03 gennaio 2006

PERCHE' NON SIAMO TUTTI COME LEONARD LOWE

Bip___bip___bip___
bip___bip___bip___

-non vediamo segni da mesi...
-colleghi, secondo voi è il caso di...
-staccare? non lo dica neanche per scherzo!
-ma professore, non credo ci siano molte speranze: pare abbia avuto un grosso trauma...

bip___bip___bip__bip_bip_bi-bip_bi-bip

-mhm... mi chiam ilenia... aiut...

-dottore, dottoreeeeee... si sta svegliando...
-è vero... ha alzato il medio...

-iléééééééééééééééééééééé
-ma che diavol...
-iléééééééééééééééééééééé, ti zei svegliata!
-ah... dov son... cosa mi è success...
-scuzate dottore, parla un po' ztrano perghé è polendona... è ghe le mangano le finali... ma le dò un po' delle mie, tanto ne ho ghe mi avanzano...
-aiuto... mi chiamo ilenia... il tunnel si sta chiudendo... si spegne la luce...
-ilééééééééééééééééééééé, ztai londana da guella luce... è male! torna da me ilééééééééééééééé, torna da mery-terry tua... torna ilèèèèèèèèèèèèèè!

un nanomicron di lucidità attraversa il mio cervello provato da tanti mesi di forzato Club Med sinattico e mi rendo conto di dove sono: letto, ospedale, medici. deve essermi successo qualcosa alla salute.

-iléééééééééééééééééééééé, gome ztai?

come la coda di una cometa, il nanomicron di cui sopra trascina con sè un'intuizione geniale. mi trovo nella Zauberberg del Terzo Millennio e l'unico pscyhlos sopravvissuto è lei, il massetere perpetuo, la digeritrice ameboide di melanzane della magna grecia, lo shock anafilattico di ogni dietologo macrobiotico del pianeta: mery terry, the vampire stikes back.

-signorina ilenia, mi sente? sono il dottor..
-vuori di qua lei! adezzo a ilè gi penzo io! voi non l'avete zaputa gurare!
-teresa scusa, nella folle corsa verso il pronto soccorso hai dimenticato nel baule la valigia con le dentali e le palatali o steve jobs ha trasformato il tuo sistema fonatorio in qualcosa di esteticamente perfetto ma pragmaticamente inutilizzabile?
-dottore, ha vizto? è guarita, è tornata guella di sembre! adezzo vuori che io e la mia amiga dobbiamo barlare!
-fermi tutti, fermi tutti! allora teresa, sia chiaro: 1- non voglio restare sola con te; 2- non sono tua amica; 3-tu non sei capace di parlare!
-signorina ilenia, si calmi: la lascio sola con la sua amica mentre avverto la sua famiglia che sta bene...
-no, dottore noooooooo!
-e di ghe hai paura ilè?
-ma non lo so! non so nemmeno cosa mi è successo!
-ma ze è ber quezto pozzo spiegartelo io!
-vera... mente?
-ma gerto! io zo tutto! ero lì!
-e puoi dirmelo?
-ma gerto! pratigamente... sei caduta in goma!
-in goma? cosa vuol dire che sono caduta in goma? è una nuova malattia?
-magghé! goma, goma... quel tubo ghe ti fa dormire senza che hai prezo il vigs vaporub!
-il tubo che ti fa dormire? tubo che ti fa dormi... il laccio emostatico? ma teresa cazzo, ti fai di eroina? o peggio, tu mi fai di eroina? o mi fai fare di eroina?
-magghè eroina! dormi gol tubo attaccato!
-ma... attaccato da che parte?
-dalla parte del goma!
-ma che cazzo è 'sto goma? sta nella gola o nell'apparato riproduttivo?
-no, nell'abbarato riproduttivo ci stanno le tube di eustaghio...
-ma cretina, quelle sono le tube di falloppio! le trombe di eustachio sono nelle orecchie!
-beh, gomungue tu ztavi in goma e dormivi, dormivi...
-in COMA! ero in coma!
-zì, e io zono ztata al tuo fiango tutto il dempo...
-ma lo sai che in mia assenza il tuo italiano è davvero peggiorato? quando entri alla reception dell'ospedale oltre agli effetti personali ti fanno lasciare giù metà del lessico che possiedi?
-magghè! sono venuta tutti i giorni e di ho nutrito a melenzane e aglianico...
-ma se ero in coma come facevo a masticare?
-non mastigavi
-e quindi?
-ogni giorno frullavo le melenzane col minipimer e le mescevo con un pogo di aglianico e della sopprezzata, poi te le verzavo direttamende nella flebbo! vedi gome ti zei rinvigorita? sei più bbella adezzo! mi azzomigli pure!
-non voglio guardarmi per non ricadere in coma
-e poi ti leggevo le fiabe lugane...
-nooooooooooooooooooooooooooooooooo! le fiabe lucane? in lingua lucana?
-magghè, in italiano
-ah... meno male. aspetta però: in quale italiano? il t... il tu... il tuo?
-ecchè, ne ezizte un altro?
Stalattiti sul soffitto i miei giorni con lei
io la morte abbracciai
ho paura a dirti che per te mi svegliai...

