16 gennaio 2004

BLACK POWER
quando ero alle elementari avevo una sola cosa in testa: alessandro. ogni tanto mi distraevo e pensavo anche alle sue lentiggini. ma succedeva di rado. e se proprio avevo un rigurgito d'orgoglio e mi imponevo di non pensare a lui, pensavo se era possibile che terence si fidanzasse con candy candy. ma durava poco, perche' era un attimo che partiva il transfert e identificavo terence con alessandro e candy con me stessa.
5 anni impiegati todo modo, sospesa in un anelito d'amore che non mi ha mai procurato nemmeno un bacetto. cosi', tra un sussidiario che parlava di terrari e un libro di letture che parlava di bambine che aiutavano la mamma a fare pulizie, cominciai a maturare un'ipotesi: che fosse il mio aspetto fisico a non attrarlo. e durante un intervallo gli sottrassi il diario per vedere se ci aveva incollato fotografie delle sue donne ideali.
non mangiai nemmeno la mia merendina per scoprire un'atroce verita': alessandro attaccava sul diario solo fotografie di calciatori, automobili e scimmie. errore di tempi: quando l'adolescenza mi rese pelosa come lo scimpanze' della orfei, alessandro era gia' un ricordo. e forse le scimmie non gli piacevano neanche piu'.
a quel punto ingollai il mio buondi' sputando lo zucchero in granelli e mi ritirai al mio banco per deliberare qualcos'altro.
e toh? chi ti trova the final solution ai miei tormenti stilnovisti? mia madre. proprio lei, le genitrice.
in 4a elementare mi fece indossare il grembiule nero. tutte le altre bambine avevano vestiti rosa, felpe di holly hobbie, scarpe di vernice, calze decorate, capelli sciolti e nastrini. mia madre invece mi agghindava in questo modo: capelli legati, 2349 mollette per tenere indietro i ciuffi ribelli (quando studiavo non dovevo avere impedimenti tricologici alla vista), scarponi da montagna con 2349 lacci e grembiule nero. unico vezzo femminile, un colletto bianco che mi veniva legato dietro il collo. un po' come quei cani a cui si mette il cappottino scozzese. del perche' fossi obbligata a subire tutto questo, nessuno ne ha idea.
ovvio che alessandro, vedendomi cosi', mi preferisse i pan paniscus. l'avrei fatto anch'io. per un certo periodo mi tirai un po' su quando candy candy entro' alla saint paul school. anche lei doveva indossare un grembiule bianco e in piu' aveva un orribile fiocco sotto la gola. che se avesse dovuto baciare terence, sarebbe stato d'intralcio. pensai che se candy era figa in grembiule, anche io potevo conservare la mia dignita'. ma mi stavo prendendo per il culo da sola. in classe ero la barzelletta di tutti e il complimento piu' carino che mi facevano era "vecchina becchina".
voi direte: ma in un intero anno di 4a elementare, non hai mai pensato di cavarti quell'orrido grembiule 2 metri prima di entrare a scuola? saluti la mamma, fingi di entrare in aula, ma scatti furtiva in bagno e te lo levi.
bella scoperta! sono arrivati i geni, sono arrivati! per essere sicura che non avessi un lampo archimedeo del genere, mia madre sotto mi vestiva come una rom. avevo abiti talmente caritas che preferivo di gran lunga il grembiule. e poi aveva siglato un tacito accordo con la maestra che, se mi vedeva senza, avvertiva a casa. ora, cosa avessi fatto di male a quella puttana della maestra io non lo so. ma so che il mossad la sta ancora cercando per addestrare i suoi.
quando mi vedevo nello specchio della palestra avrei voluto impiccarmi al quadro svedese. quando il quadro svedese mi vedeva, si impiccava lui. quando vedevo alessandro correvo a nascondermi dietro le tende del teatro. quando alessandro mi vedeva diceva che avrei dovuto fare un film con dario argento. carino davvero.

straordinariamente alla fine della 4a elementare mia madre fu fulminata sulla via di damasco e rinsavi'. mi tolse il grembiule e mi mando' a scuola vestita come una bambina normale. per l'inverno successivo ebbi anche una gonna di velluto grigia, camicia a fiori e stivaletti gialli molto trendy. il problema rimaneva il loro abbinamento. e vi assicuro che, se anche avete una gonna grigia di velluto very fashion, abbinargli degli stivaletti gialli di pelle fa abbastanza schifo. soprattutto se sono otropedici. e io non avevo problemi ai piedi. erano gli stivaletti che erano in offerta.

neanche un minuto
di "non amore"
questo e' il risultato dei pensieri miei!

15 gennaio 2004

LA TRANQUILLITA' NON E' FIGLIA DI POTENZA
esiste una vita che travalica come manolo le pareti del mio appartamento milanese. pareti alquanto intrise di macchie di vino, oramai. esiste dixan che rimuove le macchie. ma non esiste nulla che rimuova quella macchia umana di mery terry dalla mia vita. oppure esiste e io dovrei scrivere bene come philip roth. o fare video come david lee roth. tra i due, francamente, continuo a preferire ziggie.
due sere fa ero a cena da un amico. modenese, anche lui trapiantato nella grande melanzana lombarda e ottimo cuoco. come a new york c'è little italy, cosi' verso porta genova c'e' little modena. quando ho visto cosa mi aveva preparato stavo per avere una crisi di gioia: quiche allo stracchino e pepe, penne radicchio e noci, gelato con cioccolato fuso servito in bicchiere di caramello da lui stesso coniato. un piccolo vetraio di murano, insomma. ecco, quando ho visto che avrei potuto mangiare queste cose, ho compreso che l'arte culinaria non ha litigato con il genere umano in toto ma solo con una fra i suoi rappresentanti peggiori. ma per quella sera mery terry era lontana da me.
dopo essermi riconciliata con l'artusi e il buonassisi, me ne torno a casa verso mezzanotte. e sulla porta l'amico mi consegna una scatola:

-mi faresti un favore? devo dare questi biscotti a bruno. li ha fatti mia mamma e lui li adora. la ricetta è segretissima. siccome so che lo vedi in questi giorni, ti spiacerebbe...?
-figurati! dammi qua la scatola. io bruno lo vedo domani e gli delivero i biscotti meglio dell'ups. o di fed-ex. che da quando ha sponsorizzato "castaway" non mi è più tanto simpatica.

e me ne esco di casa con la scatola di biscotti addosso. coccolandola come un bambino. perchè ho un compito importante da svolgere e perchè sono per bruno.
quando arrivo a casa, l'ascensore è fermo al quinto piano. buon segno. infatti rientro che tutto tace. cosi' mi tolgo il cappotto, appoggio la scatola di biscotti sul tavolo in cucina e mi infilo sotto al piumone verde. ahhhh... una notte serena. arcangela di un'indomani di giubilo.
e invece mi sveglio alle 8 perche' sento un tonfo.

-zcuza ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè
-che cazzo fai alle 8 di mattina?
-pulizco le penziline!
-pensiline? ci passa un tram in casa, adesso? si chiamano pensili, cittadina onoraria di ulan-bator!
-eh?
-niente. la tua patria. la mongolia.

e mi dirigo in cucina. anche perche' continuare il dialogo dai poli opposti dell'appartamento mi fa sentire in pieno vomero.

-teresa, porco cazzo, ti pare che devi pulire alle 8 di mattina? e poi perche' sei a casa?
-sciobero
-c'e' ancora sciopero dei mezzi?
-nooooooooooooooooooooo! eccheddici! io sciobero!
-fammi capire: tu da sola?
-zi'
-tu unica di tutto il tuo ufficio?
-zi'
-per difendere cosa?
-lo sciobero
-tu scioperi per difendere lo sciopero?
-nooooooooooooooooooooo! sciobero perche' mi zono ztancata degli scioberi dei mezzi. e allora sciobero.
-sai che in fondo in fondo, ma proprio in fondo, un senso in quello che dici... NON C'E'? ma che cazzo vuol dire che scioperi per lo sciopero?!
-e loro scioberano? e pure io! perche' loro pozzono e io no? eh?
-perche' loro hanno un contratto diverso dal tuo, razza di krumira della bistefani! ma ti senti quando parli o sono in sciopero anche le tue trombe di eustachio?
-di fallobbio!
-di falloppio?
-le trombe di falloppio so' nelle orecchie!
-le tue forse si'. e probabilmente sei nata da un parto auricolare. io e gli altri 7 miliardi di esseri umani, invece, abbiamo le trombe di eustachio nell'orecchio. mentre le tube di falloppio sono nel... insomma...
-nelle mestrovazioni
-MA NOOOOO! ma tu dimmi se io alle 8 di mattina devo mettermi a parlare con te di....
-non arrozzire! se non hai le trombe di fallobbio mica te ne devi vergognare! sei solo meno donna di me!
-ma ti è caduto un meteorite nel cervello o ti si è formato col calcare che hai nella materia grigia? e poi si dice MICCA con due C. a queste cose ci tengo.
-gomungue io sciobero. e ziccome non riuscivo a dormire, mo' pulizco i pensilini.
-i pensili, agnostica del dizionario! PENSILI!
-uffah, quando rombi il cazzo!

essendo che la conversazione prende binari che deragliano, e soprattutto ragliano, vado a farmi la doccia. quando sono un bel donnino tutto pulito, vestito, truccato e pettinato, mi infilo la giacca e faccio per uscire.

-cazzo! i biscotti di bruno!

e rientro in cucina per prendere la scatola.

-ciao teresa, vado! e mi raccomando: non ascoltare troppa musica, che magari rimani incinta! sai, con le tue trombe di falloppio...
-cia'... e gomungue buoni i tuoi bizcotti!

siccome avevo preso un certo slancio per uscire di casa, alle parole "buoni" e "biscotti" freno senza ABS e lascio la sgommata sul pavimento.

-ne hai assaggiato uno?

inizia a sfregare il lavandino

-na hai mangiati due?

asciuga il lavandino meglio di una rotowash

-ne hai mangiati... diciamo... 3?

inizia a sistemare in ordine di grandezza le pentole.

-teresa, io adesso faccio una cosa. appoggio la scatola dei biscotti sul tavolo. e non la voglio aprire. la apri tu. se li' dentro non ci sono tutti i dolcetti per il mio amico bruno, considera che ti stacco tutti gli organi vitali, li mischio e poi chiamo il palazzo a giocare all'allegro chirurgo.
-maro', come sei permaloza!
-non mi dirai che li hai mangiati?
-zi'
-quanti?
-tutti
-tutti tutti?
-tutti tranne quelli al cocco. facevazo zchifo. allora li ho buttati.

gail devers. sono arrivata alla pattumiera in un tempo di reazione che non avrebbe avuto nemmeno una gazzella di thompson davanti a un leone.
quando sollevo il coperchio, i biscotti di bruno sono li'. sbriciolati come il fondo della torta allo yoghurt della cameo.
un urlo gorillesco risuona per tutto il palazzo. dalla palestra che sta sotto di noi sono uscite in tuta da ginnastica le sessantenni che si riabilitano la colonna vertbrale. che con la fascetta in testa sono tali e quali a barbara bouchet.

-comincia a correre
-coza?
-comincia a correre. perche' stavolta se ti prendo ti cambio cosi' tanto i connotati che puoi persino andare ad alassio a concorrere per miss muretto. sempre che prima non ci sbraghi la tua faccia contro.
-ecchessarrammai!
-ma quei biscotti non erano per me! erano per il mio amico bruno! e adesso come faccio? gli dico che li hai mangiati tu?
-eh no, eh? gli dici che te li zei mangiati tu! facevano pure szchifo!
-accelera
-eh?
-accelera. perche' se ti piglio ti lancio come un giavellotto contro un vetro antiproiettile. e continuo a oltranza finche' non si incrina
-gomungue ne ho mezzi altri
-COSA hai messo DOVE?
-ho mezzo altri biscotti nella zcatola. il tuo amico non vedra' la differenza.
-si', ma la sentira'! e che biscotti hai messo?
-oro saiwa
-oro saiwa?
-zi'. ztavano in offerta al carrefu'.
-al carrefour? baratti dei biscotti fatti in casa con dei saiwa del carrefour? teresa...
-zi'?
-o ti butti giu' dalla tromba delle scale o ti uccido con le mie mani
-di fallobbio
-che dici?
-le trombe di fallobbio

di fronte a una roba del genere, che senso ha mantenere ancora la fedina penale pulita? me lo dite voi?

E di un mondo tutto chiuso in una via
che ne sai?

