimento bagnato, di aver pestato una lente a contatto, di aver schiacciato un riccio, un gatto, un topo.
-teresa, sono a 1 metro da te. anche se non urli ti sento.
-ti volevo dire...
-finisci 'sta frase
-ti volevo dire che ho fatto le mie zucchine. se le vuoi sono sul fornello.
aver ritrovato l'auricolare significava dover fare un voto, un fioretto. quindi ho accettato di buon grado e ho trangugiato le zucchine alla centrifugata di formaggio di mery terry. lo devo a nostro signore del camembert.
-ilè, come sò?
-tu o le zucchine?
-le zucchine, scema
-buonisssssime
-non è vero
-come no? te lo dico io!
-no, le ho saggiate
-assaggiate
-le ho saggiate e sò scipite e citrugne
-prego?
-sò scipite e citrugne
-teresa, non hai ancora la pagina 777 che ti passa sotto. quindi traduci in un linguaggio comprensibile per la nazione.
-scipite, inzipide...
-e citrugne?
-citrugne!
-ma cosa vuol dire?
-citrugne, che sòvvenute citrugne.
ci rinuncio. sant'antonio mi aveva già fatto la grazia di farmi ritrovare l'auricolare. non è che potevo pretendere l'italiano per mery terry. e mi trangugio il suo frappè di brie, scamorza, burrino e chissà che altro. con il conforto che a un certo punto mi dice:
-stavolta non ci ho messo pancetta, ci stanno prosciutto crudo e cotto
che culo. distrutta dalla giornata e dalla sconfitta morale di aver ceduto alle lusinghe di mery terry, sparecchio e lavo i piatti in fretta, ciucciandomi Incantesimo di cui mery terry conosce tutta la genealogia. l'unico momento in cui mi sono un attimo svegliata è stato nel promo di porta a porta, quando vespa ha presentato i suoi ospiti.
bruno vespa: stasera con noi enrico letta
mery terry: ah? che ha detto? nicoletta? c'ha il nome da femmina!
io: cazzo, mery terry, enrico letta!
terry: ahhhhhhhhhhhhh, penzavo...
dopodichè ripiombo nel torpore di incantesimo, guardandomi in giro nella speranza di far passare quel noioso tempo. ed è lì che, a un certo punto, vedo sul frigo un vaso bormioli di bormioli rocco e figli. pieno d'olio. ma di un colore tra il verde e il rosa. e con delle zanzare dentro che avevano messo su famiglia e costruito una casa di ringhiera.
-teresa?
-zì?
-che cazzo è quell'olio?
-è olio bbuuuono?
-estratto da quale frutto tropicale?
ride.
-teresa, è da buttare?
-no, è bbuuono.
-ma perchè è verde e rosa?
-ci stavano le melanzane
-ma quest'anno non abbiamo mai mangiato melanzane
-'nfatti. sono le melanzane che ha portato mia madre l'anno scorso. sò di 2 anni fa
- e cosa tieni l'olio a fare? non vedi che ci sono gli insetti dentro e non senti che è rancido?
-chevvuoldire rancido?
-andato a male, cazzomerda!
-ohhhhhhh, buttalo allora. penzavo che era bbuuono. peccato però, va sprecato
-meglio che doverlo mangiare!
-ma l'abbiamo già mangiato
-in che senso?
fotogramma precedente: io che guardo l'olio
fotogramma successivo: io guardo la teglia delle zucchine e collego zucchine->olio= zanzare nella mia pancia
-ma porca puttana, teresa...
-ecchessaràmmai!
-tifo, colera, elicobacter, intossicazione alimentare...
-eh, le ho mangiate pure io...
-ma porca troia, per una volta che mangio le tue zucchine ci metti le zanzare e l'olio rancido
-non è vero che le hai mangiate per la prima volta. le hai mangiate anche quando ci stava mia madre.
-non è una consolazione. e nemmeno una valida cura. vado a farmi l'antitetanica.
ride. porca troia. io morirò di colite e lei vivrà felice. anzi, no. perchè se ha ripreso a fare le sue schifezze significa che si è mollata col tipo. quindi son tutti cazzi miei adesso. oltre al danno, la beffa. e i baffi: quelli che mery terry si brucia col laser dalla mia estetista.
però volersi bene no partecipare
è difficile quasi come volare
03 dicembre 2002
settimana scorsa è stata una tragedia. milano era sommersa di acqua e io di mery terry. giovanna era malata e non è salita. così avevo mery terry tutta per me. che culo.
martedì sera è straripato il canale di fronte a casa mia e hanno tolto elettricità al quartiere. il che ha significato stare una giornata e una nottata senza luce, acqua calda, riscaldamento e tv. il che ha significato non avere quelle cose indispensabili nella vita moderna: la lucina del forno, la lampada a stella sul mio comodino, l'arricciacapelli funzionante. son cose che ti segnano. l'unica cosa positiva è che il frigo non andava. e a mery terry, che ha congelato provviste sufficienti per sostenere il genere umano in caso di una guerra nucleare, gli è andato a male quasi tutto. ha provato a dirmi:
-senti
-oh...
-la roba nel frigo e nel freezer vaammale (è tipico della sua cadenza potentina fare enjambement poco poetici)
-io non ho quasi niente in frigo...
-ma io ho tutti i piselli (lei "piselli" lo dice con la "e" chiusa, come elmo, elena, edema)
-e vabbeh, li butterai
-che ti sei 'mbazzita? li mangiamo
-non hai capito proprio cazzo. i tuoi piselli non li mangio
-eh, ma così poi li devo buttare..
-senti, io sono contraria a chi fa provviste da magazzino all'ingrosso
-ecchvvuoldire?
-che io non mangio i tuoi piselli solo perchè li dobbiamo finire. che poi divento come woyzeck di schnitzler.
mi è scappata. la citazione dotta mi è scappata. quando faccio le citazioni dotte vuol dire che sono fuori di me. è un po' come affermare che la cucina emiliana è razza ariana rispetto a quella potentina. e soprattutto ai piselli. con la "e" chiusa. non volevo.
-che hai detto?
-niente. comunque i tuoi piselli non li mangio.
-senti...
-NON LI MANGIOOOOO!
-volevo chiederti
-di' pure, basta che non mi offri melanzane o i tuoi sformati di avanzi di frigo e scamorza o le tue frittate di brie e pancetta
-macchè! mica ci sta la scamorza nello sfornato!
-SFORMATO! con la M!
-ma se una robba se ne esce dal forno è sfornata!
-sì, ma il piatto è SFORMATO! uffah, cosa volevi?
-visto che siamo al buio e abbiamo solo 3 candele...
-eh...
-giochiamo a carte?
che bello. una seratona, proprio. passata a giocare a scala con mery terry che mi diceva "scendi le carte" e che chiudeva tutte le sante volte. non sono riuscita a piazzare un tris. e lei tutta contenta che cantava mentre vinceva. non vi dico cosa cantava perchè non lo so. non capivo la lingua. e alla fine ho tratto un'amara conclusione. tutto questo culo al gioco significa che non ha fortuna in amore. quindi l'uomo che la sta facendo uscire non la rende felice. cazzo, tutto da rifare. e si riparte con intrugli e colate di formaggio. porco cazzo, non c'è mai fine al peggio.
il buio ci trovò vicini
martedì sera è straripato il canale di fronte a casa mia e hanno tolto elettricità al quartiere. il che ha significato stare una giornata e una nottata senza luce, acqua calda, riscaldamento e tv. il che ha significato non avere quelle cose indispensabili nella vita moderna: la lucina del forno, la lampada a stella sul mio comodino, l'arricciacapelli funzionante. son cose che ti segnano. l'unica cosa positiva è che il frigo non andava. e a mery terry, che ha congelato provviste sufficienti per sostenere il genere umano in caso di una guerra nucleare, gli è andato a male quasi tutto. ha provato a dirmi:
-senti
-oh...
-la roba nel frigo e nel freezer vaammale (è tipico della sua cadenza potentina fare enjambement poco poetici)
-io non ho quasi niente in frigo...
-ma io ho tutti i piselli (lei "piselli" lo dice con la "e" chiusa, come elmo, elena, edema)
-e vabbeh, li butterai
-che ti sei 'mbazzita? li mangiamo
-non hai capito proprio cazzo. i tuoi piselli non li mangio
-eh, ma così poi li devo buttare..