27 gennaio 2005

SUL CONCETTO DI "INSERIRE PERNO A IN CAVITA' B".

Ore 22.30, Gorgonzola City.

Driiin

-Pronto?
-Pronto, chi è lei?
-Mamma sono io, hai chiamato tua figlia.
-Ah, scusa, volevo chiamare il dottore.
-Il dottore? Perché, stai male?
-No.
-E allora?
-E allora non sto male adesso, ma potrebbe sempre venirmi la febbre stanotte.
-Certo, ho capito. Anch'io ho comprato una Porsche: sai, non ho ancora vinto alla lotteria, ma non si sa mai...
-Cretinetti di una Cuccarini, hai comprato una Porsche?
-Ma no, era per dire...
-Non si dicono certe cose neanche per scherzo! Compra la Porsche, lei... la milanese... E che cos'è una Porsche?
-Una macchina.
-Che cosa fa?
-Viaggia.
-Devi tornare via? Con me che mi sta per venire l'influenza vai all'estero?
-Ma che cazzo stai dicendo? Io vado all'estero una volta ogni 3 anni se mi va di culo! E poi tu non hai l'influenza!
-Ma cosa fa questa Porsche? Frulla, impasta, trita?
-Beh, se vai molto forte può anche capitare...
-Ha molte velocità?
-Dipende dai piedi...
-Lo vedi che sei una Cuccarini? Hai comprato una macchina a pedali al giorno d'oggi?
-Guarda mamma che è su una macchina a pedali che volerai d'urgenza all'ospedale quando la tua febbre si trasformerà in ebola!
-Cretinetti! Non si scherza con la salute!
-Comunque per stare tranquilla ti dirò che la Porsche è un'automobile e che io non ce l'ho. Ho ancora la mia bella Alfa blu.
-Io te l'avevo detto di comprare un Sulky, così lo potevo usare anche io!
-Piuttosto ti pago quotidianamente un risciò trainato dai criceti dei vicini.
-Spiritosella... Cos'è questo rumore?
-Sto tirando fuori dalla scatola delle cose.
-Che cose?
-Delle cornici.
-E dove le hai comprate?
-All'Ikea.
-All'Ikea? Tu ci vai sempre senza di me all'Ikea! Io morirò senza aver visto l'Ikea! Se ti senti di essere una brava figlia...
-...
-E che cos'hai comprato all'Ikea?
-Solo cornici e qualche accessorio per la cucina: cucchiai di legno, mestoli, robe così.
-E cosa c'era d'altro?
-Tante cose, mamma, tante cose.
-A che ora sei andata?
-Qui a Milano chiude alle 10 di sera. Sono appena tornata.
-Dio, a quell'ora...
-Non succede micca niente!
-E' una zona erotica?
-Zona erotica? Beh, effettivamente qualche volta credo di aver sentito parlare dell'Ikea come del Punto G dell'hinterland milanese, sì...
-No! Voglio dire: c'erano... le... insomma... le...
-Puttane?
-Eh, quelle lì. C'erano fuori dall'Ikea?
-Sì mamma, c'erano le puttane fuori dall'kea. Anche loro tutte da montare.