13 gennaio 2004

IL LIBERO ARBITRIO DELL'ASCENSORE
se mi ricordo bene, dio deve averci dato qualcosa tipo il libero arbitrio. e da qualche parte dovrei avere conservato un briciolo di capacita' di distinguere le cose giuste da quelle sbagliate. dovrei riuscire a interpretare i segni che dio mette sul mio cammino per percorrere il retto sentiero della vita.
se mia madre mi dice che sono cerebrolesa, che non faccio mai niente di utile e che una figlia come me e' una disgrazia, interpreto questi segni come--> piovera'. quindi esco di casa con il k-way e l'ombrello. mia madre, effettivamente, e' un tantino meteopatica.
se il mio gatto barabba non mangia i bocconcini di pollo e i crocchini della catsan, interpreto questi segni come--> mi faccio un toast. perche' vuol dire che nessuno e' andato a fare la spesa e quindi, oltre al mangime felino, manca anche quello umano. presumibilmente anche il prosciutto cotto per il toast.
se arrivo a casa all'una di notte dopo una serata fuori e il portone e' aperto + l'ascensore del mio palazzo e' gia' bell'e che pronto li', a pianoterra, interpreto questi segni come--> non salire. ti aspetta qualcosa di orribile.

trovare l'ascensore a pianoterra, per me, e' foriero di cattive avventure. significa che il destino mi sta preparando a una scena tempestosa e che, per meglio dispormi all'evento traumatico, mi addolcisce la pillola serbandomi minuscole cortesie. e' un po' come quando entri dal tuo bancario di fiducia che ti sorride, ti apre la porta, ti fa accomodare e poi ti vende i bond parmalat. la stessa cosa.
il destino mi ha fatto trovare il portone aperto, l'ascensore pronto e poi...zac. chissa' cosa si cela tra i sifoni del mio appartamento. e' in quei secondi tra l'una e l'una e due minuti che si gioca il futuro della mia stabilita' mentale. con la porta del lift in mano, posso ancora decidere se trascorrere la notte fuori o affrontare un'esperienza ai confini della realta'. il problema e' che, data la stanchezza e il freddo che rallenta vistosamente i feedback tra emisfero destro e sinistro, faccio la scelta errata. prendo l'ascensore e decido di rientrare. l'attimo di esitazione e il sudore freddo ce l'ho di nuovo 3 munuti dopo, quando devo salomonicamente decidere se mettere piede sul pianerottolo o scappare altrove. poi rimango fedele a me stessa e imperterrita infilo la chiave nella toppa. apro.

-boeing.... boeing...

rimango sulla soglia.

-c'e' qualcuno?

-boeing... boeing...

non riesco a distinguere la voce. sembra un essere umano, una donna forse. ma con un materasso al posto della lingua. o con 3 etti di ghiaia al posto delle gengive.

-c'e' qualcuno? chi e' che parla?

istintivamente mi preoccupo. forse e' successo qualcosa. forse mery terry sta male. forse qualcuno si e' introdotto in casa nostra per rapirla ed e' svenuto sul pavimento, tramortito dal suo aspetto fisico. che funziona meglio di un antifurto beghelli. o del cartello "attenti al cane".

-teresa... sei tu?

nessuna risposta. nell'oscurita' vedo un'ombra scivolare nel corridoio come nancy kerrigan.

-boeing... boeing...

boeing? cazzo, disastro aereo. un familiare di mery terry ha preso un 747 ed e' rimasto vittima di una catastrofe. prendo lo slancio per arrivare il prima possibile all'interruttore, accendere una luce sul caso e capire cosa fare.
fotogramma precedente: eseguo un balzo da tigre del caspio.
fotogramma successivo: subisco un male da caduta post triplo-tolup.
fotogramma intermedio: nel dirigermi al reostato, sento mancarmi le mattonelle da sotto i piedi, parto in parabola ascendente e volo come oksana baiul prima verso il lampadario, poi rapidamente verso terra. e inizio a derapare a velocità supersonica.
credo sia passato un pico-secondo tra il mio scatto verso il pulsante della luce e la mia scivolata lungo tutto il corridoio. meno male che ho dato una craniata contro il muro e mi sono fermata. non senza aver abilmente acceso la luce con il naso mentre arrivavo in picchiata sulla carta da parati.

-che porco cazzo succede? questa e' la volta buona che tiro una bestemmia
-boeing... boeing...

mi giro. anche per capire il motivo del mio volo. in casa non diamo la cera e non capisco come sia stato possibile planare a quella velocita' su un pavimento che, ormai, non ha granche' da dire.

-boeing... boeing...

quando realizzo cio' che e' successo, spero di essere pacman. un essere virtuale. perche' lo scenario che mi si prospetta davanti e' peggiore della stempiatura di kevin costner in waterworld.
una distesa tipo slame invade le piastrelle. un sentiero di blob verdicchio/violastro, praticamente una fluorite allo stato liquido. e in questo sentiero di mattoni gialli si erge lei, la dorothy gale della lucania. colpa della botta subita, non riesco a capire dove mi trovo e cosa stia succedendo.

-teresa... cos'e' questa roba per terra?

lei si gira e ha le pupille iniettate di sangue. poi, proprio davanti ai miei occhi, subisce una mutazione. da dorothy del mago di oz a teresa macneil. e sputa una colata lavica color vesuvio e tocchetti di pizza.

-teresa, porco cazzo, vomiti?
-boeing...boeing...

mi capacito. comprendo che avevo fatto uno slalom speciale su cio' che rimaneva della cena di mery terry. mi ero arrabattata per 10 metri nel vomito della mia coinquilina.
a quel punto mi ergo come la fenice e le branco il collo. la trascino nel bagno e le ficco la testa nel water.

-ma sei ubriaca?
-boeing...boeing...
-che cazzo vuol dire boeing?

le tiro fuori il cranio dal cesso per udire meglio. ma nella rissosita' del gesto mi rimane tra le dita una ciocca di capelli. le ho strappato almeno 5000 bulbi. pazienza, riattenderemo con ansia anagen, catagen e telogen.

-anche se non sei piu' nel tuo habitat naturale... parla! che e' successo?
-volio iocale a boeing kobe quado errrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrro a boteeeeeenza
-vuoi giocare a boeing come quando eri a potenza? ma ti sei ubriacata durante una seduta di re-birthing? mi sei diventata new age?
-palla... palla... tira...
-teresa, cos'e' il boeing?

sono io a quel punto che regredisco verso la mia eta' piu' felice e mi sovviene del boeing. il gioco della palla che tiravi al tuo avversario divaricando due manici legati a due corde. e lui a risbattertela indietro. essendo un gioco deficiente e senza grossi colpi di scena direi che senz'altro ha contribuito alla crescita ludica di maria teresa.

-perche' vuoi giocare a boeing?
-elo felixe... andonio...
-antonio? chi e' antonio? il tuo amore potentino?
-andonio... pozzo iocale a boeing? nooo? pecche'? io di amo! tell'ho leggalato io il boeing e tu zi iochi con assunda!

flash-back, campo lungo: maria teresa di anni 6 regala il cleverissimo gioco boeing al suo fidanzatino antonio. ed essendo che suddetto game permette la partecipazione a due soli giocatori, antonio sceglie la fichetta assunta e lascia la grattachecca maria teresa. che circa 30 anni dopo, negli eccessi dell'alcol, oltre agli alimenti della cena, non riesce a trattenere i ricordi.

-ma perche' hai bevuto cosi' tanto?
-mi hano detto ccccche errrrrlllla analccccchhhhholico...
-cosa?
-un vino
-ma un vino e' per forza alcolico, razza di bonarda!
-ma non l'havevvvo mai zentittttooooo
-che vino era?
-lambruto
-lambrusco?
-e' il vino ccccchhe bevi tu. volevo bere chuello che bbevi tu

e ci siamo di nuovo con l'emulazione. ma almeno io quando prendo le ciucche le prendo sapientemente: o di rum o mischiando birra con muller thurgau e grappa e chianti. micca pizza e fichi.

-ma hai mangiato almeno?
-bizza. andonio.... boeing...
-senti, sei messa peggio di una capanna cinese dopo la rivolta dei boxer. vieni che ti porto a letto.

sono buona si', ma non l'ho svestita. gia' ho fatto snowboard tra i suoi succhi gastrici, gia' le ho retto il capino mentre finiva di espellere la cena. se poi la devo vedere anche in mutande, scusate, a vomitare inizio io. cosi' le infilo il pigiama grigio topo-morto sopra gli abiti e le piazzo il piumone alla benemeglio addosso. la chiudo a chiave nella sua stanza e ci piazzo davanti l'armadio. in modo da arrestare un'eventuale successiva eruzione vomitanica.
e alle 2 di notte, inizio a fare raccolta differenziata di cio' che rimane di una pizza che, almeno sul menu' del ristorante, doveva sembrare gustosissima. solo che ora, dopo i processi di fusione e sublimazione, non ha niente di accattivante. e nella ridondanza di una pazza che continua a urlare BOEING...BOEING... tiro fuori il mocio e capisco che il resto della settimana non puo' che essere migliore.

E tu una volta su,
osservi la tua stanza.
Tu la tua nella quale
oltre il disfare e il fare
si delineano cose
appena, appena verosimili.



08 gennaio 2004

SE UNA NOTTE D'INVERNO UN SOGNATORE
ok, ci siamo. tra pochi secondi la porta dell'ascensore si spalancherà e io ripiomberò nella mia dimensione infraterrena. non so se sono pronta. sono 15 giorni che non vedo mery terry e non ho un gran presentimento. diciamo che mi avvicino di più a quello che sentiva gesù il venerdì santo più che a quello che sentiva tardelli quando tirò quel calcio ai mondiali dell'82.
e fare il check delle valigie non aiuta. sto tergiversando inutilmente per non dover varcare quella soglia. ma il destino, nella peggiore delle sue forme, mi viene incontro.

-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè

eccola lì, la pantera scabbiosa della val d'agri. il rafano del vallo di diano. eccola lì, in tutta la sua carboidratica prepotenza, nello strabordare di forme tipico della zona tra rapolla e barile. prima che il suono della sua voce arrivi alle mie trombe di eustachio, l'odore proveniente dalla cucina tramortisce la mia parete nasale mediale. ed è subito sera.

-porco cazzo, mi vuoi fare entrare almeno, balenottera anfibia?
-endra, endra...
-ma come cazzo fai a sopravvivere sulla terraferma? non senti nostalgia dell'oceano? non hai voglia -che so- di onde, spruzzi, tsunami... di annegare?
-cheddici, mò?
-chiedevo. a volte i desideri si avverano. io ho spento tutte le candeline della torta di compleanno in un soffio solo. pensavo.
-tenevo voglia di vederti!
-beh, 50%. io manco per la cippa di cazzo.
-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè
-ma perchè ogni volta ti perdi nei vocativi? non puoi passare direttamente al dunque quando ti rivolgi a me? tanto non ti ascolto a prescindere
-ecchevvuodì "a brescindere"?
-lascia perdere. cosa vuoi?
-volevo raggondarti i miei regali di natale, ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè
-raccontarli mi sembra eccessivo. fossi in te manderei una missiva direttamente al P.O Box di stephen king. altrimenti ci sono il telefono rosa, la caritas... ma per te è meglio la LAV. io, ti assicuro, non sono la persona adatta ad ascoltarti.

e mi incammino verso la mia stanza. è solo a metà del corridoio che mi accorgo che mery terry è attaccata alla mia gamba e tenta inutilmente di trattenermi ai fornelli.

-vieni avvedè! ho imbarato una nuova rigetta mentre eroggiù!
-che cazzo è? tacchino ripieno al maiale con more e ribollita di contorno? scamorza in salmì con burrata sciolta al forno e cotenna di san daniele a guarnire? frullato di vitellone con gallina lessa e frittata di uova di struzzo?
-ma nnnno! eccheddigi! è molto buono quello che zto fagendo!
-ma tu dimmi, sinceramente... esiste una qualche cazzo di alchimia culinaria emetica a cui tu non abbia ancora dato forma in questa casa? esiste la rara possibilità che io non debba avere il reflusso gastrico ogni volta che solo PENSO alle barbarie che deve subire la nostra stufa smeg? o bompani o quelcazzocheè?
-bompiani... no bompani.

miracolo. mery terry sa che esiste una casa editrice, peraltro prestigiosa, che si chiama bompiani. è lì che svengo. almeno credo. perchè quando mi risveglio sono sul mio letto.

-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè, zei zvenuta
-sì, mi ricordo che hai citato la bompiani, la casa editrice... come fai a conoscerla?
-noooooooooooooooooo, eccheddici? bompiani, le gucine a gaz. le fa mio zio. sò tarocche di quelle vere, le bompani. ma coztano molto meno. c'abbiamo la fabbrica vicino melfi. zi vede la fabbrica dalla ztatale.

ah, mi sembrava. e mi addormento. come assopita da un odore che non conosco. come rapita da un'essenza anomala, che mi conturba i sensi e mi crea scompensi.
e fu sera e fu mattina. primo giorno dal rientro.
la mattina seguente, appena sveglia, continuo a sentire quell'odore. e capisco che non fa parte di una fase rem quanto piuttosto di una fase rom. di mery terry. sono le 6 e nella mia camera l'olezzo è insopportabile. tra il mio comodino e il mio cuscino s'alza imperioso un aroma di pregio ottenuto dal mix fruttato di muffa, escrementi, catarro e pus affinato in barrique di rovere. una sola spiegazione.

-teresaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
-echevvuò?
-che cazzo di porco cazzo di odore c'è qui? che cazzo di porco cazzo hai fatto in mia assenza?
-vedi che zei proprio ztronza? non ha aberto il mio regalo di natale!
-regalo di natale?
-zì. te l'ho lasciato zotto al guscino.

è lì che mi sento una merda. perchè io a lei non ho regalato nulla. e la puzza che ingurgito è il premio che mi merito.

-scusa teresa, posso aprirlo?
-abrilo. zta llì dal 19 digembre. da quando sei andata in ferie.
-mi dispiace. averlo saputo, lo aprivo il 18!

con gli occhi di bambi e il senso di colpa di eva, alzo il guanciale e scopro l'arcano. quando le mie cornee si abituano alla visuale, si susseguono una serie di fenomeni che non riesco ad elencare nell'ordine cronologico esatto. non se sia partito prima il conato o la bile o mery terry dalla finestra.

-UARGHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH
-bello eh?
-ma teresa, porca di quella otaria infibulata, questa è scamorza!
-zì, è diggiù! me la zò fatta zpedire da mia madre prima di natale e te l'ho mezza sotto il guscino, cozì quando tornavi la trovavi e avevi una bella zorpreza! zei felice, ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè? non è una bbella zorpreza?

già, sorpresa. come quella che devono avere avuto i vicini quando, verso le 8 di quella stessa mattina, hanno trovato il suo corpo imbavagliato nel cassonetto dell'umido. con una mela in bocca, ovviamente.

Chi rubò la mia insalata?
Chi l'ha mangiata?
E rincorrerti sapendo quel che vuoi da me.

15 dicembre 2003

INVERSAMENTE PROPORZIONALE ALL'AMORE
di cose per le amiche se ne fanno. dio bon, se se ne fanno.
circa 15 anni fa la bene si era messa con un tizio, lello. carino e completamente cotto di lei. il che lo rendeva ancora più carino ma molto meno reattivo. uomo stuoino, insomma.
come regalo per il loro primo mese di fidanzamento -il mesiversario- la bene aveva deciso di dedicargli una maglietta. a testimonianza del loro amore, suddetta t-shirt doveva recare codesta scritta: "life is moments. now, me and you together, is one".
oltre la tristezza della scritta, c'era una tristezza ben più grande. il fatto che dovessi realizzarla io, inquantoche la bene non aveva tempo. eccola lì l'ilenia, che sotto l'acqua va all'oviesse e compra un set da 3 t-shirt uguali a 9.900 lire. 3 magliette azzurre come il cielo. e come gli occhi di lui. non certo come il cielo di quel funesto dì. pioveva chediolamandava. che la mandava giù con l'idrante.
sempre sotto l'acqua, e in bicicletta, andai all'eliotecnica redeghieri per i colori da stoffa. dovevo amanuensire l'amoroso aforisma. di tutti i colori da stoffa esistenti nel mondo che si estendeva fino alle colonne d'ercole, l'unica tinta rimasta al signor eliotecnico redeghieri era il marrone. merda, esattamente color merda. che poi vogliate dire nutella, caffè o torta sacher, il risultato non cambia. sempre color merda era. oltretutto era quel colore da stoffa che quando lo stiri si gonfia e diventa gommina. e il rilievo aumentava visibilmente la sensazione che fosse merda. ma il tempo stringeva e la maglietta anche. quindi dovevo passare all'azione.
mi misi sul mio tavolo dei compiti con la fruitoftheloom bella stesa perpendicolarmente al lampadario. e col barattolino di colore iniziai a compitare "life is moments e cazzate di seguito". piccolo problema: pioveva, ve l'ho detto prima. e uno dei fenomeni più diffusi insieme al temporale è il blackout. dunque, mentre stavo compitando "now" (e quindi ero già a metà dell'opera), la luce improvvisamente scompare. e io mi ritrovo a sbavare. annaspo nell'oscurità come helen keller fino a che il contatore non torna a svolgere il suo mestiere. e ricomincia a girare. ma quando finalmente la luce riappare, al posto di "now" c'era qualcosa di anomalo. un vocabolo onomatopeico tipo slot, sbam, sgurz, prot. quelle robe che appaiono nel telefilm di batman con adam west.
porca troia. la maglia era sbavata.
ma io avevo la confezione da 3 e quindi c'era la vaga possibilità che potessi rimediare. illusa. ti devi sempre aspettare l'insidia in una confezione 3x2. la seconda maglietta era fallata. c'era una macchia di varechina che nell'azzurro della maglietta sembrava l'atollo di mururoa. impensabile utilizzarla. già allora andava bene per gli esperimenti atomici. così la spedii al giovane chirac.
terza maglietta. the last e sicuramente the least: e tra poco capirete perchè. suddetta maglietta non aveva falli e quindi potevo operare. in totale solitudine, mentre fuori divampava un acquazzone che ricordava quello di forrest gump in vietnam.
ora, se ero stata brava a comprare 3 magliette, non ero stata sufficientemente arguta da acquistare 2 -dico 2- colori da stoffa. anche perchè il signor redeghieri non ne aveva più. e per quello che traspariva dalla situazione e dalla confezione, non mi rimaneva scampo. come nel cinema, buona la prima. o scrivevo di getto e senza dispersioni cromatiche, o rovinavo un'unione. perchè non avevo più colore. (negli anni a venire avrei ampiamente dimostrato la mia capacità di rovinare le mie unioni. ma c'è sempre la speranza di biancaneve e il principe+i sette nani).
iniziai a sillabare "life is..." e fino alla fine andò tutto bene. soddisfatta del mio lavoro, però, in un delirio di onnipotenza, pensai che la scritta andasse ARRICCHITA. ci voleva un decoro liberty ad impreziosire l'amore della bene.
inutile dire le mie scelte grafiche, alla faccia della sberla, non erano gaie. la maglietta risultò orripilante. talmente raccapricciante che la impacchettai subito per non vederla. ero contenta perchè avevo operato per saldare il fidanzamento della mia migliore amica con l'uomo della sua vita, ma il risultato non era granchè. mi avviai in bicicletta per consegnarla alla benedetta, affinchè gioisse ad avere un'amica impegnata e impegnativa come me.

EPILOGO
per quel mesiversario lello ricevette un paio di ray-ban.
2 mesi dopo la bene lo mollava nei giardinetti dietro il teatro di carpi. senza chiedergli indietro i ray-ban, però.
ora la bene è sposata con roberto, che è veramente l'uomo della sua vita e che ha i persol.
e la maglietta azzurra, con quella scritta emblematica, per i mesi successivi alla vicenda mia madre l'ha più spesso utilizzata a dar giù la polvere ai mobili. imbibendola di legnovivo.
devo dire che il colore cacca, nonostante i ripetuti lavaggi e strofinaggi, resistette a lungo. inversamente proporzionale a quell'amore.

Il sole ha cancellato tutto

27 novembre 2003

IL MIO DESTINO SCRITTO NEL GRASSO
ho capito solo ora quale sia la mia missione nella vita. ora che, a fianco di mery terry, riemergono ricordi del mio passato elementare.
avevo 6 anni e mi affacciavo al mondo della scuola. non immaginavo certo che avrei speso il lustro successivo nel tentativo disperato di farmi amare da alessandro. credevo che sarei andata lì per imparare qualcosa. e in effetti imparai a suon di palate nei denti che alessandro non mi avrebbe cagato mai. forse di striscio, un giorno che gli serviva copiare il compito di storia su romolo augustolo.
avevo abbastanza amichette a scuola ed ero considerata una bambina buona. d'altronde, con quei lunghissimi capelli castani che mi coprivano il sedere, ero notevolmente l'imago anticipata di edoardo palomo in "cuore selvaggio" (R.I.P).
ma io vengo da carpi. il regno della moda. il regno delle bambine che vanno alle elementari con golfini ricamati e nastrini nelle maniche. e ogni tanto mia mamma mi imbombonierava anche a me, accorciando, allungando, adattando e riparando i vestiti dalla signora eudora, genitrice della mia compagna di classe laura.
laura puzzava. nessuno voleva stare in banco con lei. nessuno voleva giocare con lei. tutti volevano soltanto la sua merenda, perchè era talmente ricca che potevamo sfamarci tutti. stria (una specialità carpigiana), gnocco, salame, a volte anche la cotoletta. ovviamente laura era grassa e schiva. ma era buona. e disegnava daddio. la calligrafia era da adelmo da otranto. se avessi saputo allora cos'era un ingegnere, avrei pensato che sarebbe diventata un ingegnere. ma a 6 anni mi limitavo a pensare che sapeva disegnare daddio le cornicette di fine-esercizio-di-matematica.
insomma, finito l'intervallo, nessuno stava con lei. e al pomeriggio, per fare i compiti con lei, nessuno si offriva. quando era a casa malata, nessuno che la aiutasse a recuperare. e come ti va a finire questa piccola fiammiferaia di inizio anni '80? semplice. finisce che entro in scena io. squintata, ma entro in scena. inizio vagamente a diventarle amica. poi mi accorgo che è una bambina molto speciale e parto con l'invitarla a casa mia. mentre mia madre perpetrava la spola con casa sua per farsi riparare abiti dalla signora eudora.
poi, un giorno, le coup de theatre. laura mi invita a casa sua. e notoriamente casa sua era un covo di puzza. se passavi davanti al cancello la sentivi. ma io accettai. perchè anche a 6-7-8-9-10 anni dovevo dimostrare che ero la pulzella del mio quartiere.
quel giorno arrivai a casa di laura con 1 biro (la biribiko, quella a 12 colori) e 1 quaderno. poca roba. in modo che se avessi dovuto scappare per qualche emergenza olfattiva, non ci avrei messo troppo a recuperare i miei effetti personali.
misi piede nella sua cucina e vidi un enorme pentolone bollire sul fornello. capienza almeno 10 litri. di acqua, pensavo io. di altro, avrei scoperto con mio sommo reflusso gastrico.
ci mettiamo a tavola a fare il compito di bricolage: fiori con fil di ferro. quelli che poi pucci nel colore che quando si secca crea una sottile pellicola trasparente. roba che non riucivo a pucciare niente senza creare grumi. quando non creavo buchi.
laura invece era bravissima, così delicata nell'intingere e nel seccare. come cristobal faceva, poi?
a un certo punto, divincolatasi dai rifacimenti sartoriali commissionati da mia madre, entra la signora eudora. e scoperchia la pentola.

-vuoi sentire, ilenia?
-cos'è, signora eudora? (educatissima da piccola. un piccolo gioiello di bontà. la pollyanna della pianura padana).
-è una mia ricetta. a laura piace tanto.
-certo, signora eudora, molto volentieri, signora eudora. (sì, ile, però ci hai rotto il cazzo con tutta 'sta gentilezza). se piace alla mia amica laura, piacerà tanto anche a me.

la brava signora eudora estrapola un succo bianco con un mestolo. e mi fa bere l'intruglio direttamente da lì. la reazione allergica è immediata. tipo bill murray in "osmosis jones".

-bleaurgh (dug a pony)
-non ti piace?
-mi piace molto signora eudora. è che scottava!

buona sì, ma cogliona micca tanto. sapevo mentire per una buona causa. e la buona causa era non offendere la signora eudora. e principalmente salvare il mio duodeno.

-sai cos'è? te lo fa mai la tua mamma?

VOLEVO DIRE-> no, non me lo fa perchè è troppo impegnata a venire qui a farle cucire i miei vestiti.

MA DISSI-> no, ma le dirò di farmelo al più presto! (o al più pesto)

-ma signora eudora... cos'è?

-è grasso di prosciutto lessato e sciolto!

eccallà. questa signora eudora, quando non accorciava i miei abiti, passava il tempo a squartare prosciutti crudi, ritagliare il grasso e tenerselo da parte (non esattamente come sally davanti a harry). poi lo cuoceva e se lo magnava, facendo penetrare il puzzo nei follicoli piliferi di sua figlia. e io guardavo laura che, in quest'aere lipidica, intingeva con grazia buonarrotica i suoi fiori nel colore. e pensavo che forse l'avevano chiamata laura perchè il giorno che nacque, sua madre, aveva cotto dei tronchi di alloro.

la rividi negli anni e continuammo a frequentarci, io e laura. e alle medie mi regalò un altro di questi momenti topici. ma in questo preciso istante non riesco a scriverne. ripensare a quel pentolone colmo di grasso di prosciutto mi ha ipnoticamente fatto venire voglia di andare a guardare il wc dall'alto al basso. un po' come mi succede ogni sera. quando rientro a casa.