-senti, io sono contraria a chi fa provviste da magazzino all'ingrosso
-ecchvvuoldire?
-che io non mangio i tuoi piselli solo perchè li dobbiamo finire. che poi divento come woyzeck di schnitzler.
mi è scappata. la citazione dotta mi è scappata. quando faccio le citazioni dotte vuol dire che sono fuori di me. è un po' come affermare che la cucina emiliana è razza ariana rispetto a quella potentina. e soprattutto ai piselli. con la "e" chiusa. non volevo.
-che hai detto?
-niente. comunque i tuoi piselli non li mangio.
-senti...
-NON LI MANGIOOOOO!
-volevo chiederti
-di' pure, basta che non mi offri melanzane o i tuoi sformati di avanzi di frigo e scamorza o le tue frittate di brie e pancetta
-macchè! mica ci sta la scamorza nello sfornato!
-SFORMATO! con la M!
-ma se una robba se ne esce dal forno è sfornata!
-sì, ma il piatto è SFORMATO! uffah, cosa volevi?
-visto che siamo al buio e abbiamo solo 3 candele...
-eh...
-giochiamo a carte?
che bello. una seratona, proprio. passata a giocare a scala con mery terry che mi diceva "scendi le carte" e che chiudeva tutte le sante volte. non sono riuscita a piazzare un tris. e lei tutta contenta che cantava mentre vinceva. non vi dico cosa cantava perchè non lo so. non capivo la lingua. e alla fine ho tratto un'amara conclusione. tutto questo culo al gioco significa che non ha fortuna in amore. quindi l'uomo che la sta facendo uscire non la rende felice. cazzo, tutto da rifare. e si riparte con intrugli e colate di formaggio. porco cazzo, non c'è mai fine al peggio.
il buio ci trovò vicini
25 novembre 2002
l'altra mattina mery terry non è andata al lavoro. quando mi sono alzata, la cataratta virtuale che mi copriva gli occhi non mi ha permesso di decodificare la sua immagine prima di 5 minuti. così entro in cucina, metto su l'acqua per il tè, e mi siedo sulla sedia. e lì, di fianco a me, vedo lei. sembrava la dea kalì. con 346 paia di mani stava imburrando fette biscottate e pan da toast e biscotti e panini con marmellatine di quelle piccole e rotonde e burro bianco. almeno credevo.
-che ci fai a casa mery terry?
-c'è sciopero
-per cosa?
-boh, ecchennessò
-se fai sciopero sarebbe almeno carino che sapessi dire per cosa. non pretendo neanche che tu condivida l'idea
-ma penzo per la legge
-quale legge?
-quella di berlusconi!
e ride.
-ok, buttiamo la colpa su berlusconi e il gioco è fatto
-ecco appunto
mentre mi siedo per ripigliarmi da un dialogo politico alle 9 di mattina, lei continua a roteare in aria fette biscottate e coltelli. ma un panetto di burro, in giro, non c'era. c'era solo una specie di provola sul tavolo. ho avuto paura. paura che spalmasse provola sulle fette biscottate e che ci rovesciasse marmellata sopra. e così, senza pensarci, chiedo:
-scusa, cos'è quella scamorza che hai sul tavolo? te la sei dimenticata fuori dal frigo?
-che scamorza?
-quella lì...
la prende in mano
-ah questa? ma micca è scamorza! è burrino!
-burrino? e cos'è il burrino?
-è burro nella custodia della scamorza
non sono stata a indagare se per "custodia" intendesse "rivestimento esterno". perchè la scamorza micca te la danno in astuccio di plastica con il velcro o la cerniera.
tiro un sospiro di sollievo. dentro la crosta c'è il burro, che viene mantenuto più fresco e naturale. quindi si prende il burro da lì dentro e si butta via il resto. un modo di nutrirsi sano e naturale. brava terry, stai migliorando.
-aaaaaahhhhhhhhhh! credevo che si mangiasse anche quel coso! certo, micca uno può mangiarsi scamorza alle 9 di mattina!
e mi abbandono serena sulla sedia, attorcigliandomi alla spalliera e rendendomi conto che a volte ho dei pregiudizi verso mery terry.
-ma che sei scema? certo che si mangia! prima spalmi il burro sulla fetta biscottata, poi metti la marmellata e poi ti mangi quello che rimane.
cioè scorza di scamorza imbibita di burro.
l'incubo poteva terminare qui. potevo alzarmi, tornare in camera a vestirmi. invece, contrariamente alle aspettative e cogliendomi di sorpresa, mery terry compie un atto che ha dell'incredibile.
-vedi? guarda!
e piglia un pezzo di scamorza imburrata, o burro scamorzato, e se lo ficca in bocca. il burro le colava dagli angoli delle labbra e quando si è passata il tovagliolo per raccogliere ciò che fuoriusciva dalle sue fauci, ho visto il tovagliolo unto riappoggiarsi sul tavolo più pesante di prima. perché c'era dentro un chilo di burro fuso.
-bleah! -faccio io. e la faccia esprimeva al massimo lo schifo.
-ma che sei scimunita? è buonizzimo!
-ma mery terry!!! mangi burro a tocchetti alle 9 di mattina! permetti che mi faccia rimestare le budella?
-ma ci metto la marmellata!
-vedo! ci sono 23 scodellini di zuegg sulla tavola! quanta cazzo ce ne metti!
-la colazione è il pasto più importante del giorno!
-importante, non RIBUTTANTE
-vuoi saggiare?
-assaggiare
-vuoi?
-no grazie, le nausee mattutine le tengo per quando sarò incinta.
-e che, sei incinta?
-no, era un futuro. significa "nell'ipotesi in cui".
mi salva l'acqua. che si mette a bollire e che mi costringe a fare il tè. ma se l'acqua bollisse a 60 gradi invece che a 100, quella mattina avrebbe fatto prima e io non avrei avuto la nausea perchè non avrei visto il burrito di mery terry. la fisica non è per niente intuitiva. è stronza. e non è mai utile quando ti serve.
per una lira ci metto sopra pure lei
-che ci fai a casa mery terry?
-c'è sciopero
-per cosa?
-boh, ecchennessò
-se fai sciopero sarebbe almeno carino che sapessi dire per cosa. non pretendo neanche che tu condivida l'idea
-ma penzo per la legge
-quale legge?
-quella di berlusconi!
e ride.
-ok, buttiamo la colpa su berlusconi e il gioco è fatto
-ecco appunto
mentre mi siedo per ripigliarmi da un dialogo politico alle 9 di mattina, lei continua a roteare in aria fette biscottate e coltelli. ma un panetto di burro, in giro, non c'era. c'era solo una specie di provola sul tavolo. ho avuto paura. paura che spalmasse provola sulle fette biscottate e che ci rovesciasse marmellata sopra. e così, senza pensarci, chiedo:
-scusa, cos'è quella scamorza che hai sul tavolo? te la sei dimenticata fuori dal frigo?
-che scamorza?
-quella lì...
la prende in mano
-ah questa? ma micca è scamorza! è burrino!
-burrino? e cos'è il burrino?
-è burro nella custodia della scamorza
non sono stata a indagare se per "custodia" intendesse "rivestimento esterno". perchè la scamorza micca te la danno in astuccio di plastica con il velcro o la cerniera.
tiro un sospiro di sollievo. dentro la crosta c'è il burro, che viene mantenuto più fresco e naturale. quindi si prende il burro da lì dentro e si butta via il resto. un modo di nutrirsi sano e naturale. brava terry, stai migliorando.
-aaaaaahhhhhhhhhh! credevo che si mangiasse anche quel coso! certo, micca uno può mangiarsi scamorza alle 9 di mattina!
e mi abbandono serena sulla sedia, attorcigliandomi alla spalliera e rendendomi conto che a volte ho dei pregiudizi verso mery terry.
-ma che sei scema? certo che si mangia! prima spalmi il burro sulla fetta biscottata, poi metti la marmellata e poi ti mangi quello che rimane.
cioè scorza di scamorza imbibita di burro.
l'incubo poteva terminare qui. potevo alzarmi, tornare in camera a vestirmi. invece, contrariamente alle aspettative e cogliendomi di sorpresa, mery terry compie un atto che ha dell'incredibile.