Donna selvaggia donna
di solo sesso non si vive mai

17 novembre 2004

SEMIOTICA A PLACCHE

ci sono domestici segni convenzionali riconosciuti da tutti: un fiocco rosa sulla porta significa "è nata una bambina"; una ghirlanda sull'uscio con pigne dorate e vellutati fiocchi rossi vuol dire "è arrivato il natale"; uno zerbino in cocco "spazzatevi le scarpe prima di entrare", un gatto sulla soglia "porco cazzo, ho chiuso fuori il gatto!". ma c'è un unico segno che fino ad oggi non avevo mai saputo interpretare correttamente e che farebbe inorridire in un'unica scossa spinale greimas, hjelmslev e saussure: fiori di origano incollati con lo scotch sull'occhiolino magico e disposti a raggiera tipo spilloni di lucia mondella. è questo il ridotto ma consistente show botanico che si è presentato ai miei dendriti nasali e ai miei umori vitrei ieri sera. ne va da sè che olfatto e vista ne risultano ampiamente oltraggiati.
nel tardo vespro dello scorso giorno, quando i preti erano ormai prossimi a recitare compieta, infilo la chiave nella toppa sicura di trovare a pochi centimetri dall'ingresso le fly-flot balvane di mery terry. così gioco d'anticipo.
-teresaaaaaaaaaaaaaaa, cos'è questo origano sulla porta? ti hanno detto che esiste il gled assorbi odori? toglitelo da sotto le ascelle e provalo per la casa invece che appenderlo sul pianerottolo!
silenzio.
-beh, teresa dev'essere uscita. d'altronde se dio si è riposato il settimo giorno, io avrò diritto almeno a un martedì.
-elìììììììììììììììììììììììììììììì... elììììììììììììììììììììììììììììììììì!
-lamma sabactani, teresa! allora ci sei!
-elììììììììììììììììììììììììììììì!
-cos'è questo grido? teresa, l'ora nona è passata da quel pezzo!
-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè!
-ma che cazzo è? sono dentro hotel california degli eagles e sto sentendo il brano al contrario?
-elììììììììììììììììììììììì!
-ilèèèèèèèèèèèèèèèè!
-BASTAAAAAA! cos'è, la tombola delle consonanti? estraiamo le lettere a caso e riempiamo il tabellone dei dialoghi col prossimo?
-elìììììììììììììììììììììììì
-chi è parla? chi siete? da dove venite? cosa cercate su questa terra, donne, fumo, il chinotto? invocate san pellegrino. lontane da me, creature dello spazio: rapite mery terry e andatevene alla svelta, prima che lei stessa vi ingoi alla caseovelocità della luce (*la caseovelocità della luce è un'unità di misura pari a 300.000 km di scamorze divorate in un secondo nelle ore diurne. è un'unità di misura applicata alle sole province di potenza e matera, dove il sole brilla alto anche in inverno e la scamorza vola bassa in ogni periodo dell'anno).
plin plu: piccola pausa. il tempo di un respiro zen.
-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè!
-elììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììì!
-allora: mettetevi in ordine e fate le vostre richieste. se avete rapito mery terry sono disposta a pagare qualsiasi cifra purchè ve la teniate.
-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè, sò jenny.
epifania. le due voci che ho sentito in corridoio sono rispettivamente di jenny, che mi chiamava ilè, e di mery terry, che dev'essere finita nella centrifuga della candy e ora grida aiuto dall'oblò con il vocativo elì.
dal buio, zoppicando e maleodorando non poco, si staglia jenny nelle tenebre.
-ilèèèèè, terressa stammalle.
-ma cristobal, ci ho messo 2 anni per capire come parla quella e adesso ti ci metti anche tu? togli qualche doppia e tienila per dopo. si dice: ilè, teresa sta male. hai visto che si fa con poco?
-èvverro, hairraggionne. ècchessonno preoccuppatto.
-non mi sembra un buon motivo per fare un uso sconsiderato delle allitterazioni. ci vuole la licenza poetica, per quello.
-ma io mannccco la licenza supperrriorre mi hanno datto. mella sonno andatta a rubbare dall'archivvio della scuolla.
-ma hai rubato la licenza di un altro?
-sì, infatti al posstto dillavvorrro pensanno che mi chiammo sergio invece che gennarro.
-difficile condurre tutta una vita nella latitanza, eh?
-ma qualle lattittanza, io abbitto a cernusco sul navviglio
-la latitanza non è una zona geografica tipo la brianza: è una condizione di vita.
-è una fasscia bbassa del reddittto? si possonno avverre i rimmborsi?