Quel gran genio del mio amico,
con le mani sporche d'olio
capirebbe molto meglio
meglio certo di buttare

25 novembre 2003

LA NATURA E' DALLA SUA PARTE. NONOSTANTE L'ESTETICA
milano esplode quando piove. se piove forte, va in delirio. se piove forte e la metro si guasta, eccoti scene di isteria collettiva. se piove forte, la metro si guasta e straripano i canali, arrivano i caschi blu. ecco, ieri a milano pioveva fortissimo, la metro si è guastata, il canale è straripato e io in casa c'avevo sempre mery terry. ditemi voi se non dovrei uscire e fare come michael douglas in "un giorno di ordinaria follia".

la scena è quella di una ragazza di 29 anni che rientra sotto l'acqua con:
-1 valigia
-1 borsa della mandarina verde, ormai logora
-1 sacchetto della spesa (ovviamente di carta, umidiccio e in procinto di crepare. con l'elevata possibilità di far cadere il cibo lungo la tromba delle scale. preciso come un geometra sul pianerottolo del signor caruso e quello della signora vitale)
-il cellulare appeso per un filo (quello dell'auricolare, n.d.a)
-le chiavi dell'auto
-le chiavi di casa.

non ce la faccio, non ci riesco. non ho sensibilità corporea e non riesco a individuare quale arto stia tenendo in mano le chiavi di casa. suono. apre nessie.

-e marò, guanda roba!
-mi dai una mano? prendi almeno il sacchetto della spesa?
-zì.

e lì, in quel pico-secondo che il sacchetto passa dalle mie braccia alle sue, che suddetto sacchetto si rompe. e il signor caruso, ieri sera, si è fatto di sicuro le bruschette col mio pane toscano a fette. perchè quando sono scesa a recuperarlo, non c'era proprio nulla da recuperare. una scala di facoceri c'ho, ecco cosa.

-ghe hai gomprato?
-cose...
-cose cosa?
-cibo. quello che tu non sai riconoscere perchè non lo vedi. lo ingurgiti senza passare dal via.

e si mette a vuotarmi la spesa.

-fermaaaaaaaaaaaaaaa!
-ghecc'è?
-non puoi toccare i miei generi alimentari!
-e pecchè?
-di dove sei, tu?
-bodenza
-e qual è l'altra provincia della lucania?
-...
-comincia con MA
-madera!
-ecco. in quale provincia si torva scanzano jonico?
-madera! ci zta mio cuggino!
-vedi? lo vedi che sei radioattiva? come diceva celentano...
-con le pinne, fugile ed occhiali?
-no, idiota! quello era edoardo vianello! come diceva celentano... stai lontana da me! vai in camera tua a guardare incantesimo!
-ma non ci zta ingantesimo di lunedì
-e allora vatti a vedere qualcos'altro. mangiati lampredotto e cotiche, spolvera le ragnatele che hai nel cervello, leggi qualcosa. ecco, leggi le etichette dei tuoi maglioni. o le istruzioni del tuo epilatore elettrico. chiama isabella, fai quel cazzo che vuoi ma non starmi a raggio mentre cucino
-non pozzo
-non puoi cosa, metcalfa pruinosa?
-non pozzo ghiamare izabè
-e perchè?
-sta male
-o poverina, e che ha?
-l'esaurimendo
-ah giusto, se tu sei la causa. quindi hai mano la soluzione: disintegrati e lascia in pace isabella. e anche noi.
-ha l'esaurimendo ed è a caza dal lavoro
-e tu la vai a trovare?
-no
-come no?
-e se mi viene pure a me?
-ma micca è infettivo! una persona con l'esaurimento ha bisogno di vedere amici, uscire, divertirsi... vabbeh che con te non c'è proprio nulla di cui ridere, però almeno le fai compagnia
-ma io la gompagnia ce l'ho già
-sè...la compagnia delle indie?
-no, maria stella.
-e chi è?
-e la ragazza che zta di sotto dai caruso. è arrivata un meze fa e ziamo divendate amiche. ora usciamo inzieme. izabella non la voglio vedere più.
-ma guarda che sei peggio di... come si fa a... ma ti rendi conto che... ma come cristobal ti... (quando non mi capacito delle cose, inizio a bofonchiare, n.d.a). ma da dove esci? dal lago di van in turchia?
-ma gome parli? mò vado. zcuza ma devo andare giù da stella. mi ha mandato un zmz che ha fatto le bruzchette...
-le mie, cristobal!

cosa ci vuoi fare? a saperlo prima, le iniettavo dell'elleboro nero. ma di questi tempi non saprei dove andare a coglierlo. sarà che anche la natura è dalla parte di mery terry...

Ma che colore ha?
Per fuggire via da te Brianza velenosa -

12 novembre 2003

QUESTIONE DI DNA (tormento ed estasi)
le bambine normali prendono tutte le migliori caratteristiche dalla loro mamma. benedetta è bella come sua madre, sara è intelligente come sua madre, silvia è dolce come sua madre, paola è spiritosa come sua madre, barbara è allegra come sua madre, monica è affettuosa come sua madre. ilenia ecco, ilenia... ilenia tormenta i gatti come faceva sua madre.
da che sono piccola ho sempre avuto dei gatti. e nessuno ha mai avuto un nome decente: da cioppi a barabba, dalla musina a mino il rapacetto (R.I.P). quei gatti lì mi han sempre fatto credere che fossero morti per le cause più strane: cioppi, reincarnatosi nel gatto friciu della sara, non riuscì a sconfiggere l'asma. la musina fu investita da un vecchio in bicicletta. mino perì di rogna e vecchiaia. in realtà secondo me non sono morti. secondo me hanno vuotato i loro cassetti e lasciato un biglietto sul pianoforte (o sulla mensola del camino) con scritto

"me ne vado.
mi merito una vita da felino.
addio.

p.s= quando dico felino, non intendo il salame" .

non che io abbia pianoforte. non che io abbia camino. nè tantomeno che io abbia una mensola. è solo che in tutti i film, quando uno se ne va, lascia una lettera in suddetti luoghi.
ebbene, alla dipartita dei miei gatti seguiva l'ingresso da neofita di altri cuccioli. i quali, come rito d'iniziazione, venivano sottoposti alle più rozze barbarie. anche ora che ho 29 anni benedetta mi rimprovera tutte le torture che ho inflitto ai miei pets. roba che neanche al museo di san gimignano ne hanno traccia (P:S= a san gimignano (SI), oltre alla vernaccia , c'è un museo della tortura, n.d.a).

1)MODALITA' MAMMA ELSA: si prende il gatto e lo si avvolge con del nastro adesivo da imballaggi (quello marrone). ABILITA' ACQUISITE DAL GATTO: rizzare il pelo non appena sente parlare di post-it. CONTROINDICAZIONI: quando lo scotch glielo togliete.

2) MODALITA' IL SECCHIO: si prendono le zampe anteriori del peloso, le si infilano fra quelle dietro e si fa fare una capriola al gatto. ABILITA' ACQUSITE DAL GATTO CON TALE ESERCIZIO: non farsi prendere le zampe anteriori. CONTROINDICAZIONI: se il gatto ha un forte senso dell'equilibrio, vi graffierà anche se gli gira ancora la testa.

3)MODALITA' SINDROME DI STOCCOLMA: si prende il gatto o lo si mette in una situazione pericolosa: su un cornicione, appeso per una zampa, sulle strisce pedonali. nel momento di massimo pericolo lo si salva, facendo credere al povero anmale che siete il suo salvatore e che vi deve la vita. ABILITA' ACQUISITE DAL GATTO: capire che lo salvate, ma anche che siete quella stronza che l'ha cacciato in quella situazione. CONTROINDICAZIONI: quando il gatto avrà la dissenteria, non ci penserà due volte prima di mettervi in una situazione di...

4)MODALITA' COSMONAUTA: si lancia un gatto da un divano all'altro del salotto per fargli provare l'ebrezza del volo. ABILITA' ACQUISITE DAL GATTO: non vomitare durante la tratta. CONRTOINDICAZIONI: se avete un divano solo.

rileggendo queste righe, mi viene un sospetto. che mino, che io stessa ho seppellito, abbia simulato la sua defunzione. in realtà deve aver ingerito qualche sostanza tipo quella di romeo montecchi e finto la perdita delle attività vitali. dopodichè, a notte inoltrata, sarà uscito dalla fossa in giardino ed emigrato nella sua bat-caverna, un po' come antohony hopkins nell'ultimo zorro. effettivamente ce lo vedo a disseminare M sui muri della città con i suoi artigli da rapace. eh, sì.

N.B= nel corso della lavorazione di questo post non sono stati inflitti maltrattamenti agli animali. prima, ma mooolto prima, sì.

Indifeso ma per gioco.
Dolce caro sempre amico.
Maledetto di un gatto,
maledetto di un gatto!

05 novembre 2003

L'ABITO FA L'OLANDESINA
dato che ci stiamo avvicinando al natale, colgo l'occasione per parlare di abiti di carnevale.
per i miei abiti di carnevale avrebbero dovuto istituire una Lega Pro Vivisezione. e invece tutti a pensare ai volpini e alle pellicce, mentre alle robe che mi toccava mettere al martedì grasso niente. dai 2 ai 5 anni sono sempre stata vestita da cappuccetto rosso (probabilmente mia madre, non potendo ancora comprarmi tute, ha ovviato come poteva). solo che sapendo di dover far durare quel costume per anni e anni, quando avevo 2 anni mia mamma mi comprò un cappuccio rosso che ci stavamo dentro io, mia cugina, mio cugino, la mamma, il lupo, la nonna, il cacciatore e i 3 porcellini. e c'era anche spazio per voi c'entrate.
non fu una tragedia, anche perchè non ne ho il ricordo. c'è solo qualche foto che ancora gira in casa e che, per uno strano fenomeno di autocombustione, stranamente va a fuoco.
in 1a elementare era importante farsi notare. le feste sono il primo meccanismo di socializzazione e -come dice kate all'ambasciata canadese che non le rilascia il passaporto- "l'appartenenza a un gruppo è fondamentale". ecco, in 1a elementare e fino alla 4a mia mamma mi ha vestito da "bella olandesina". avevo gonna, camicia, giacchetta e cappellino. la gonna era nera, da bidella altoatesina. infatti sul bordo era inserita un'elegante passamaneria con stelle alpine. ora, che cazzo ci facciano delle stelle alpine in mezzo a dei tulipani non lo so. probabilmente sono frutto di innesti geneticamente modificati tra i suddetti tulipani e le piantagioni di marjuana.
la camicia era bianca, con le frappe e assomigliava a quella che porta rick schroder nel "piccolo lord". e per fortuna che io non avevo anche quell'orrido caschetto biondo alla nino d'angelo.
il bolerino era arancione, color caco. con ogni probabilità ottenuto pigiando i cachi in un enorme tino e lasciandoci in ammollo il mio bolerino per 72 ore. ed era di velluto. quindi impossibile da lavare. e caldo come lo scaldasonno imetec. che se per caso si sfilava in piazza coi carri e c'era il sole, io puzzavo di sudore anche se non avevo ancora fatto lo sviluppo.
ma il cappellino, ah, il cappellino... era da vera olandesina: di pizzo bianco e con le punte all'insù. c'era dentro il fil di ferro e lo potevi modellare come vuoi. finchè è resistito quel cappellino, sembravo una bella olandesina. a volte mi chiedevano anche se mi avanzavano dei punti della mira lanza.
quando però il fil di ferro del cappellino iniziò ad arrugginire, il bel copricapo di trine si trasformò in un potenziale portatore di tetano e dovetti buttarlo via. anche se ormai faceva pendant perfetto con il bolerino da caco.
senza cappellino, quindi, non sembravo più un'olandesina ma piuttosto la sorella scema di heidi.
in 5a elementare si passò a vestirsi da vecchia. con un grembiule di mia nonna e un cuscino sulla schiena per simulare la gobba. un bastone, il fazzoletto in testa e la voce flebile e sibilante da assenza di kukident.
ovvio che in 5a elementare, alla festa di carnevale, non cuccai una bella cippa di nessuno.
alle medie andava il punk e per 3 anni mi vestii da punk. borchie, catene, vestiti stracciati, trucco da misfits e scritte offensive su giubbotto tipo "alessandro sei scemo" "asino chi legge" o "vai a quel paese".
al liceo smisi di travestirmi anche perchè, con tutta la peluria che mi stava venendo su e gli ormoni che impazzivano, o andavo in borghese e sembravo ceetah, o passavo dall'estetista e spendevo la paghetta in cera d'api. e comunque sembravo la pina fantozzi.
solo un anno, non ricordo quando, mi vestii da genio della lampada di aladino. forse sara e benedetta si ricordano. dovevamo andare tutte e 3 a una festa e il tema era "personaggi disney". benedetta si vestì da strega di biancaneve, sara da cappuccetto rosso (già la vita ci aveva unite senza dircelo) e io da genio, appunto. avevo una maglia turchese e i pantaloni della tuta di mia madre. mi ero legata una fusciacca in vita e infilate le pantofole. per fare i muscoli mi ero messa dei gavettoni pieni d'aria sotto la maglia in modo che simulassero bicipiti, tripicipi, trapezio, muscolo e chi più ne ha più ne metta. avevo preso una cuffia di lattice da nuoto color turchese e ci avevo fatto un buco in mezzo. me l'ero ficcata in testa nascondendo i capelli e dal buco avevo estratto un ciuffo di capelli che sembrasse quello del genio di aladino. poi mi ero COMPLETAMENTE DIPINTA LA FACCIA DI BLU. tonalità blu puffo. con l'aggiunta di qualche anello e orecchino, ero perfetta. ovvio che quella sera non beccai una cippa. solo uno che era vestito da doccia, tipo ralph macchio in "karate kid", abbozzò l'idea che aprissimo una conversazione dietro la sua tendina. ma quando capì che ero una donna, mi disse che avevano tolto l'acqua e non se ne faceva niente. tanto per dire quanto sembrassi femminile.
quella sera chiusi per sempre la mia carriera di travesta amatoriale. ora, se dovessi riprendere per un qualche motivo, lo farei solo a pagamento su viale zara.