-vedi? guarda!
e piglia un pezzo di scamorza imburrata, o burro scamorzato, e se lo ficca in bocca. il burro le colava dagli angoli delle labbra e quando si è passata il tovagliolo per raccogliere ciò che fuoriusciva dalle sue fauci, ho visto il tovagliolo unto riappoggiarsi sul tavolo più pesante di prima. perché c'era dentro un chilo di burro fuso.
-bleah! -faccio io. e la faccia esprimeva al massimo lo schifo.
-ma che sei scimunita? è buonizzimo!
-ma mery terry!!! mangi burro a tocchetti alle 9 di mattina! permetti che mi faccia rimestare le budella?
-ma ci metto la marmellata!
-vedo! ci sono 23 scodellini di zuegg sulla tavola! quanta cazzo ce ne metti!
-la colazione è il pasto più importante del giorno!
-importante, non RIBUTTANTE
-vuoi saggiare?
-assaggiare
-vuoi?
-no grazie, le nausee mattutine le tengo per quando sarò incinta.
-e che, sei incinta?
-no, era un futuro. significa "nell'ipotesi in cui".
mi salva l'acqua. che si mette a bollire e che mi costringe a fare il tè. ma se l'acqua bollisse a 60 gradi invece che a 100, quella mattina avrebbe fatto prima e io non avrei avuto la nausea perchè non avrei visto il burrito di mery terry. la fisica non è per niente intuitiva. è stronza. e non è mai utile quando ti serve.
per una lira ci metto sopra pure lei
21 novembre 2002
mery terry non capisce le cose.
CASO 1.
l'altra settimana la vedo in casa con la giaccaavento e il borsone e le dico:
-sei in partenza?
-no, macchè! perché me lo chiedi?
-perchè di solito non si tiene la giaccaavento in casa. e nemmeno il borsone in mano.
-ah, ma sto andando in palestra!
-allora sei in partenza!
-ti ho detto di no! non parto per nessuna parte! (notare la grammatica)
-ma comunque devi partire da casa per andare in palestra!
-macchè! è qui di sotto!
-porco cazzo, voglio dire... STAI USCENDO?
-sì, vado in palestra.
basta formulare le domande nella forma corretta, a volte.
CASO 2.
-ilè, vedi unppòqqua che ci sta scritto?
-formaggio da fare alla piastra. lo puoi cuocere!
-eh, mallissotto c'è scritta 'na cosa che non capisco
-dove?
-guarda qua. dice mettere sulla piastra e scaldare 5 minuti per parte
-dunque?
-che vuol dire "per parte"?
-vuol dire "da una parte e dall'altra". è una lingua straniera. si chiama ITALIANO.
-e pecchè non hanno scritto "da una parte e dall'altra"?
-perchè speravano che la gente capisse. non hanno considerato te fra i clienti, credo. errore fatale.
e ride. cazzo, non capisce neanche il sarcasmo. un caso disperato.
CASO 3.
-mi metti a posto l'orologio? non ho aggiornato l'ora solare. (non credo abbia detto "aggiornato" però la dipingo meglio di com'è se le regalo vocaboli a lei sconosciuti).
-ma non hai le istruzioni?
-ce le ho a potenza!
-e valle a prendere! io ti aspetto!
ride.
-siccome tu hai un breil come me...
-maria teresa, se sposti le lancette devi mettere la lancetta su "TIME".
-e che vuol dire?
-tempo. sai cos'è?
ride ancora. vaffanculo.
-non so l'inglese (se è per questo non sa neanche l'italiano).
-l'avevo capito. è il capitolo precedente a "METTERE IN PUNTO UN OROLOGIO". ma tu ti sei fermata alla prefazione.
stavolta non ride. sta guardando come metto a posto quell'archibugio del suo orologio.
CASO 4.
ieri sera tardava a rientrare. era col suo uomo? lo scopriremo solo vivendo.
a mezzanotte le mando un sms: HO CHIAMATO I CARABINIERI PERCHE' PREOCCUPATA PER TE. SONO QUI CHE MI CHIEDONO TUOI DATI. ;p ilenia
dopo 2 nanosecondi suona la porta. era lei. con trucco e parrucco di giornata e borsetta a tracolla dei primi Novecento. giaccaavento bianca e pantaloni topomorto. scarpe color topomorto. faccia da topomorto. forse con un topomorto in tasca.
-ma che ti sei impazzita a chiamare i carabinieri?
la lascio andare avanti.
-dove stanno?
-in caserma.
-ahhh, sò rientrati.
-non sono mai usciti.
-ma non li avevi chiamati?
-MA SECONDO TE? ERA UNO SCHERZETTO! COSI', TANTO PER RIDERE! SI CHIAMA IRONIA!
-ehhh, ma l'avevo capito! non ho neanche letto il tuo messaggio!
-se non l'hai letto...
-sì?
-come fai a sapere che te l'ho mandato? e che citavo carabinieri?
ride sguaiatamente. volpona, tenta di uscire dall'inghippo.
-vabbeh, vado a dormire.
-sarà meglio. buonanotte.
-mery terry?
-oh..
-si chiama ironia
-vabbeh, va!
amico caro c'è qualcosa che non va
CASO 1.
l'altra settimana la vedo in casa con la giaccaavento e il borsone e le dico:
-sei in partenza?
-no, macchè! perché me lo chiedi?
-perchè di solito non si tiene la giaccaavento in casa. e nemmeno il borsone in mano.
-ah, ma sto andando in palestra!
-allora sei in partenza!
-ti ho detto di no! non parto per nessuna parte! (notare la grammatica)
-ma comunque devi partire da casa per andare in palestra!
-macchè! è qui di sotto!
-porco cazzo, voglio dire... STAI USCENDO?
-sì, vado in palestra.
basta formulare le domande nella forma corretta, a volte.
CASO 2.
-ilè, vedi unppòqqua che ci sta scritto?
-formaggio da fare alla piastra. lo puoi cuocere!
-eh, mallissotto c'è scritta 'na cosa che non capisco
-dove?
-guarda qua. dice mettere sulla piastra e scaldare 5 minuti per parte
-dunque?
-che vuol dire "per parte"?
-vuol dire "da una parte e dall'altra". è una lingua straniera. si chiama ITALIANO.
-e pecchè non hanno scritto "da una parte e dall'altra"?
-perchè speravano che la gente capisse. non hanno considerato te fra i clienti, credo. errore fatale.
e ride. cazzo, non capisce neanche il sarcasmo. un caso disperato.
CASO 3.
-mi metti a posto l'orologio? non ho aggiornato l'ora solare. (non credo abbia detto "aggiornato" però la dipingo meglio di com'è se le regalo vocaboli a lei sconosciuti).
-ma non hai le istruzioni?
-ce le ho a potenza!
-e valle a prendere! io ti aspetto!
ride.
-siccome tu hai un breil come me...
-maria teresa, se sposti le lancette devi mettere la lancetta su "TIME".
-e che vuol dire?
-tempo. sai cos'è?
ride ancora. vaffanculo.
-non so l'inglese (se è per questo non sa neanche l'italiano).
-l'avevo capito. è il capitolo precedente a "METTERE IN PUNTO UN OROLOGIO". ma tu ti sei fermata alla prefazione.
stavolta non ride. sta guardando come metto a posto quell'archibugio del suo orologio.
CASO 4.
ieri sera tardava a rientrare. era col suo uomo? lo scopriremo solo vivendo.
a mezzanotte le mando un sms: HO CHIAMATO I CARABINIERI PERCHE' PREOCCUPATA PER TE. SONO QUI CHE MI CHIEDONO TUOI DATI. ;p ilenia
dopo 2 nanosecondi suona la porta. era lei. con trucco e parrucco di giornata e borsetta a tracolla dei primi Novecento. giaccaavento bianca e pantaloni topomorto. scarpe color topomorto. faccia da topomorto. forse con un topomorto in tasca.
-ma che ti sei impazzita a chiamare i carabinieri?
la lascio andare avanti.
-dove stanno?
-in caserma.
-ahhh, sò rientrati.
-non sono mai usciti.
-ma non li avevi chiamati?