-ma no, capodoglio pterigopoideo, la latitanza è quando ti sottrai in un qualche modo alla custodia della polizia.
-io mi sso diffenderre dassollo.
-senti, slot machine delle consonanti, dov'è teresa?
-in cammerra.
-e tu perchè sei fuori? avete litigato?
-nonno.
-nonno?
-nonno.
-avete litigato a causa di suo nonno?
-nonno.
-allora a causa di tuo nonno?
-nonno.
-perdonami, minipimer di tutte le dentali: cosa c'entra il nonno?
-nonno. non abbiammo littiggatto.
-ma cristobal 3 volte con riporto di 1: NO-NO. era un rafforzativo del NO!
-sissi.
-stavolta non ci casco, è un rafforzativo del sì: ora vuoi dirmi 2 volte sì.
-ah-ah.
-capito: ma prima che entri in un tunnel di lettere gemellate da cui non saprei uscire, vui dirmi che ha teresa?
-èmmallatta.
-oh porco cazzo! e che ha?
-ho vommittatto.
-aspetta, aspetta...
-sonno 2 volte aspetta... come nonno e sissi.
-bravo, sei intelligente e impari subito, meglio di ceetah. comunque, segui il labiale: che malattia ha teresa?
-dellirri.
-vomito e deliri... sarà influenza: e comunque non è grave.
-nonno, ma vuole currarsi con l'ommeopattia.
-e quindi? sambuco? sai che le bacche di sambuco sono un antipiretico naturale?
-nonno.
ci ho messo 2 nanosecondi per fare il collegamento medicina naturale/erboristeria=fiori d'origano sulla porta.
-non me lo dire, non me lo dire, non me lo dire. in lucania si cura la febbre con l'origano.
-non creddo, non so perchè terressa lo vuolle ma mi ha obbliggatto ad andargliello a prennderre.
-e dove l'hai trovato?
-in un campo abbussivo dove della gente diggiù coltivvva piante varrie che poi brucccia.
-brucia o fuma? perchè c'è la sua bella differenza...
-non so. la mandano in svizzerra a fanno i sacchetti per profummarre i cassetti.
altri 2 nanosecondi e ho collegato origano sulla porta=marjuana coltivata illegalmente. è in uno scatto da rana bue che sono già addosso a jenny.
-ma porco cazzo d'un cristobal, quello non è origano: è marja!
-evvabenne, io sonno moltto devvotto alla maddonna!
-idiota di un nano trapezista, quella non è la maria di lourdes, è marjuana!
-ecco perchè terressa diceva che per la pizza non vabbenne, che sa troppo di citrugno e chhe ci ppizzicca il nasso!!
-cosa c'entra la pizza?
-terressa volevva currarsi la febbre con la pizza all'orrigganno!
-e invece tu hai rimediato marjuana... porco cazzo, peggio che in un film dei fratelli marx!
ammazzarli. tutti e due. è il solo desiderio. che ho. mi fiondo a cerbottana sul talamo di teresa e ne scorgo i lineamenti: eccola lì, come reduce da un corso intensivo di visagismo tenuto dai fichi d'india.
-ma sei deficiente a fare la pizza con la marjuana?
-e mo non lo zapevo! e non invierire, che ne ho mangiati 4 ztampi e ora zto male! jenny zta bene perchè non gliene ho lasciato mango un pezzo!
-è la giusta punizione, cloaca ingorda! a proposito di cloaca, cos'è questa puzza di merda che sento in giro?
-è jenny.
-ah, è un suo odore naturale o l'avete scelto come fragranza di coppia?
-no, ha peztato una cacca.
-e dove?
-nel gampo dove ha prezo l'origano. ora zta pulendo le zuole in corridoio che zennò mi zporca il piumone di agrilico.
-come sta pulendo le scarpe in corridoio? e i frammenti che espelle dove vanno a finire?
-gualguno zul muro e gualguno per terra. ma gli ho detto di non preoccuparzi che tanto pulisci tu..
-ma ti sei bevuta il cervello oltre che mangiata l'erba? tu e il tuo cappone pestamerde dovete trasformarvi in rotowash e usare la potenza di mille braccia per ripristinare l'atavica igiene! RAUS!
dall'androne si sente jenny che, mortificato, tenta una riappacificazione.
-ilèèèèèèèè, non ti preoccupparre, quanndo hoffinnittto di schizzarre escremmenti pullisco tutto e porto il tuo piggiamma in lavanderrrria.
-il mio pigiama? cosa c'entra il mio pigiama?
-ecche l'ho ussatto per...
-NON LO VOGLIO SAPERE. fammi un favore: prendi tutte le consonanti doppie che ti sono rimaste e intabarrati nel piumone di teresa. non uscire finchè non avrai udito il canto del gallo.
porco cazzo, a vivere a milano un vantaggio ci sarà: di galli che cantano non c'è ne rimasto nemmeno uno. parola di francesco amadori.
Il posto è qui.
E' qui quel lavorio dell'erba simile al pensiero