Senza trucchi tu sei
molto bella e più giovane.
Non discuto però
le tue scelte più libere.

04 novembre 2003

PERCHE' MIA MADRE AVEVA UN CHE DI VALENTINO. GARAVANI.
in famiglia non si è mai navigato nell'oro. ma nemmeno nella melma. devo dire che i miei genitori non mi hanno mai fatto mancare nulla e che sono stata una bimba amatissima. e meno male, perchè per i miei primi anni di vita i maschi non mi cagavano manco per la cippa. a 4 anni amavo un bambino che mi abitava di fianco e che per dimostrarmi il suo affetto mi rinchiuse sul balcone di casa sua. e lui dentro a giocare col fratello. tanto per dire.
ora, a quell'età micca ti chiedi perchè. te lo chiedi verso i 10 anni e ti dai delle ragioni.
ecco, ora che di anni ne ho 29, le ragioni le ho trovate eccome e vanno tutte fatte risalire a mia madre. e alla signora luisa del passaggio a livello.

io abito nel bronx di carpi, in un quartiere che per arrivarci devi prima aspettare che si sollevino le sbarre della ferrovia. quando finalmente anche la littorina più antica dell'emilia romagna ha fatto il suo corso, i parenti e gli amici possono venire a casa mia. in prossimità di quel passaggio a livello, in un buco immobiliare che non saprebbero inventarsi nemmeno in calabria, commercia la signora luisa. che più che una merciaia sembra apu dei simpson. in 1 metro quadrato tiene oggetti e abiti e giochi e creme e mutande e pancere. e forse anche pantere. tu le chiedi un reggiseno della 6a color carne in lycra e il bordino anatomico ed ecco che lei si inerpica sulla scaffale come un kataklò e te lo tira fuori senza incertezze.
dunque, la signora luisa, negli anni '80, vendeva tute da ginnastica a prezzo modico. e mia mamma ME LE COMPRAVA TUTTE LI'. le tute. tutte le tute.
il problema è che la signora luisa non ne aveva un grosso assortimento. o le compravi rosse della S, o le compravi rosse della XXl. risultato? io avevo sempre una tuta rossa alle ore di ginnastica. della S. per la gioia di mia zia, la cui gigantografia campeggia nella sede della CGIL di carpi. non solo, mia zia è sempre stata in lista in tutte le case del popolo dalla provincia. insomma, vedere sua nipote in tenuta marxista le dava un orgoglio pari soltanto a quello di sentire me che cantavo "bandiera rossa".
per 5 anni di elementari ho sempre fatto ginnastica con quelle maledette tute rosse che non avevano nemmeno un ricamino. costavano 8.000 lire, me lo ricordo ancora. un prezzo da veri compagni. però allora io non sapevo nemmeno cosa fossero i comunisti e soprattutto ho sempre odiato il rosso. amo il verde e l'ho sempre amato. verde, verde, verde, capito?
tutti gli altri bambini mi prendevano per il culo perchè loro avevano le tute della champion (che ha sede a carpi, peraltro) e io quelle della signora luisa. avevano tutti la tuta blu e io rossa. le bambine avevano la tuta rosa di barbie o di poochie, la tuta azzurra dei puffi, la tuta nera con snoopy e io avevo la tuta rossa della casa del popolo.
e negli anni non ho mai potuto esorcizzare la tuta. alle medie ce ne avevo una vinaccia, color sughi (quelli che si fanno col mosto, micca quelli pronti di star o barilla) che mi aveva regalato un'amica di mia mamma che lavorava alla champion. e tale signora restò amica di mia mamma anche mentre facevo il liceo, così mi ripropose la tuta viola anche negli anni del mio splendore a-cellulitico.
non ho mai avuto una tuta decente. per questo ho deciso che ora che sono grande le tute le posso scegliere da sola. e ho scelto una tuta bellissima. blu. uguale a quella di supermario. e adesso scusatemi che devo aggiustare un sifone.

Luisa? "Sì"
Luisa Rossi? "Sì"
Ehyyyy... ehh... na, na, na...

03 novembre 2003

TRINE MA UNA. CON CONTORNO.
ci sono 3 bambine. si chiamano ilenia, sara e benedetta. ilenia e sara vivono attaccate da 10 anni, ormai. da quando nemmeno sapevano parlare. benedetta è arrivata dopo ma loro tre sono cresciute inseparabili. e lo dimostreranno a pieni polmoni in futuro. saranno l'una accanto all'altra nei momenti peggiori della vita. praticamente un treppiede umano. e nei momenti felici rideranno insieme. un legame migliore di quello tra padre, figlio e spirito santo.
le 3 bambine giocano sempre in un cortile. che è il mio. e si sono inventate un mondo. nel quale ogni giorno arrivano dei trolls.

ho un cortile grande, con un giardino parallelo. quando andavamo alle medie io e le mie due amichette avevamo ideato un sagace stratagemma. avevamo preso uno di quei ganci elastici a uncino che servono a legare i pacchi ai portapacchi. presente quando in autostrada si vedono quelle utilitarie talmente cariche che sembra trasportino un elefante sul tettuccio? ecco, quei ganci lì. quelli che vengono tesi in proporzioni sovrumane e assicurano il bagaglio all'auto. roba che se sei sull'A1 e uno di quei cosi ti parte nei pressi del raccordo con la cisa, l'elefante te lo ritrovi direttamente in versilia al bagno piero.
beh insomma, noi 3 avevamo preso uno di quei ganci elastici e ne avevamo fissato un capo alla grondaia. l'altro capo al palo del filo dei panni. ed ecco che magicamente il cortile era diviso a metà e avevamo una rete. a noi tre serviva solo dividerci in squadre e iniziare le nostre maratone di pallavolo. devo dire che l'azione preliminare per eccellenza tra me e benedetta era decidere chi si doveva ciucciare sara in squadra. perchè significava perdere al 90%. in ogni caso a fine partita si risolveva tutto con una bella constatazione amichevole.
e in tempi di mila e shiro o di mimì ayuara, bisognava che anche noi avessimo un soprannome epico. e lo scegliemmo in rima.
"batte la benedetta, ciabatta paletta" o "batte sarina, decrepita vecchina" o "batte ilenia ferrari, regina dei paninari" (ampierò in futuro il perchè di questa scelta. a scanso di equivoci ci tengo a precisare che la cosa più firmata che avevo allora era il libretto delle assenze scolastiche).
dopo un po' capimmo che quei nickname (ma allora li chiamavamo arcaicamente "nomi di battaglia") mal si addicevano alle nostre personalità e non erano nemmeno rime sopraffine. quindi ne adottammo 3 più esplicativi: dato che io andavo a recuperare il pallone tra i rovi, diventai "maialina delle rose". dato che benedetta era la più sportiva e intraprendente, fu detta "camel trophy". e se benedetta era il cammello, sara non poteva che trasformarsi in "beduina". ed ecco sistemata pure lei.
risolti i problemi anagrafici, iniziammo a giocare partite su partite. eravamo eroine del volleyball amatoriale. e i bambini delle strade vicine si radunavano da me per partecipare.
il primo era simone, detto "l'intero". abitava 3 vie più in là ma non appena sentiva odore di noi 3, eccolo che ti compariva quatto e silenzioso come un serpente. arrivava con la sua bicicletta gialla. una di quelle con la sella lunga e nera di pelle. una sella talmente lunga che sembrava dovesse caricarci tutti i bradford. con fare bradipico arrivava alla mia recinzione, frenava e metteva giù il piedino. poi stava lì a braccia conserte a guardarci e ad aspettare che lo invitassimo. captare che si stava avvicinando era impossibile. ma quando risultava appena visibile all'occhio umano, sara inziava ad urlare

-in-te-ro. iiiiiiiinnnnnnnnnn-te-ro. IIIIIIIIIII NNNNNNNNNNN TTTTTTTTTTEEEEEEEE RRRRRRRRRR OOOOOOOOOOO!!!!!

per un po' fingevamo di non accorgerci di lui poi cedevamo alla pietà e lo chiamavamo dentro. simone era detto "l'intero" perchè si muoveva come robocop. e quando tirava, se non spediva il pallone a 12 km di distanza, centrava il balcone della signora loretta con la precisione di larry bird. chiedere al'intero di fare un punto sarebbe stato come chiedere a cassano di commentare rory e ita di roddy doyle. un'impresa titanica. va da sè che chi aveva sara in squadra, non poteva avere anche simone. in realtà lui veniva perchè era innamorato di benedetta. e siccome in quel periodo lei aveva tre pretendenti con lo stesso nome (essendo notevolmente bella e notevolmente amabile), fondammo l'agenzia matrimoniale "simon&simon&simon". ovvio che l'intero, dalla bene, non ha mai beccato una cippa.
il secondo troll era "il chicco di caffè". non chiedetemi come risulti al catasto perchè non lo so. l'abbiamo sempre chiamato così. era figlio di una coppia che gestiva la pasticceria "chicco di caffè" in cima alla mia via. e mentre i genitori sfornavano, lui veniva in compagnia. un picosecondo dopo il suo arrivo io, sara e benedetta lo guardavamo e gli facevamo la domanda di rito:

-chicco... se facciamo 250 palleggi, tu ci vai a prendere le paste?
-ma 250 palleggi sono tanti! non ce la fate!
-ma se ce la facciamo ci porti le paste?
-sì! ma tanto non ci riuscite!

e iniziavamo a palleggiare.

-1,2,3,4,5,6,7,8,9,10, 21, 34, 58, 89, 148, 179, 200, 245, 246, 247, 248, 249... 250!!! Chicco, vai a prendere le paste!

il chicco non sapeva contare. quindi con 25 palleggi contavamo per 250.
e poi, col canino che luccicava, ci sbaffavamo meringhe e bignè. e ovviamente l'intero non beccava una cippa.
quando vedeva arrivare il chicco, si univa alla processione di bambini anche francesca, detta stecca. era una bambina di una intelligenza straordinaria. mia mamma si chiama ELSA ma la stecca la chiamava "BABADIENZA" perchè diceva che faceva prima. quando le facemmo capire che "BABADIENZA" è più lungo di "elsa" e quindi ci si impiega più tempo a pronunciarlo, lei capì e iniziò a chiamare mia mamma "MAMMA DI ILENIA". credo che ora la stecca sia al M.I.T di boston.
la stecca, che ci stava sulle balle, veniva immantinentemente rispedita al mittente, cioè da sua nonna. dirimpettaia della sara. a giocare non la volevamo. anche perchè stava per arrivare fabio, detto zauro.
fabio era attesissimo per il torneo di nascondino, di cui io ero una fanatica. se avessi potuto avrei giocato a nascondino anche da sola. sbavavo pur di fare un turno tant'è che una volta, nel fare POMA-LIBERA-TUTTI, mi piantai un parafango nel piede. 15 punti e una bella cicatrice che rende molto vissuto il mio piede sinistro. col quale, purtroppo, non dipingo come christy brown. ecco, quando arrivava fabio sapevamo che sarebbe toccato a lui contare. taroccavamo le conte perchè ci capitasse sotto. e lui non l'ha mai capito. probabilmente è cresciuto pensando di essere uno sfigato. che vita difficile. vabbeh, me ne farò una ragione.
dall'altra parte del recinto, invece, c'erano le terribili gemelle dette "bubbule". con loro era nata una strenua competizione. e poco sana, direi. le piccole plagiatrici avevano copiato l'idea del gancio elastico a uncino e avevano creato una succursale abusiva del nostro centro ricreativo. miseramente fallito dopo poco. nessuno andava da loro. venivano tutti da me perchè già da allora sara e benedetta erano fichissime e piacevano un casino a tutti i bambini. per intenderci, loro erano quelle che in parrocchia non beccavano mai pallonate mentre io ero continuamente tumefatta.

non so cosa sia stato dell'intero, del chicco, di fabio, della stecca e delle bubbule. qualcuno ha cambiato casa, qualcuno ha cambiato aspetto. probabilmente hanno realizzato in adolescenza di essere stati il nostro divertissement.
ma c'è una cosa che rimane. dopo tutti i palloni, i ganci, le rose, le partite, le cicatrici, i nascondini, le paste e i soprannomi, sara e benedetta sono ancora prepotentemente qui. e giocare alla vita per loro, con loro e grazie a loro è l'unica partita in cui sempre, in questi 20 anni di amicizia, mi sono sentita vincente.