-MA SECONDO TE? ERA UNO SCHERZETTO! COSI', TANTO PER RIDERE! SI CHIAMA IRONIA!
-ehhh, ma l'avevo capito! non ho neanche letto il tuo messaggio!
-se non l'hai letto...
-sì?
-come fai a sapere che te l'ho mandato? e che citavo carabinieri?
ride sguaiatamente. volpona, tenta di uscire dall'inghippo.
-vabbeh, vado a dormire.
-sarà meglio. buonanotte.
-mery terry?
-oh..
-si chiama ironia
-vabbeh, va!
amico caro c'è qualcosa che non va
20 novembre 2002
LE STRANE PAROLE DELLA LINGUA ITALIANA
la lingua italiana mi sembra bellissima ma questo non le evita di incappare in strani neologismi e coincidenze.
-stazione mobile. è il camioncino dei carramba boys che vigilano nelle città. ma se è stazione deve stare ferma, se è mobile non è più stazione. chi è il genio che si è inventato ‘sta cosa? e non mi dite che è un ossimoro, non fate gli intellettuali. è puramente una contraddizione in termini.
-casalinga. casalinga è la donna che stira, lava, pulisce, spolvera e spazza la casa (ho detto spazza, non scopa. dopo tutte ‘ste faccende una donna non ha più forze per l’amore). il casalingo, invece, è un articolo per la casa: un bicchiere, una terrina, un piatto. terribile e spietata la nostra lingua. ci fa capire subito quale sarà il nostro ruolo in una società che non accetta gli uomini domestici nemmeno a parole.
-segreteria. ha la stessa radice di “segreto”. ecco perché in tutte le segreterie d’Italia scompaiono migliaia di documenti. e nessuno dice dove vanno a finire: è un segreto.
-ministero. strano che ministero e mistero siano parole così simili: sarà per questo che non abbiamo mai saputo nulla di Ustica? o della formula della Coca cola? o di chi cazzo sono figli qui, quo e qua?
-amore. nella radice c’è “amo”. perché per le donne è sovente questione di acchiappare un pesce.
però l'itaiano è anche l'unica lingua -di quelle che conosco io- in cui cuore fa rima con amore. e in cui innamorata fa rima con inculata. strane coincidenze.
si esprimono purissime in noi
la lingua italiana mi sembra bellissima ma questo non le evita di incappare in strani neologismi e coincidenze.
-stazione mobile. è il camioncino dei carramba boys che vigilano nelle città. ma se è stazione deve stare ferma, se è mobile non è più stazione. chi è il genio che si è inventato ‘sta cosa? e non mi dite che è un ossimoro, non fate gli intellettuali. è puramente una contraddizione in termini.
-casalinga. casalinga è la donna che stira, lava, pulisce, spolvera e spazza la casa (ho detto spazza, non scopa. dopo tutte ‘ste faccende una donna non ha più forze per l’amore). il casalingo, invece, è un articolo per la casa: un bicchiere, una terrina, un piatto. terribile e spietata la nostra lingua. ci fa capire subito quale sarà il nostro ruolo in una società che non accetta gli uomini domestici nemmeno a parole.
-segreteria. ha la stessa radice di “segreto”. ecco perché in tutte le segreterie d’Italia scompaiono migliaia di documenti. e nessuno dice dove vanno a finire: è un segreto.
-ministero. strano che ministero e mistero siano parole così simili: sarà per questo che non abbiamo mai saputo nulla di Ustica? o della formula della Coca cola? o di chi cazzo sono figli qui, quo e qua?
-amore. nella radice c’è “amo”. perché per le donne è sovente questione di acchiappare un pesce.
però l'itaiano è anche l'unica lingua -di quelle che conosco io- in cui cuore fa rima con amore. e in cui innamorata fa rima con inculata. strane coincidenze.
si esprimono purissime in noi
di tutti i proverbi che esistono sulla faccia della terra, ce ne sono di quelli che sicuramente sono stati inventati da una donna e di quelli che al 100% una donna non può nemmeno averli pensati.
I PROVERBI INVENTATI DALLE DONNE
-donna baffuta sempre piaciuta. una donna pelosa, stanca di essere presa in giro, ha messo in circolo questa voce. dato che il paese è piccolo e la gente mormora, si è sparsa presto la notizia che se hai i peletti a incorniciarti la bocca sei sicuramente una gran gnocca. per le donne baffute è stata gran festa finché un giorno non è arrivata in città la prima rappresentante Avon con la ceretta a freddo.
-il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. esatto. e quel diavolo di mondial casa vende gli uni e gli altri. è solo che quando ti serve un coperchio in cucina, non hai mai quello della misura giusta. ricorri a piatti e giochi di equilibrismo tra coperchi piccoli e cucchiai di legno. chi è una vera casalinga –con la Inga maiuscola- conosce questa cosa della misteriosa e diabolica sparizione dei coperchi nelle cucine.
-Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi. questo è un ricatto tipico da mamma ossessiva che vuole i figli vicini per le feste. e che puntualmente ti frega anche a Pasqua. perché lo sappiamo benissimo che il vero detto è “Natale con i tuoi e Pasqua pure”. non si scappa.
-chi bello vuole apparire, un po’ deve soffrire. verissimo. e se non ti sei mai fatto una ceretta, non lo puoi capire. a far circolare questo detto è stata una donna che voleva far presente al marito i sacrifici compiuti per conquistarlo. o la rappresentante Avon di cui sopra.
-giallo e caffè fa bello chi non è. questo l’ha inventato mia mamma perché vuole farmi vestire di giallo e marrone inquantoche dice che mi donano. ma io persisto e insisto col verde. anche se mia mamma ribatte con “chi di verde si veste di sua beltà si vanta”. beh, meglio sembrare vanitosa che Titty il Canarino. o Chicco Lavazza.
I PROVERBI SICURAMENTE NON IDEATI DA UNA DONNA
-tra moglie e marito non mettere il dito. noi donne, nei cazzi altrui, oltre al dito ci mettiamo un sacco di altre cose, soprattutto la lingua. e quando siamo in grande spolvero, ci mettiamo di mezzo anche altre persone. è più forte di noi. that's why questa cosa del dito e del marito non è nostra.
-brutto in fasce, bello in piazza. impossibile che una del mio sesso abbia pronunciato tale mostruosità. una mamma vede sempre bellissimo il proprio figlio, anche se nasce come ciribiribì kodak. sicuramente però avrà detto questa cosa a un’altra mamma. perché i figli degli altri, paragonati al tuo, sono comunque dei cessi. è il paradigma dello scarrafone.
-moglie e buoi dei paesi tuoi. questo non può averlo inventato una donna perché per nessuna ragione al mondo le piace essere paragonata al bue. e tantomeno a una vacca.
-nella botte piccola sta il vino buono. questo è un proverbio tipicamente maschile. perché sono loro che hanno il complesso delle dimensioni, si sa.
-non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace. cazzata: è bello ciò che è bello. altrimenti non spenderemmo miliardi in creme, trattamenti rassodanti, antirughe e vestiti che camuffano i difetti fisici. e soprattutto non sprecheremmo tempo e parcelle a dire allo psicanalista che vogliamo un corpo da veline ma ne abbiamo uno da turine.
e vola sulle accuse della gente
a tutti i suoi retaggi indifferente
I PROVERBI INVENTATI DALLE DONNE
-donna baffuta sempre piaciuta. una donna pelosa, stanca di essere presa in giro, ha messo in circolo questa voce. dato che il paese è piccolo e la gente mormora, si è sparsa presto la notizia che se hai i peletti a incorniciarti la bocca sei sicuramente una gran gnocca. per le donne baffute è stata gran festa finché un giorno non è arrivata in città la prima rappresentante Avon con la ceretta a freddo.
-il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. esatto. e quel diavolo di mondial casa vende gli uni e gli altri. è solo che quando ti serve un coperchio in cucina, non hai mai quello della misura giusta. ricorri a piatti e giochi di equilibrismo tra coperchi piccoli e cucchiai di legno. chi è una vera casalinga –con la Inga maiuscola- conosce questa cosa della misteriosa e diabolica sparizione dei coperchi nelle cucine.
-Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi. questo è un ricatto tipico da mamma ossessiva che vuole i figli vicini per le feste. e che puntualmente ti frega anche a Pasqua. perché lo sappiamo benissimo che il vero detto è “Natale con i tuoi e Pasqua pure”. non si scappa.
-chi bello vuole apparire, un po’ deve soffrire. verissimo. e se non ti sei mai fatto una ceretta, non lo puoi capire. a far circolare questo detto è stata una donna che voleva far presente al marito i sacrifici compiuti per conquistarlo. o la rappresentante Avon di cui sopra.
-giallo e caffè fa bello chi non è. questo l’ha inventato mia mamma perché vuole farmi vestire di giallo e marrone inquantoche dice che mi donano. ma io persisto e insisto col verde. anche se mia mamma ribatte con “chi di verde si veste di sua beltà si vanta”. beh, meglio sembrare vanitosa che Titty il Canarino. o Chicco Lavazza.
I PROVERBI SICURAMENTE NON IDEATI DA UNA DONNA
-tra moglie e marito non mettere il dito. noi donne, nei cazzi altrui, oltre al dito ci mettiamo un sacco di altre cose, soprattutto la lingua. e quando siamo in grande spolvero, ci mettiamo di mezzo anche altre persone. è più forte di noi. that's why questa cosa del dito e del marito non è nostra.
-brutto in fasce, bello in piazza. impossibile che una del mio sesso abbia pronunciato tale mostruosità. una mamma vede sempre bellissimo il proprio figlio, anche se nasce come ciribiribì kodak. sicuramente però avrà detto questa cosa a un’altra mamma. perché i figli degli altri, paragonati al tuo, sono comunque dei cessi. è il paradigma dello scarrafone.
-moglie e buoi dei paesi tuoi. questo non può averlo inventato una donna perché per nessuna ragione al mondo le piace essere paragonata al bue. e tantomeno a una vacca.
-nella botte piccola sta il vino buono. questo è un proverbio tipicamente maschile. perché sono loro che hanno il complesso delle dimensioni, si sa.
-non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace. cazzata: è bello ciò che è bello. altrimenti non spenderemmo miliardi in creme, trattamenti rassodanti, antirughe e vestiti che camuffano i difetti fisici. e soprattutto non sprecheremmo tempo e parcelle a dire allo psicanalista che vogliamo un corpo da veline ma ne abbiamo uno da turine.
e vola sulle accuse della gente
a tutti i suoi retaggi indifferente
14 novembre 2002
vi devo raccontare un episodio. ve lo devo raccontare. ci tengo a condividere anche questa parte di me.
IO NON MANGIO CARNE DI CONIGLIO. perché? direte voi. ve lo dico subito, visto che insistete tanto.
quando ero piccola avevo 2 splendidi nonni con una casa in campagna piena di animali, uno dei quali ero io. saltuario come animale da cortile, ma decisivo. c'erano la gabbie coi conigli nell'aia e io li andava a guardare rapita. (mia cugina, invece, ficcava le mani nelle gabbie e c'ha rimesso un pezzo di dito. un coniglio si è sentito violato nella privacy e le ha staccato una falange a morsi). tra i tanti conigli ce n'era una, da me ribattezzata mamma coniglia, che mi piaceva da morire. così le davo da mangiare (tenendo le mie manine sante fuori dalla gabbia) e le selezionavo l'erba migliore. a questo punto s'inseriscono due intepretazioni di codesti fatti:
1) prospettiva di ilenia: "che bello! sto nutrendo un coniglio che diventerà bello e forte e che mi vorrà tanto bene!"
2) prospettiva dei nonni di ilenia: "che furba 'sta bambina! sta ingrassando il coniglio per mangiarselo bello in carne!"
dalla prospettiva 1 è scaturito tanto amore; dalla prospettiva 2 è scaturito un arrosto che mi è stato servito in tavola il giorno di pasqua. da quel giorno non ho più toccato carne di coniglio. ma non ho nemmeno più tentato di alimentarne qualcuno: perchè tu parti con dei buoni propositi e poi non sai mai dove si va a finire.
Il nostro caro angelo
si ciba di radici e poi
IO NON MANGIO CARNE DI CONIGLIO. perché? direte voi. ve lo dico subito, visto che insistete tanto.
quando ero piccola avevo 2 splendidi nonni con una casa in campagna piena di animali, uno dei quali ero io. saltuario come animale da cortile, ma decisivo. c'erano la gabbie coi conigli nell'aia e io li andava a guardare rapita. (mia cugina, invece, ficcava le mani nelle gabbie e c'ha rimesso un pezzo di dito. un coniglio si è sentito violato nella privacy e le ha staccato una falange a morsi). tra i tanti conigli ce n'era una, da me ribattezzata mamma coniglia, che mi piaceva da morire. così le davo da mangiare (tenendo le mie manine sante fuori dalla gabbia) e le selezionavo l'erba migliore. a questo punto s'inseriscono due intepretazioni di codesti fatti:
1) prospettiva di ilenia: "che bello! sto nutrendo un coniglio che diventerà bello e forte e che mi vorrà tanto bene!"
2) prospettiva dei nonni di ilenia: "che furba 'sta bambina! sta ingrassando il coniglio per mangiarselo bello in carne!"
dalla prospettiva 1 è scaturito tanto amore; dalla prospettiva 2 è scaturito un arrosto che mi è stato servito in tavola il giorno di pasqua. da quel giorno non ho più toccato carne di coniglio. ma non ho nemmeno più tentato di alimentarne qualcuno: perchè tu parti con dei buoni propositi e poi non sai mai dove si va a finire.
Il nostro caro angelo
si ciba di radici e poi
COSA FARO' DA GRANDE
"cosa farò da grande". i miei amichetti delle elementari dicevano "io sarò astronauta" oppure "voglio fare la casalinga" oppure "da grande voglio fare il disoccupato". gli unici che hanno realizzato i loro sogni sono gli ultimi. gli altri si sono buttati in altri settori. e io? cosa volevo fare da grande? ho avuto fasi alterne. o per meglio dire, fasi lunari.
-da 0 a 1 anni: non mi ponevo il problema lavoro. per me era una fatica stare nel box o mangiare plasmon. passavo le mie giornate a fare cacca e sparpagliarla nel pannolone. poi ho iniziato a camminare.
-da 1 a 3 anni: correvo e camminavo, a volte usavo il triciclo per fare prima. continuavo a fare cacca, ma la spargevo in giro per la casa perchè non portavo più il pannolone. mi ero evoluta una cifra.
-da 3 a 6 anni: ho scoperto la bicicletta. prima con le ruote e poi senza. mia madre non l'ha mai saputo, ma mentre lei faceva un pisolino io sgattaiolavo fuori di casa e facevo zig-zag nella riga discontinua di mezzeria della strada. una pazza. e la cosa strana è che, nonostante il pericolo, in questi casi non facevo cacca. se la sarebbe fatta sotto mia mamma se avesse saputo di questa mia attività illecita.
-da 6 a 10 anni: con la scuola elementare mi si è aperta una porta sull'ufficio di collocamento. in 1a volevo fare la pastorella perchè guardavo heidi; in 2a avevo deciso di fare l'infermiera nella Seconda Guerra Mondiale perchè lo faceva candy candy; in 3a il programma didattico di storia prevedeva lo studio della Seconda Guerra Mondiale. siccome ho colto -con non poca perspicacia- che la Grande Guerra era finita, per me fare l'infermiera non aveva più senso. e dato che la mia amichetta barbara voleva aprire un tabacchino, ho pensato che mi sarebbe andato bene anche vendere sali e paglie; in 4a la mia amica barbara ha deciso di fare la maga. avendo rotto la nostra società a me non rimaneva che rilevare la sua quota e continuare a vendere sigarette; in 5a mi hanno regalato cicciobello. avendo sviluppato un notevole istinto materno, ho deciso che avrei fatto la moglie e la mamma. per quanto riguarda la cacca, avevo ormai imparato a farla nel water. ma non con assoluta precisione. sporcavo ancora le pareti e dovevi darci giù di scopettino.
-da 10 a 13 anni: il crinale della pubertà. in 1a media volevo fare la giornalista perchè mi sembrava fico e perchè avevo passato le elementari a sentirmi dire che scrivevo bene. le maestre delle elementari, infatti, mi mandavano nelle altre classi a leggere le mie poesie e gli altri alunni erano costretti ad applaudire. che palle, mi sentivo una merda. credo che mi odiassero tutti. per questo ho smesso di scrivere poesie e mi sono buttata sulla lingua asciutta della carta stampata;
in 2a media mi sono presa un anno di pausa e non mi sono posta il problema di cosa volevo diventare, ma DI COME. iniziavano a crescere le tette, il sedere, i fianchi, i baffi. avevo un sacco di beghe da risolvere a livello fisico e non ci pensavo proprio a quello economico. dopo qualche mese arrivarono le mestruazioni. e lì capii che era finita. ero diventata una donna e dovevo assumermi delle responsabilità. per questo diedi una svolta alle mie prospettive lavorative in attesa della 3a media; in 3a media, dunque, sensibilizzata dall'arrivo del mio primo ovulo, decisi fermamente di fare l'interprete. in inglese ero brava e mi piaceva. andata: si voleva diventare traduttrici simultanee.
-da 13 a 18 anni: per tutta la durata del liceo, anche in virtù del fatto che era un liceo linguistico, sono rimasta ferma sulle mie decisioni: sarei diventata interprete. di cosa non lo sapevo. di qualcosa di oscuro, forse. in 5a liceo ero decisa a studiare cinese. poi ho fatto il test per scienze della comunicazione per fare compagnia a un'amica che non voleva andare da sola alla prova d'ammissione. risultato? io arrivo 42ma su 2000 e lei non passa. io mi iscrissi a comunicazione e lei a lingue. ora lei fa l'interprete e io l'autrice. autrice di cosa non si sa. di qualcosa di oscuro. almeno in questo sono rimasta coerente. e la cacca, adesso, riesco a farla centrando il buco.
Hai ragione anche tu
cosa voglio di più
un lavoro io l'ho
"cosa farò da grande". i miei amichetti delle elementari dicevano "io sarò astronauta" oppure "voglio fare la casalinga" oppure "da grande voglio fare il disoccupato". gli unici che hanno realizzato i loro sogni sono gli ultimi. gli altri si sono buttati in altri settori. e io? cosa volevo fare da grande? ho avuto fasi alterne. o per meglio dire, fasi lunari.
-da 0 a 1 anni: non mi ponevo il problema lavoro. per me era una fatica stare nel box o mangiare plasmon. passavo le mie giornate a fare cacca e sparpagliarla nel pannolone. poi ho iniziato a camminare.
-da 1 a 3 anni: correvo e camminavo, a volte usavo il triciclo per fare prima. continuavo a fare cacca, ma la spargevo in giro per la casa perchè non portavo più il pannolone. mi ero evoluta una cifra.
-da 3 a 6 anni: ho scoperto la bicicletta. prima con le ruote e poi senza. mia madre non l'ha mai saputo, ma mentre lei faceva un pisolino io sgattaiolavo fuori di casa e facevo zig-zag nella riga discontinua di mezzeria della strada. una pazza. e la cosa strana è che, nonostante il pericolo, in questi casi non facevo cacca. se la sarebbe fatta sotto mia mamma se avesse saputo di questa mia attività illecita.
-da 6 a 10 anni: con la scuola elementare mi si è aperta una porta sull'ufficio di collocamento. in 1a volevo fare la pastorella perchè guardavo heidi; in 2a avevo deciso di fare l'infermiera nella Seconda Guerra Mondiale perchè lo faceva candy candy; in 3a il programma didattico di storia prevedeva lo studio della Seconda Guerra Mondiale. siccome ho colto -con non poca perspicacia- che la Grande Guerra era finita, per me fare l'infermiera non aveva più senso. e dato che la mia amichetta barbara voleva aprire un tabacchino, ho pensato che mi sarebbe andato bene anche vendere sali e paglie; in 4a la mia amica barbara ha deciso di fare la maga. avendo rotto la nostra società a me non rimaneva che rilevare la sua quota e continuare a vendere sigarette; in 5a mi hanno regalato cicciobello. avendo sviluppato un notevole istinto materno, ho deciso che avrei fatto la moglie e la mamma. per quanto riguarda la cacca, avevo ormai imparato a farla nel water. ma non con assoluta precisione. sporcavo ancora le pareti e dovevi darci giù di scopettino.
-da 10 a 13 anni: il crinale della pubertà. in 1a media volevo fare la giornalista perchè mi sembrava fico e perchè avevo passato le elementari a sentirmi dire che scrivevo bene. le maestre delle elementari, infatti, mi mandavano nelle altre classi a leggere le mie poesie e gli altri alunni erano costretti ad applaudire. che palle, mi sentivo una merda. credo che mi odiassero tutti. per questo ho smesso di scrivere poesie e mi sono buttata sulla lingua asciutta della carta stampata;
in 2a media mi sono presa un anno di pausa e non mi sono posta il problema di cosa volevo diventare, ma DI COME. iniziavano a crescere le tette, il sedere, i fianchi, i baffi. avevo un sacco di beghe da risolvere a livello fisico e non ci pensavo proprio a quello economico. dopo qualche mese arrivarono le mestruazioni. e lì capii che era finita. ero diventata una donna e dovevo assumermi delle responsabilità. per questo diedi una svolta alle mie prospettive lavorative in attesa della 3a media; in 3a media, dunque, sensibilizzata dall'arrivo del mio primo ovulo, decisi fermamente di fare l'interprete. in inglese ero brava e mi piaceva. andata: si voleva diventare traduttrici simultanee.
-da 13 a 18 anni: per tutta la durata del liceo, anche in virtù del fatto che era un liceo linguistico, sono rimasta ferma sulle mie decisioni: sarei diventata interprete. di cosa non lo sapevo. di qualcosa di oscuro, forse. in 5a liceo ero decisa a studiare cinese. poi ho fatto il test per scienze della comunicazione per fare compagnia a un'amica che non voleva andare da sola alla prova d'ammissione. risultato? io arrivo 42ma su 2000 e lei non passa. io mi iscrissi a comunicazione e lei a lingue. ora lei fa l'interprete e io l'autrice. autrice di cosa non si sa. di qualcosa di oscuro. almeno in questo sono rimasta coerente. e la cacca, adesso, riesco a farla centrando il buco.
Hai ragione anche tu
cosa voglio di più
un lavoro io l'ho
12 novembre 2002
ho scoperto che mery terry ha comprato un breil uguale identico spiccicato tale e quale il mio. se da un lato questo la dipinge sempre più come una probabile serial killer compulsiva dall'indecifrabile modus operandi, dall'altro scansa un problema: perchè può anche provare a togliermi tutto, ma non il mio breil. insomma, almeno partiamo da una certezza.
dicendo abbiamo tempo
ci giri intorno
dicendo abbiamo tempo
ci giri intorno
ci sono certe cose che non bisogna assolutamente fare anche se si è da soli. quando credi di non essere scoperto, c'è sempre un dettaglio che avevi scordato e che ti frega. jessica fletcher docet.
COSE DA NON FARE ANCHE SE SI CREDE DI NON ESSERE VISTI
-le puzzette in ascensore. mi raccomando, non cascateci. quando si è soli in ascensore e scappa proprio una puzzetta, la si molla. il problema è che nel 90% dei casi al piano immediatamente successivo qualcun'altro sale in ascensore. e sentendo l'odore non può che incolpare voi. se non volete passare per il puzzone dell'azienda, tenetevela fino al bagno. o al prossimo balcone. o mollatela se in ascensore ci sono altre persone. almeno la colpa si ripartisce equamente tra tutti.
-scaccolarsi il naso in macchina. non so perché ma tutti, proprio tutti, quando siamo in macchina ci scaccoliamo il naso credendo di non essere visti. i vetri e l'essere chiusi in auto ci dà la stessa sensazione di essere chiusi in casa. uè, ragazzi, il parabrezza è trasparente! da fuori tutti i passanti vedono che state facendo free-climbing nella narice. e non solo: nello specchietto retrovisore lo vede l'auto davanti a te, l'auto dietro ti vede nel TUO specchietto retrovisore e tu sei fottuto. ci sono un sacco di motivi per cui questa cattiva abitudine va evitata. anche perchè poi non si sa mai dove attaccare la pallina di muco.