è vicino a me
nel sole, nel vento
nel sorriso e nel pianto

29 ottobre 2003

PROSPETTIVE DA CUL DE SAC
in una città come carpi crearsi l'allure è quasi come risolvere il quesito della susy.
una bambina di milano sa già che a 16 anni potrà prendersi un aperitivo in un locale sciccoso e mangiare salatini con estrema grazia. e se le va male di fianco a lei ci sarà pierantonio zampetti che a 17 anni appena compiuti ha già il ferrari e l'autista. di solito regalati perchè pierantonio a scuola non si è fatto bocciare per la terza volta di fila. e ha così evitato le scuole parificate che sembrano ipermercati (infatti campano con la formula "2 anni in 1", "3x2", "30.000 euro x 3").
una bambina di carpi al contrario sa che a 16 anni dovrà rientrare a casa alle 6 perchè c'è buio e c'è nebbia e perchè deve friggere nello strutto lo gnocco per la cena. e se le va bene come compagno di banco avrà rodrigo casamodena, figlio della nota ditta di salumi. che tutte le mattine arriva in classe che sa di zampone, cotiche e di sudore. perchè per rimanere umile e non montargli la testa, i genitori lo fanno venire a scuola a piedi.
una bambina milanese sa che a 16 anni potrà andare a mostre e eventi e happening e sfilate. e avrà sempre l'abito giusto da mettersi.
una bambina carpigiana ha una solo prospettiva: andare in parrocchia. che è molto diverso dall'andare all'oratorio. andare all'oratorio è più nobile e più da maschi: significa stare fuori dalla chiesa a giocare a calcio.
andare in parrocchia, invece, è molto femminile: significa fare la foto della comunione coi guantini bianchi, le mani giunte e l'immancabile rosario che pende perprendicolare alla scarpe nuove di vernice.
andare all'oratorio significa avere uno spazio proprio in cui combinare guai e farsi vedere da quelle ragazzine che a 10 anni cuccano già come se avessero le tette di helena christensen. andare in parrocchia invece significa stare seduta sul muretto a guardare i maschi che giocano a calcio. e beccarsi una pallonata in faccia, rovesciarsi all'indietro, battere la schiena, subire temporanee ecchimosi e rialzarsi imperturbabili dicendo: "non è niente, non è niente".
ora, se la pallonata arriva a una carpigiana affascinante, questa viene soccorsa dai maschi colpevoli che si premurano di sembrare protettivi (ma che in realtà vogliono solo vedere se per caso si è strappata la maglietta).
se la pallonata arriva a una come me, che fino a 25 anni sembrava un eunuco, i maschi ti danno pure la colpa che hai fatto sgonfiare il pallone. e invece dovrebbero capire che sono i principali responsabili delle tette piccole. perchè tutte le nostre mamme ci dicono che se ricevi un colpo fra i seni mentre sei in fase di crescita, quelle micca ti crescono più.
in più se sei una bambina carpigiana e il massimo della tua vita è uscire prima delle 6 per andare all'oratorio, puoi anche avere l'abito giusto, sì. ma cadendo sull'asfalto te lo impolveri sempre. e avrai sicuramente la grande fortuna di capitombolare su qualche traccia di benzina o catrame o morcia di bicicletta.
quindi in questa infanzia passata a capottarmi dai muretti e restituire palloni ho tratto una lezione: che a volte la vita può sembrare un cul de sac. e per sopravvivere, ovviamente, serve soprattutto un sac de cul.


Un bambino conoscerai
non ridere
non ridere di lui
aah...

27 ottobre 2003

PIU' DI UN MEDICO. PIU' DI UN VETERINARIO. UN PALEONTOLOGO.

naturalmente il post precedente era un incubo. mai stata all'ospedale e mai mangiati gli action cooking di mery terry e famiglia. ma lo yeti, in casa mia, c'è stato davvero. e l'incontro in bagno è stato reale. e il panino è circolato con le sue gambette in cucina. lo vedevo fare lo slalom come stenmark tra pezzenta, pecorino di filiano e aglianico. oddio: credo che questi prodotti, assunti singolarmente, siano anche buoni. ma assunti in dosi meryterryane (ossia compiendo una gimkana alimentare tra l'uno e l'altro) hanno effetti collaterali non ancora previsti dai foglietti d'accompagnamento dei maggiori antiemetici.
fisicamente sto bene, direi. ma l'incubo rimane. e mery terry è il peggior freddy krueger che la storia ancora non ricordi. dunque per affrontare il nightmare faccio il jason della situazione. per far scomparire dracula basta un palo di frassino nel cuore. per il lupo mannaro serve la pallottola d'argento. per gigi marzullo è sufficiente un telecomando efficace. per mery terry è deleteria la lingua italiana. la dizione corretta del nostro idioma la getta in un kaos talmente vasto che nemmeno l'aereo di schwarzenegger in "true lies" la tirerebbe fuori. quindi rientro in casa armata del devoto-oli: se direziono il dizionario verso la sua faccia, la pietrifico meglio della medusa. e sia.

toppa.

-chi èèèèèèèèèèèèèèèèèèè?

chiave

-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèè

porta

-arrivooooooooooooooooo

io

-non c'è bisognoooooooooooooooo

lei

-eccomiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

a quel punto prendo il devoto-oli, lo estraggo come un'appendice dalla mia borsa e glielo punto contro.

pausa in attesa di essiccazione subitanea.

niente.

lei non ne subisce l'effetto.

guardo il tomo, lo piglio e lo rigiro. forse c'è un tasto on/off e io non l'ho visto. niente. non funziona. porco cazzo, lo sapevo. avrei dovuto usare il garzanti. o il de mauro. ma lo zingarelli no. quello proprio no. mi rifiuto. mi sarei disintegrata io.

-cheffai con quel cozo in mano?
-volevo dartelo
-che è, un ricettario? non mi zerve, soggia' gucinare da zola!

merda! ho sbagliato arma! dovevo trafiggerla con le pagine dell'artusi e di gualtiero marchesi! che stupida sono stata! quelli si' che l'avrebbero ferita! vabbeh, sara' per la prossima volta. tanto, essendo coinquiline, di prossime volte ne avro' parecchie. me tapina.

-zenti ilèèèèèèèèèèèèèèèèèè... c'ho bizogno d'un piacere

il mio canino luccica come quello di lupo ezechiele.

-dimmi, soufflè sgonfio...
-c'avrei bizogno di andare in un pozto....
-potenza? matera? lucania?
-no...
-manicomio? igiene mentale? istituto di pena?
-no...
-ma non dirmelo! l'ANTARTIDE!
-no...
-allora?
-il medico. non 'zto bbene e vorrei che mi gompagnassi
-GOMPAGNASSI?
-zi', che mi gompagni dal medico
-ahhhhhhhhhh! CHE TI ACCOMPAGNI! beh, se è una questione di salute.... sia.
-domattina alle 9.
-porco cazzo, cosi' presto? vabbeh, mi alzo e ti porto. ne avrai per molto?

scoppia a piangere.

-non lo zo

comincio a sentirmi come una besciamella venuta male. acida e cattiva. e mi pento di averla trattata male. ora non è in forma e ha bisogno di me. ok. scatta la redenzione.

-dai teresa, stai tranquilla. domattina andiamo dal dottore e vedrai che non è niente di grave.
-lo zo

questo suo fulmineo cambio d'umore doveva farmi presagire qualcosa. e invece scatta la Agnès Gonxha Bojaxhiu che c'è in me e insisto nel non voler vedere l'ombra cattiva che si agita dietro di lei. un po' come quella che sta dietro john c. reilly in "chicago" quando canta "mr. cellophane".

e fu sera e fu mattina. successivo giorno. ore 6.00: quartier generale di casa mia.

-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè
-checcazzo c'è?
-alzati!
-o scusami sono in ritardo... saranno le ott.... TERESAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!
-chevvuo'?
-ma sono le 6!
-e allo'?
-e allora il medico è a 3 km da qui. per arrivare in tempo bastava alzarsi alle 8!
-voglio che di alzi in dempo.

porto pazienza. è in un momento difficile.

passo le successive 3 ore a dare un senso alla mia levataccia. dopodichè scendo, faccio accomodare mery terry sul sedile passeggero e per un attimo spero che scatti l'airbag e la schiacci. ops. reminescenze di un passato che non mi appartiene piu'. ora sono buona.
arriviamo dal medico alle 8.45.

-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè
-che c'eè?
-mi puoi zpettare?
-cioè stare qui fino a fine visita?
-zi'
-tranquilla. ti aspetto.

pero' dentro di me rivedo l'immagine di un airbag che le esplode in faccia.

dopo mezz'ora mery terry esce dall'ambulatorio e non dice niente. io rispetto la sua riservatezza anche se sono preoccupata, l'ammetto. in auto penso alle cose belle della mia vita per deviare la mente da aibag ed esplosioni.

-quello stronzo figlio di una stronza. quel polentone razzista.
-che dici?
-il medico
-che ha, poverino? non credi di averlo punito abbastanza facendoti vedere nuda? non credi che abbia gia' sofferto abbastanza? doverti toccare, sentire che stai bene...

porco cazzo. ricado sempre negli errori della vecchia ilenia. quella che non sopporta mery terry ma che si astiene sempre dalla sua cancellazione dal pianeta.

-'sto stronzo. non me lo da'.
-CCCCCCCCCCCCCCCCCCCCOOOOOOOOOOOOOSSSSSSSSSSSSSSSSSAAAAAAAAAA?
-il foglio
-ah... quale foglio?
-d'invalidita'
-oddio, ma allora sei grave? che cosa c'è?
-i peli
-che peli?
-della faccia
-quelli li vedo. volevo sapere perchè volevi l'invalidita'
-per quelli
-per i peli?
-zi'
-della faccia?
-zi'
-perchè? ti ostruiscono la vista?
-no
-si sono intrecciati con quelli del sacculo e ovattano l'udito?
-no
-hanno la radice nel naso e ti impediscono la respirazione?
-no
-ti vanno in bocca e ti irritano quando ti radi?
-noooo, checc'entra! quando mi rado mi do' la crema!

pausa necessaria a visualizzare la scena.

riprendiamo.

-mi spieghi che cazzo c'entrano i peli, la tua faccia e l'invalidita'?
-ma zei proprio scema, zei! volevo farmi pazzare i peli della faccia come invalidita' cozì non vado al lavoro e intanto mi faccio il laser e divento bella. ma i giorni lavorativi me li pagano lo stesso ma intanto pozzo andare giu' a trovare i miei parendi.

urlo furioso di Agnès Gonxha Bojaxhiu che diventa mina harker.

-io mi sono alzata alle sei, ti ho portata dal medico e ho fatto tutta 'sta fatica per dei peli? ma nemmeno i responsabili delle deforestazione amazzonica riuscirebbero a fare qualcosa per la tricologia del tuo muso! se ti avesse visto rambaldi nel '76 ti avrebbe fatto tenere direttamente in mano a te jessica lange! cesare ragazzi si strappa i bulbi ogni volta che ricorda che esisti! teresa, cristobal...
-non gapisci niende.

a quel punto mi passa per la mente una rapida successione di fotogrammi che rappresentano mery terry che prende l'ascensore alle due torri l'11 settembre. mery terry a firenze nel '66. mery terry in posa plastica sulla diga del vajont 40 anni fa. mery terry nei pressi di chernobyl nel 1986. mery terry che respira a pieni polmoni l'aria fresca di seveso nel '76. mery terry a dallas, alla dealey plaza, il 22 novembre '63. mery terry che affitta una casa nel polesine nel 1951. mery terry con zaino e picozza in valtellina nell'87. mery terry col biglietto della funivia del cermis 5 anni fa. cosi', tanto per gradire.
e la prospettiva di un airbag che scoppia, ormai, è cosi' ininfluente che fare il viaggio di ritorno con teresa, ormai, mi sembra quasi piacevole. perchè posso immaginarmi un lieto fine. anzi, una sua fine. che sia lieta, poi, me ne frega relativamente.

mi ha allarmato non è come io la penso
ma il sentimento era già un po' troppo denso
e son restato.