-alzare il medio alle spalle del capo. se avete la smisurata fortuna che il capo non si giri mentre avete il medio bello eretto nel tentativo di mandarlo 'affanculo, quasi sicuramente ci sarà uno specchio o una vetrata davanti a voi. e lui vedrà la vostra immagine riflessa e il vostro medio alzato. in quel caso, cominciate ad aggiornare il curriculum.
-parlare mentre siete in attesa al telefono. ho scoperto che quando siete in attesa, magari con una musichetta del ciupolo in sottofondo, molte volte dall'altra parte vi sentono. e voi, che siete lì a non far nulla, partite con frasi del tipo: "ma tu guarda 'sta deficiente di segretaria quanto ci mette... sì, sono al telefono con quei cretini della ditta Taldeitali... stasera mi sa che mi faccio la ceretta: ho certi pelazzi nella gambe...". voi state facendo i brillanti mentre dall'altro capo, con enorme soddisfazione, si stanno facendo grasse risate. oppure si stanno offendendo a morte. eviterei la logorrea, dunque.
-annusarsi le ascelle. a tutti, almeno una volta a settimana, capita di verificare se dalle ascelle escono gas dannosi per il buco dell'ozono. e tutti lo facciamo nella solitudine dell'ufficio, quando gli altri sono a pranzo o sono in riunione. ve lo giuro, non vi fidate. perchè sicuramente un operaio, in quel momento, sta pulendo i vetri dell'azienda e urlerà: "boia d'un mond leder! ghè una in un ufisi klas nesa al laseini... melnetta!"
TRADUZIONE DAL CARPIGIANO: "decapitatore di un pianeta che ruba! c'è una in un ufficio che si annusa le ascelle... sporcacciona!"
essere lo zimbello degli operai che vi sputtanano per tutti gli altri 127.000 vetri dell'azienda non è bello!
-togliersi le mutande da in mezzo alle chiappe. quando vi spostate lo slip da in mezzo al sedere c'è sempre qualcuno dietro di voi. sempre. che esca da una curva, da un portone, da angolo, comunque c'è. se è gentile vi dice: "fastidioso, eh?"
se è un cafone vi fa: "signorina, vuole che lo faccia io?"
quando già credevo di esserci riuscito
son caduto
COSE DA NON FARE ANCHE SE SI CREDE DI NON ESSERE VISTI
-le puzzette in ascensore. mi raccomando, non cascateci. quando si è soli in ascensore e scappa proprio una puzzetta, la si molla. il problema è che nel 90% dei casi al piano immediatamente successivo qualcun'altro sale in ascensore. e sentendo l'odore non può che incolpare voi. se non volete passare per il puzzone dell'azienda, tenetevela fino al bagno. o al prossimo balcone. o mollatela se in ascensore ci sono altre persone. almeno la colpa si ripartisce equamente tra tutti.
-scaccolarsi il naso in macchina. non so perché ma tutti, proprio tutti, quando siamo in macchina ci scaccoliamo il naso credendo di non essere visti. i vetri e l'essere chiusi in auto ci dà la stessa sensazione di essere chiusi in casa. uè, ragazzi, il parabrezza è trasparente! da fuori tutti i passanti vedono che state facendo free-climbing nella narice. e non solo: nello specchietto retrovisore lo vede l'auto davanti a te, l'auto dietro ti vede nel TUO specchietto retrovisore e tu sei fottuto. ci sono un sacco di motivi per cui questa cattiva abitudine va evitata. anche perchè poi non si sa mai dove attaccare la pallina di muco.
-alzare il medio alle spalle del capo. se avete la smisurata fortuna che il capo non si giri mentre avete il medio bello eretto nel tentativo di mandarlo 'affanculo, quasi sicuramente ci sarà uno specchio o una vetrata davanti a voi. e lui vedrà la vostra immagine riflessa e il vostro medio alzato. in quel caso, cominciate ad aggiornare il curriculum.
-parlare mentre siete in attesa al telefono. ho scoperto che quando siete in attesa, magari con una musichetta del ciupolo in sottofondo, molte volte dall'altra parte vi sentono. e voi, che siete lì a non far nulla, partite con frasi del tipo: "ma tu guarda 'sta deficiente di segretaria quanto ci mette... sì, sono al telefono con quei cretini della ditta Taldeitali... stasera mi sa che mi faccio la ceretta: ho certi pelazzi nella gambe...". voi state facendo i brillanti mentre dall'altro capo, con enorme soddisfazione, si stanno facendo grasse risate. oppure si stanno offendendo a morte. eviterei la logorrea, dunque.
-annusarsi le ascelle. a tutti, almeno una volta a settimana, capita di verificare se dalle ascelle escono gas dannosi per il buco dell'ozono. e tutti lo facciamo nella solitudine dell'ufficio, quando gli altri sono a pranzo o sono in riunione. ve lo giuro, non vi fidate. perchè sicuramente un operaio, in quel momento, sta pulendo i vetri dell'azienda e urlerà: "boia d'un mond leder! ghè una in un ufisi klas nesa al laseini... melnetta!"
TRADUZIONE DAL CARPIGIANO: "decapitatore di un pianeta che ruba! c'è una in un ufficio che si annusa le ascelle... sporcacciona!"
essere lo zimbello degli operai che vi sputtanano per tutti gli altri 127.000 vetri dell'azienda non è bello!
-togliersi le mutande da in mezzo alle chiappe. quando vi spostate lo slip da in mezzo al sedere c'è sempre qualcuno dietro di voi. sempre. che esca da una curva, da un portone, da angolo, comunque c'è. se è gentile vi dice: "fastidioso, eh?"
se è un cafone vi fa: "signorina, vuole che lo faccia io?"
quando già credevo di esserci riuscito
son caduto
08 novembre 2002
ieri sera abbiamo scaravoltato la casa per dotare giovanna di un letto. e io e mery terry ci intendevamo alla perfezione. io davo gli ordini e lei eseguiva. quando si tratta di fare le cose da maschio, lei si sottomette completamente alla mia volontà e riconosce la mia superiorità nella gestione logistica e architettonica degli ambienti. insomma, le volevo quasi bene. e credo che anche lei me ne voglia. ho notato che da un po' di tempo copia alcune cosucce che ho in casa.
COSE CHE MERY TERRY MI COPIA:
-il detergente intimo, venus alle vitamine. probabilmente, dato che si stanno risvegliando i suoi istinti primordiali, vorrà energizzare la pucchiacca.
-l'acqua da bere. io ingurgito san bernardo, lei prima beveva solo guizza. adesso lei beve san bernardo e io sono passata all'evian. come madonna. no, forse madonna beve la perrier. non mi ricordo. comunque beve un'acqua francese.
-lo shampoo. si chiama elution e si compra in farmacia. ma questo forse è uguale per puro caso.
-l'estetista. che è sorella di una mia collega. vado da lei perchè nonostante la scomodità mi fa dei prezzi buoni e mi accoglie a qualsiasi orario, anche a negozio chiuso. ma per mery terry non ci sono questi vantaggi. eppure mi chiede sempre di dirle quando ho un appuntamento perchè vuole venire con me.
-il bollitore. lei non ha mai avuto un bollitore e adesso ne ha uno uguale al mio. voglio pensare che anche questo sia un caso.
-operazione trionfo. di solito al mercoledì ero costretta a guardare incantesimo adesso mery terry schiacchia il telecomando su italia 1 e guarda operazione trionfo con me. e se io al mercoledì esco, lo guarda e quando torno mi riassume chi è stato eliminato, chi è stato salvato dalla giuria e chi dai compagni. e addiritttura mi sa dire con che percentuale di voto.
questa percentuale di plagio, su un campione demoscopico così ristretto, insospettisce. ma io voglio darle una possibilità. nel caso avesse deciso di imitarmi, devo dire che dimostra notevole buon gusto.
lei è sempre a casa che aspetta me
COSE CHE MERY TERRY MI COPIA:
-il detergente intimo, venus alle vitamine. probabilmente, dato che si stanno risvegliando i suoi istinti primordiali, vorrà energizzare la pucchiacca.
-l'acqua da bere. io ingurgito san bernardo, lei prima beveva solo guizza. adesso lei beve san bernardo e io sono passata all'evian. come madonna. no, forse madonna beve la perrier. non mi ricordo. comunque beve un'acqua francese.