19 settembre 2003

UNO YETI IN ROUGE A LEVRES
quando la mattina ti alzi e la prima cosa che senti e' l'urlo "SIGNORE! SIGNORE!" pensi che armaggeddon sia giu' in cortile con armi e bagagli. che i testimoni di geova si siano riuniti sotto al tuo balcone e ti facciano il gesto dell'ombrello per tutte le volte che gli hai sbattuto la porta in faccia. questo pensi.
poi ti alzi e fai per guardare giu'. e stampi la testa contro la tapparella. e' a quel punto che tiri su la serranda e ti accorgi che i testimoni di geova non ci sono. e che probabilmente sono in giro con il loro "SVEGLIATEVI!". allora cos'era?
"SIGNORE! SIGNORE! E' ARRIVATO L'ARROTINO!"
sospiro di sollievo. la giornata e' partita con un'apocalisse scampata. cosi' t'involi felice in corridoio. pronta a lavarti la faccia con acqua gelata.

e' chiaro che non imparero' mai. non riesco a ficcarmi in questa scatola cranica e tricologicamente ricca che se anche un arrotino sente il bisogno di avvertirmi, qualcosa in casa c'e'. e ci stara' a lungo.

spalanco la porta del bagno e mi scontro contro una colonna. cristobal, sono davvero maldestra. non mi ricordo mai della colonn...

PORCO CAZZO! IN BAGNO NOI NON ABBIAMO UNA COLONNA!

-buongiorno bellizzima!

non sono hal 9000 ma non sono nemmeno casco nero. alle 9 di mattina mery terry e' uscita.

-chi ha parlato?
-zono io, bellizzima!

eccola' li'. BIG MERY TERRY. 1 metro e 50 + 50 cm di cotonatura ai capelli. 180 chili + 2 chili di lacca elidor nella chioma. un viso che ricorda le tavole rotonde dei ristoranti cinesi. quelle che girano e che servono 12 persone. e poi una bocca, vorace abbastanza per deglutire sua figlia. e sulla bocca un rossetto rosso fuoco. acceso, vivo. un pugno in un occhio, una lama nel buio, un fulmine a ciel sereno. un colore inaspettato come una chiazza verde nello stracchino appena comprato. come la lineetta sul test di gravidanza. come la strisciata di deodorante sulla maglia nera appena infilata. di tutte le esperienze devastanti vissute in convivenza con questa donna, il suo rouge à levres e' senz'altro quella piu' sconcertante.

-ciao bellizzima
-signora...
-gomme ztai?
-peggioro visibilmente in presenza di potentini. ma credo che sopravvivero'. vado a vivere a cinisello balsamo in questi giorni.
-eddovv'e'? dalle parti tue?
-qua vicino
-quarda, zono appena 'rrivata. tereza mi ha venuta apprendere alla stazione... poi e' gorza al lavoro... guella ragazza...
-ragazza?
-mari' tereza!
-perche'? maria teresa e' una ragazza? a me sembra piu' un triceratopo non estinto. un lemure notturno. una sula dai piedi puzzoni. un topo morto, come i colori che indossa.
-e'vvero! tereza e' cozi' zolare!
-solare? vabbeh... mi dica signora... ha fatto buon viaggio?
-ah! tremendo guarda! pezzimo! orribbile!
-ma almeno ha fatto colazione? (anche tu ilenia, chiedere certe cose...)
-ho prezo un gaffe' ma qui al nord fa schifo, dizguzto, nauzea
-ci dovrebbe essere abituata! non e' la stessa cosa che prova guardando sua figlia?
-e poi milano! e' brutta, grigia, puzza
-sa com'e': maria teresa ha scelto di vivere in una metropoli costruita a sua immagine e somiglianza...
-e voi del nord! tutti scortezi, pallidi, tutti a lavorare..
-ma nel suo viaggio dalla stazione a qui ha incontrato abbastanza persone per fare una statistica?
-zi vede. zi vede che ziete cozi'. tutti tristi
-forse e' l'effetto che fa lei alle persone che la vedono. c'ha mai pensato?
-zenti bellina...
-che c'e'?
-haiffatto golazione?
-no. E NON INTENDO FARLA.

da quel momento in poi ho dei buchi. sprazzi di ricordi che riaffiorano senza darmi il senso delle cose. ricordo solo che big mery terry mi ha trascinato per un braccio, fatta sedere in cucina e messo un tovagliolo alla gola. cosi' stretto da farmi soffocare. poi nulla. un buco nero alla corsicato.
non ricordo com'e' andata. il gastroenterologo che mi ha curato al san raffaele dice che l'ho scampata bella. che mi riprendero' quanto prima. ma che non devo piu' mangiare quei panini.

-panini? quali panini?
-quando sei arrivata qui deliravi. e avevi ancora in bocca del pane a fette. in mano il resto.
-il resto di cosa?
-il resto di cio' che ti ostruiva la bocca dell'esofago. un panino al rosmarino e semi di finocchio. spalmato di burro e imbottito con salame piccante. uno dei nostri ausiliari e' svenuto al solo vederlo. signorina, alle 9 di mattina... un panino cosi'... mi meraviglio di te...

e poi mi dicono che non si dovrebbe essere violenti.

chissa' che sarai
chissa' che sara' di noi

01 settembre 2003

SEGNI AMMONITORI
nell'antichita' gli aruspici interpretavano le interiora di animali per prevedere il futuro. che mi serva di lezione, che quando compro il rognone ai miei gatti dovrei mettermi li' a cercare di capire la mia vita. oppure dovrei fare come gli aùguri e guardare i film porno, per interpretare il comportamento e la disposizione degli uccelli.
oppure potrei trasformarmi in un novello bernacca e controllare la situazione meteo. che se il cielo e' grigio significa che piange per qualche evento prossimo futuro.
ma si sa, sono testarda. il carapace di una caretta caretta a me mi fa una pippa. e se milano e' canna di fucile tipo golf degli anni '80, io non ci faccio caso. e se il rognone del mio gatto e' in avanzato stato di decomposizione tipo CSI io ci passo sopra. e se il film porno ha una strana architettura di uccelli ci passo... beh, ci passo una buona oretta di tempo e poi ci passo sopra.
uno nella vita deve cogliere i segni premonitori. e soprattutto i segni ammonitori. che ti dicono cosa ti succedera' la settimana ventura. e te lo dicono in tempo affinche' tu possa studiare il piano di evacuazione e metterti in salvo. eventualmente insieme ai rognoni, ai gatti, al film porno e al videoregistratore.

giovedi' entro in casa e vado diretta in camera. non so voi, ma quando arrivo a casa io ho dei gesti abitudinari che ripeto automaticamente senza rendermene conto. appendere le chiavi, aprire le finestre, guardare se urby e cammy stanno bene, dargli un po' di palline energetiche. e buttare la borsa sul letto di fianco al mio. quello sempre libero in caso venga qualcuno a trovarmi. e che normalmente e' la raccolta differenziata di tutto cio' che non ho voglia di buttare nell'armadio.

ora, se butti la borsa sul letto suddetta borsa non fa rumore. cadendo sul materasso, NON FA RUMORE.
giovedi' sono entrata in camera. ho appeso le chiavi, aperto le finestre. non ho controllato urby e cammy perche' sono ancora in vacanza a carpi, coi nonni. quindi sono direttamente passata al lancio della borsa sul letto.

TONF.

mi giro e non vedo la borsa.

PORCO CAZZO.

non c'e' piu' la borsa.

PERCHE' HA FATTO TONF?

ecco che le sorprese non sono ancora finite. anzi, non sono ancora iniziate.
non solo in camera mia non c'e' piu' la borsa, ma non c'e' piu' nemmeno il letto. quello degli ospiti.
e il mio tempo di reazione tra l'avvistamento del letto mancante e la comprensione di cio' che poteva essere accaduto e' pari a quello di john capel ai mondiali di parigi.

-teresaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

se avessi avuto una liana l'avrei usata per arrivare in un balzo in cucina. e strozzare quella fisalia con le mie stesse mani. solo che, una volta in carcere, i suoi parenti sarebbero venuti in processione a ringraziarmi e mi avrebbero portato le specialita' potentine in dono di riconoscenza. quindi niente liana. anche per ovvie condizioni climatiche.
mi limito al richiamo vocale.

-teresa, porco di quel cazzo, se non vieni qui entro 2 secondi ti giuro che ti spezzo le braccine e le sotterro sotto la sabbia del gatto dei vicini.

silenzio.

-teresa, cristo di una madonna, vieni qua o prendo tutti i tuoi vestiti e li do' ai ricchi di via montenapoleone per fargli capire che esiste una notevole gamma di vie di mezzo tra te e loro.

mutismo

-teresa, catapultati qua come i gemelli derrick o giuro che scuoio la borsa di pelle che ti ha regalato isabella per il tuo compleanno.

insonorizzazione totale.

-teresa, se non vieni qua subito sbatto tutti i tuoi formaggi nel cesso e tiro l'acqua.
-checc'e'?
-come hai fatto ad arrivare cosi' in fretta?
-ho zentito che dicevi formaggi
-ecco, appunto. dov'e' il mio letto?
-stalli'. che zei cieca?
-idiota, quell'altro letto, quello per gli ospiti!
-in gamera mia!
-prego?

trattieniti, ile. ci dev'essere una spiegazione.

-zta in gamera mia perche' vengono ozpiti e mi zerviva.
-pareva brutto chiedermi il permesso?
-ma ziamo amiche! che te lo chiedo a te che tanto mi dici di zi'?

trattieniti ile. la rabbia va trattenuta come le puzzette. quando sei in compagnia.

-ma se avessi ospiti anch'io? ci hai pensato?
-cazzi tuoi! l'ho prezo prima io il letto!
-ma sei deficiente o hai un'afasia grave al lobo frontale del cervello? il letto e' mio!
-anche le lenzuola, se e' per quezto!
-sorry?
-ho prezo anghe le tue lenzuola perche' le mie so' brutte. le tue c'hanno i dizegni belli

e' li' che comincio a darmi pizzicotti. a sbattere la testa contro il muro. a gettarmi secchiate d'acqua in faccia. tutto questo DEVE essere un incubo. non puo' esistere una persona del genere nel mondo reale. forse i raeliani hanno ragione. forse siamo tutti governati da entita' aliene. matrix e' dietro l'angolo.

-teresa, mi stai facendo uno scherzo? e se si', in base a quale carnevale? perche' per il nostro e' un po' presto... forse santiago de cuba?
-che sgherzo? tengo ozpiti la prozzima settimana!

ho un presentimento. i rognoni non erano freschi. il cielo e' tipo quello di mary poppins quando bert balla tra i cucuzzoli. i film porno di blockbuster erano tutti fuori.

-viene isabella?
-no
-allora johnny
-no
-viene una tua collega di lavoro?
-no
-una nuova amica che hai conosciuto sulla metro?
-no
-una vecchia amica che non hai conosciuto sulla metro?
-no
-viene una mia amica?
-no

ti prego signore, saro' buona. ma non farmi questo. faro' la brava, non diro' piu' porco cazzo. non diro' le parolacce, non desiderero' l'uomo d'altre. onorero' il padre e la madre, santifichero' le feste, anche quelle musulmane. ma non farmi questo. non rubero', non uccidero'. non commettero' falsa testimonianza. mettero' il disco orario al giusto minuto e non mezz'ora avanti. non giurero' malattie veneree ai vigili urbani di carpi e cologno. ma non farmi questo. signore, se mi vuoi bene, non farmi questo. mangero' i broccoletti della mensa. mangero' anche le melanzane di mery terry. anche quelle sott'olio. ma non farmelo, ti imploro. non rubero' piu' nastro adesivo e carta e pennarelli e blocchi e pellicole fotografiche in ufficio. non faro' piu' telefonate a scrocco dalla mia scrivania. non usero' internet per piu' di 10 minuti al giorno. solo lavoro. niente hobby. andro' in un campo profughi ad accogliere i gommoni. andro' insieme ai profughi in gommone per capire cosa provano. carichero' a spalla i profughi per capire cosa prova un gommone. ma ti scongiuro, risparmiami jahve'. risparmiami la tragedia che credo si stia per scaraventare sulla mia vita.