-lo shampoo. si chiama elution e si compra in farmacia. ma questo forse è uguale per puro caso.
-l'estetista. che è sorella di una mia collega. vado da lei perchè nonostante la scomodità mi fa dei prezzi buoni e mi accoglie a qualsiasi orario, anche a negozio chiuso. ma per mery terry non ci sono questi vantaggi. eppure mi chiede sempre di dirle quando ho un appuntamento perchè vuole venire con me.
-il bollitore. lei non ha mai avuto un bollitore e adesso ne ha uno uguale al mio. voglio pensare che anche questo sia un caso.
-operazione trionfo. di solito al mercoledì ero costretta a guardare incantesimo adesso mery terry schiacchia il telecomando su italia 1 e guarda operazione trionfo con me. e se io al mercoledì esco, lo guarda e quando torno mi riassume chi è stato eliminato, chi è stato salvato dalla giuria e chi dai compagni. e addiritttura mi sa dire con che percentuale di voto.
questa percentuale di plagio, su un campione demoscopico così ristretto, insospettisce. ma io voglio darle una possibilità. nel caso avesse deciso di imitarmi, devo dire che dimostra notevole buon gusto.
lei è sempre a casa che aspetta me
07 novembre 2002
DEDICATA A TUTTI I BLOGGHISTI, BLOGGHIANI, BLOGGATORI, BLOGGATARI ma soprattutto BLOGGATURI
Le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi,
pronti da scagliare,
su facce vulnerabili e indifese,
sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi,
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate e poi centellinate,
sono frecce infuocate che il vento o la fortuna
sanno indirizzare
Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l’amore ha illuminato,
sono foglie cadute, promesse dovute,
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate, sul foglio capitate per sbaglio,
tracciate e poi dimenticate,
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire,
lo ammetto
strette tra i denti, passate, ricorrenti, inaspettate,
sentite o sognate...
Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare,
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire
sono andate a dormire, sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare, si perdono al buio per poi ritornare
Sono notti interminate, scoppi di risate,
facce sovraesposte per il troppo sole,
sono queste le parole,
dolci o rancorose, piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno
un altro prima di partire,
le parole che ho detto,
e chissà quante ancora devono venire...
strette tra i denti risparmiano i presenti, immaginate,
sentite o sognate spade, fendenti,
al buio sospirate, perdonate, da un palmo soffiate
di Gino De Crescenzo in arte Pacifico (oltre che nel suo album "Pacifico" la trovate anche nell'ultimo Cd di samuele bersani)
Le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi,
pronti da scagliare,
su facce vulnerabili e indifese,
sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi,
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate e poi centellinate,
sono frecce infuocate che il vento o la fortuna
sanno indirizzare
Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l’amore ha illuminato,
sono foglie cadute, promesse dovute,
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate, sul foglio capitate per sbaglio,
tracciate e poi dimenticate,
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire,
lo ammetto
strette tra i denti, passate, ricorrenti, inaspettate,
sentite o sognate...
Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare,
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire
sono andate a dormire, sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare, si perdono al buio per poi ritornare
Sono notti interminate, scoppi di risate,
facce sovraesposte per il troppo sole,
sono queste le parole,
dolci o rancorose, piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno
un altro prima di partire,
le parole che ho detto,
e chissà quante ancora devono venire...
strette tra i denti risparmiano i presenti, immaginate,
sentite o sognate spade, fendenti,
al buio sospirate, perdonate, da un palmo soffiate
di Gino De Crescenzo in arte Pacifico (oltre che nel suo album "Pacifico" la trovate anche nell'ultimo Cd di samuele bersani)
oggi chiacchieravo del più e del meno con colleghi vari quando mi è venuto in mente un particolare scabroso della mia vita che avevo completamente rimosso. me ne vergogno così tanto che per quasi 700 giorni l'ho cancellato dalla mente.
due anni fa ho avuto il coraggio e l'incoscienza di fare un cameo in un film dei fratelli vanzina. carlo viene in studio a passaparola e dice che ha bisogno di un uomo e una donna che fingano di essere concorrenti del gioco. io ho dovuto fare la donna del caso. e dico le mie belle battute senza chiedere che film era, come si intitolava, chi erano i protagonisti. liquido la cosa con 2 minuti di riprese e cerco di capire i risvolti della vicenda, ma nessuno sa nulla.
dopo qualche giorno la segretaria di vanzina, carinissima, mi dice che il film sarebbe uscito ad aprile con un titolo altamente culturale: "E ADESSO SESSO". sono morta dentro. il mio nome e la mia faccia sarebbero apparsi tra le chiappe e le tette e le trombate di eva henger. mi sono sentita gelare i globuli bianchi in un secondo: non avevo più difese immunitarie.
nell'attimo seguente mi balena un pensiero che mi dà il colpo di grazia: e come lo dico a mia mamma? già mi immaginavo...
-mamma, sai, ho fatto una particina in un film...
-oh, che bello, quale? dico subito alle mie amiche che lo vadano a vedere...
-ma è una parte piccola, non importa!
-ma come? mia figlia fa un film e io non lo dico? dai, dimmi il titolo!
-mamma, veramente, fa lo stesso...
-ILENIAAAAAAAAAAA!
(quando mia mamma mi chiama ilenia per intero vuol dire che è finita)
-si chiama "e adesso sesso"...
STONF
-pronto? ambulanza? sì, c'è una donna svenuta sul pavimento. è mia madre. ma quando lei si risveglierà negherà di esserlo. vi spiego dopo il perchè, è una brutta storia di pornografia...
il film non è mai uscito al cinema, solo in vhs, tanto faceva schifo. e la parte che mi riguardava è stata tagliata. forse perchè ero troppo vestita. fatto sta che la mia reputazione è salva e mia madre incolume. la mia faccia esiste solo nel girato originale, che fortunatamente in montaggio è stata tagliata. per il bene nostro e di tutta la mia santa vita.
io dovrei percio' soffrire
da adesso
per ragioni ovvie
di orgoglio e di sesso
e invece niente no
due anni fa ho avuto il coraggio e l'incoscienza di fare un cameo in un film dei fratelli vanzina. carlo viene in studio a passaparola e dice che ha bisogno di un uomo e una donna che fingano di essere concorrenti del gioco. io ho dovuto fare la donna del caso. e dico le mie belle battute senza chiedere che film era, come si intitolava, chi erano i protagonisti. liquido la cosa con 2 minuti di riprese e cerco di capire i risvolti della vicenda, ma nessuno sa nulla.
dopo qualche giorno la segretaria di vanzina, carinissima, mi dice che il film sarebbe uscito ad aprile con un titolo altamente culturale: "E ADESSO SESSO". sono morta dentro. il mio nome e la mia faccia sarebbero apparsi tra le chiappe e le tette e le trombate di eva henger. mi sono sentita gelare i globuli bianchi in un secondo: non avevo più difese immunitarie.
nell'attimo seguente mi balena un pensiero che mi dà il colpo di grazia: e come lo dico a mia mamma? già mi immaginavo...
-mamma, sai, ho fatto una particina in un film...
-oh, che bello, quale? dico subito alle mie amiche che lo vadano a vedere...
-ma è una parte piccola, non importa!
-ma come? mia figlia fa un film e io non lo dico? dai, dimmi il titolo!
-mamma, veramente, fa lo stesso...
-ILENIAAAAAAAAAAA!
(quando mia mamma mi chiama ilenia per intero vuol dire che è finita)
-si chiama "e adesso sesso"...
STONF
-pronto? ambulanza? sì, c'è una donna svenuta sul pavimento. è mia madre. ma quando lei si risveglierà negherà di esserlo. vi spiego dopo il perchè, è una brutta storia di pornografia...
il film non è mai uscito al cinema, solo in vhs, tanto faceva schifo. e la parte che mi riguardava è stata tagliata. forse perchè ero troppo vestita. fatto sta che la mia reputazione è salva e mia madre incolume. la mia faccia esiste solo nel girato originale, che fortunatamente in montaggio è stata tagliata. per il bene nostro e di tutta la mia santa vita.
io dovrei percio' soffrire
da adesso
per ragioni ovvie
di orgoglio e di sesso
e invece niente no