-teresa?
-zi'?
-se non viene isabella, johnny, qualche collega e amica... ccchhhi vvvvvv... chi vvvv.. chi vvviene?
-MAMMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

porco cazzo. puttana troia ladra, quanto mi piace il marito di quella la'. e domenica col cazzo che vado a messa con mia madre. e 'sta minchia che porto aziz alla moschea. se arriva big mery terry giuro che prendo il fucile di mio zio cacciatore e la ammazzo. e alla polizia diro' che il fucile era suo e voleva ammazzarmi perche' non amo la sua cucina. e quando parcheggero' al comando, mettero' il disco orario avanti di mezz'ora. che gli venga la sifilide. e gli scoreggero' sulle auto dopo aver mangiato le verdure piu' puzzolenti e cancerogene del mondo. e gli daro' fuoco con un falo' fatto con la carta della fotocopiatrice dell'ufficio. e buchero' tutti i gommoni di profughi che arrivano in italia con la pinzatrice. e faro' le foto mentre affondano, telefonando agli amici per raccontargli le mie imprese. e poi tornero' nel mio loculo lavorativo e navighero' per tutti i siti porno che esistono. perche' almeno stavolta, in base alla disposizione delgi uccelli, capiro' il mio destino. eccheccazzo.

Paure sbagliate
commedie già date rivivro'.




27 agosto 2003

FERIE E TEMPERIE
tu puoi fare le ferie, andare in honduras, passare 15 giorni in versilia con le persone che ami di piu'. ti abbronzi, uniformemente, niente scottina, niente eritemi. un piccolo, insignificante herpes a deturparti la bocca. ma niente in confronto a quella enorme crosta umana che e' la tua coinquilina.
tu credi che lo iodio ti abbia fortificato l'essere: mentre in realta' sei come Gustav von Aschenbach e ti stai lentamente avviando alla defunzione. ed il tuo tadzio non ha nulla di bosie douglas ma ha un possente e potente nome lucano. amaro, appunto.
ti senti bellina, con quelle lentiggini a cappottarsi su giu' per il tuo naso. e non sai che quelle efelidi si trasformeranno immantinentemente in vitiligine non appena saranno a contatto con i gas tossici emessi dal corpo di It. lei, mery terry.

-ciao a tutti... c'e' nessuno?
-ilèèèèèèèèèèèèèèè... ci zo' io!
-ecco. una delle risposte che non avrei mai voluto avere.
-zo' diqqua ci zta pure verdiana!

verdiana e' la figlia della nostra vicina. ha 2 anni e non dice praticamente niente. le ho insegnato a disegnare farfalle e serpenti che vanno verso le farfalle. ma lei, della sottile metafora sessuale che si cela infingarda dietro i suoi disegni, non ne sa nulla. spero non li rifaccia all'asilo, altrimenti la sua maestra crede che sia vittima di molestie sessuali. e che dietro quel disegno ci sia il desiderio del suo inconscio di esprimere il suo dolore. e di parlare dei suoi problemi.

-ciao verdiana, che fai di bello?
-ah...
-hai vizto? dice ahhh!
-e' sicuramente piu' evoluta di te, teresa...
-verdiana, di' a ilè dove zta la tua bambola?
-ah...
-verdiana, non stare troppo vicina a mery terry che ti causa l'invecchiamento precoce degli strati epiteliali
-la bambola ce l'ho io, ce l'ho! se l'e' presa maria tereza la bambola di verdiana!
-teresa, tu hai gia' quella gonfiabile a forma di uomo di Cro Magnon. lascerei cicciobello a chi non ha ancora i tuoi problemi relazionali e caseari.
-eh?
-vedi che parli come verdiana? solo che hai differenziato la vocale! la sintassi è la stessa: ferma al mesolitico
-il mesolitico lo piglia mia mamma quando ha i dolori mestrovali!
-idiota! quello che piglia tua madre è il NIMESULIDE, non il mesolitico! e' un anti-infiammatorio! quello che dovrei prendere io in dosi massicce per difendermi da quell'enorme flogosi che sei tu!
-nimesulitico? ma te lo pazza la mutua?
-nella figura del prof. dott. guido tersilli in persona!
-ma dove zta zto profezzore? al san raffaele?
-no, all'istituto di igiene mentale! ti prendo l'inidirizzo!

in tutto questo verdiana sventolava il suo cicciobello in aria. cicciobello che aveva estirpato dai rizomi carnosi delle mani di mery terry.

-ah... ah...
-brava verdiana! adesso prendi il tuo cicciobello e rendilo martire. abbattilo ripetutamente sulle parti visibili di mery terry.

2 anni verdiana. eppure gia' cosi' straordinariamente in grado di difendersi dai pericoli. gia' cosi' precocemente savia nel comprendere cosa va eliminato radicalmente dalla sua vita. cosi' meravigliosamente abile e agile nello shakerare la sua bambola contro mery terry. eventualmente procurandole ematomi.

-verdiana, cheffai? mi fai male, bazta! poi mi vengono i lividi!
-non sono niente in confronto alle ecchimosi mentali che mi procuri tu, pantano di pignola!
-verdiana, zei una maleducata! non ci gioco piu' con te!
-le fai il regalo piu' bello che a 2 anni si possa desiderare! verdiana, vieni di la' con la zia ile. per premiarti della tua precoce violenza ti insegnero' a fare un bel disegno: disegniamo treni che entrano nei trafori alpini...

Sei creativa
positiva
coinvolgente
quando agiti le tue belle mani

31 luglio 2003

FRENCH KISS
di solito non mi impongo alle persone. se ho un parere cerco di difenderlo, mai di improrlo.
ma ieri sera davano french kiss. e sapevo che mi sarei imposta. sono uscita dall'ufficio, ho comprato un macbacon menu e sono volata a casa. 20:54. ho spalancato la porta, buttato la borsa sul mobile in cucina e guardato mery terry:

-stasera non sento ragioni. c'è il mio film preferito e si guarda quello.
-vabbuo'

vai, andata. 20.55. inizia. kate è sull'aereo che tenta di superare la sua paura di volare. io scarto il mac-sacchetto e inizio a mangiare.

-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè
-parla a telegramma per stasera. devo vedere il film
-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè
-il tempo a tua disposizione è esaurito.
-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè... mi fai ridere
-e tu mi fai piangere
-mi fai ridere perchè hai comprato macdonald's pur di non guginare
-e allora?
-hai paura di perderti una battuta del film?
-certo! la vita con te è talmente dura che se non mi consolo con l'umorismo del film muoio
-potevo guginarti io! ci sono delle melanzane all'aglio
-e l'estintore da spararmi in gola per vanificarne l'effetto ce l'hai?
-eh?
-senti, lascia stare. voglio vedere il film.

charlie è partito e kate è attaccata al telefono, sperando di potergli parlare della casa.

-che tiene quello?
-chi?
-quello al telefono
-è charlie, il fidanzato di kate
-no, il fidanzato è un altro
-no. quello è il fidanzato di kate. è a parigi
-ah! allora l'ho già visto questo film. che lui alla fine muore.
-devi aver visto il sequel. charlie alla fine del film gode di ottima salute.
-ma perchè ciambotti?
-che faccio io?
-ciambotti, fai gonfusione
-confusione su cosa?
-quello non è il fidanzato. non vedi che è ubriaco?
-ma perchè, il fidanzato di kate non puo' ubriacarsi?
-e dov'è?
-a parigi, cristobal!
-e perchè?
-è a un convegno di medici
-perchè è malato?
-no, porco cazzo, perchè è medico
-in cosa?
-ma che caspita te ne frega!
-tanto pè sapè

charlie ha chiamato kate. le ha detto che si è innamorato di juliette. addio.

-e adesso che fa?
-parte per parigi per riprendersi charlie.
-ma lei c'era già a parigi
-no, è in canada
-no, è a parigi. all'inizio del film era sull'aereo
-era su un simulatore di volo. non è mai partita.
-ahhhhhh... pero' 'sto film è tutto ciambottato
-ma che è 'sto ciambottare?
-la ciambotta!
-spiegati, sfinge della lucania!
-è una ricetta nostra. ci metti dentro un po' di tutto e mischi. per questo fai gonfusione. ciambotti.

luc è sull'aereo. e si mette a parlare con kate delle loro esperienze sessuali.

-ma che parli cosi' co' uno che non conosci?
-teresa, è un film
-ma io non parlo dei fatti miei co' uno che vedo per la prima volta sull'aereo
-teresa, si chiama sospensione d'incredulità. fai passare per buono quello che il film ti fa vedere.
-gomunque lei si sta comportando male e fa la figura della poco seria.

luc nasconde la collana nella borsa di kate. e sbarcano a parigi.

-e mo' che fa? la insegue?
-deve riprendersi la collana
-e dove l'ha gomprata?
-se la nasconde alla dogana, vuol dire che l'ha rubata
-allora lui è un ladro
-sagace!
-c'avevo raggione che lei non gli doveva parlare. lui è un poco dibbuono

kate arriva al george v e vede charlie con juliette. sviene per l'emozione e bob le ruba la borsa.

-che scema! i soldi se li doveva mette nelle mutande! bisogna esse previdendi
-adesso va a riprendersi la sua roba, il suo passaporto, i suoi soldi, le sue vitamineeeeeeeeeeee
-ma se non c'ha soldi come fa?
-deve affrontare le sue paure e cavarsela da sola
-secondo me se si metteva i soldi nelle mutande era a posto

kate è sola e persa a parigi. sulle note di paolo conte. e luc scopre che la collana è rimasta nella sua borsa. la insegue.

-dov'è adesso?
-all'ambasciata americana
-è americana?
-in attesa di passaporto canadese. quindi la mandano all'ambasciata canadese
-che scema! se andava subito là non si faceva la fila! fingeva di svenire e la facevano passà avandi!

rifiuto di rinnovo passaporto. kate torna al geroge v e scopre che charlie sta partendo per cannes.

-ma è scema?
-perchè?
-non vede mai la torre iffel
-Eiffel, con la E
-non la vede quella cretina
-innanzitutto non offendere kate. secondo lei non vede la torre perchè non è innamorata. infatti la vedrà per la prima volta quando è di fianco a luc. che è l'uomo della sua vita.

sssttt. silenzio. parte il viaggio parigi-cannes.

-ma lui l'ha baciata!
-veramente è stata lei
-te l'avevo detto che è una poco dibbuono!
-ma lei stava sognando e crede di aver baciato charlie
-ma se charlie è con l'altra!
-s?, cristobal, ma è un sogno! S O G N O

luc si accorge che si sta innamorando. ma alla mattina discute di formaggi con kate. è a quel punto che mery terry si illumina

-452 formaggi?
-pensa... in francia ce ne sono 452 tipi. perchè non ti trasferisci e non stai là finchè non li hai assaggiati tutti?
-mi schifano i formaggi fragesi. a me piaggiono guelli delle parti nostre. e mo' che fa? si sende male?
-lei è intollerante al lattosio. ha lo stomaco delicato.
-ma se lo zapeva perchè lo ha mangiato?
-perchè sta bene dopo il bacio con luc
-gomungue coi formaggi delle parti nostre non succede mai
-per forza! hai lo stomaco piu' forte della vacca che li produce!

kate ha gli spasmi. si ferma a la ravelle con luc. dalla sua famiglia. e si accorge che forse si sta innamorando anche lei.

-ma lui ha la vigna?
-la sua famiglia ce l'ha
-allora è ricco. che ci fa con la vigna?
-produce polenta
-eh?
-che cazzo vuoi che ci faccia con una vigna! VINO e UVA!
-a me non piace. la bionda è intollerante anche a quello?
-no
-meno male

luc aiuta kate a riconquistare charlie. ma a lei non interessa piu'. vuole solo tirar luc fuori dai guai. allora sacrifica le sue 45.782 uova per il nido e s'imbarca sull'aereo

-che fa? è scema?
-perchè?
-gli ha dato i soldi?
-lei lo ama. ma crede che lui non la ami. quindi fa tutto di nascosto.
-e charlie?
-non lo vuole più
-e si è fatta tutto 'sto viaggio per niende?
-per trovare il suo vero amore e le sue vere radici

luc raggiunge kate e le dice che non deve volare via. e vivono felici in un cottage di pietra.

-ma vivono li' adesso?
-si'.
-ma è scema? lascia un medico per un contadino
-teresa
-z???????
-quanti anni hai
-33
-sei fidanzata?
-no
-ecco, allora io non mi metterei a dar consigli sull'amore. con te piu' che altro ci sono da leggere avvertenze ed effetti collaterali
-gomungue haffatto male. doveva stà coll'altro
-ma lei ama luc!
-ma quello è sporco e frangese!
-ma tu sei brutta e potentina!
-gomungue io 'sto film l'avevo già visto
-l'avevi seguito con cura, vedo
-vado a telefonà a mia sorella
-prego
-non gi gapisce niende di questo telefono
-chi?
-mia sorella
-non capisce niente del TUO telefono?
-no, del suo. l'ha gomprato uguale pure lei.

macera, macera, macera. marcisci, marcisci, marcisci.