08 settembre 2004

SOLO UNA COSA.

solo una cosa vorrei capire:
-non sono stata estratta per il telefonino samsung del mars;
-non sono stata estratta per la mini rover dei tic tac;
-non sono stata estratta per i fiori in palio con lo scottex;
-non sono stata estratta per la porsche del bacardi breezer;
-non sono stata estratta per ricevere una maglietta della simmenthal, un cioccolatino della mucca della lila, 1 litro di latte scaduto della granarolo, un paio di occhiali che attirano i raggi uva, un computer 286, un gratta e vinci che si gratta e basta, una stampante senza toner, un telefono fisso senza cornetta, un calendario del 2002, un cartone di tavernello che ormai è mosto, un evidenziatore nero, un bianchetto secco, un camice purulento di un medico senza frontiere, un vhs con tutto il nastro da riavvolgere, un criceto autistico, una partita di zucchine di chernobyl, una porta senza maniglia, un cd di paolo limiti, un quaderno pigna già tutto scritto...

...ma per un controllo fiscale sul mio modello unico del 2001 sì. questo vorrei capire: dove sbaglio coi concorsi a premi e dove invece ci prendo col fisco.

non lo so
però ci sto.

17 agosto 2004

NON SI VIVE DI SOLI DOLMEN E MENHIR (Part I)

uno spera di andare in ferie per tanti motivi: perché ha caldo, perché ha prenotato 2 settimane in un villaggio all-inclusive, perché non ne può più di lavorare, perché non ne può più di fingere di lavorare, perché ha prenotato 2 settimane in un villaggio all-inclusive per ovviare al caldo e allo strenuo sforzo attoriale di fingere di travagliare.
ora, dopo anni di adattamento coercitivo a mery terry e alla sua funambolica e alchimistica pietanzeria, mi merito anch’io un rigenerante strappo dalla vita milanese. così, per staccare il cordone ombelicale dal mio galbanistico appartamento ambrosiano, ho sottratto 2 settimane dal calendario e ho navigato verso la sardegna: sole, mare, acqua, bagni.
dopo qualche giorno di spiaggia, lontana da ogni pericolo potentino, ho riacquistato un notevole portfolio di caratteristiche idonee alla vita sociale: umore da lulù dei fiori, colorito da heidi, abitini alla memole. solo i capelli, per via del sole, mi appropinquano al look di creamy, ma si tratta di un irrisorio neo estetico che posso briosamente superare.
arrivo in spiaggia che il caldo opprime parecchio, non tira un refolo di vento. essendo in una caletta riparata ed esclusiva, non ci sono ombrelloni quindi io e i miei compagni di tintarella boccheggiamo come merlani gialli finiti ai lidi di comacchio.

-cristobal, almeno uno sputo d’ombra!

invoco le tenebre con tale fervore da sembrare il membro di una novella setta satanica. ma non sembra esserci via di scampo. e continuo nella mia mimica da merlano.
poi, improvvisamente, il sole si eclissa e si fa buio su tutta la terra. un’enorme macchia scura copre tutta la rena e viene a donarmi un po’ di ristoro.

-ah, meno male! nuvola benedetta!

il mio vicino di asciugamano, sentita la mia gaudiosa esclamazione, mi rivolge un appunto.

-scusi signorina, ma qui di nuvole non c’è traccia! guardi il cielo: è limpido e chiaro!

apro gli occhi con una fatica pari a quella di un affetto cronico da congiuntivite.

-ha ragione! il cielo è sgombro che sembra un ufficio comunale 5 minuti prima della chiusura! e allora da dove viene questo insospettato sollievo?
-forse da quel nuraghe lì dietro! sinceramente non mi ero accorto che ci fosse, ma sa com’è, uno in vacanza è più distratto del solito…
-vero, vero.

nuraghe? non ci sono nuraghi sulla spiaggia. sono 5 giorni che vengo qui e avrei notato un sardissimo nuraghe. mi giro verso l’elio per decifrare da quale area della tavola periodica arrivi l’elemento che ottunde la luminosità solare. inizialmente, puntando il bulbo oculare verso la più lampante fonte di calore e nitore, rischio una cecità alla saramago. poi, dopo essermi passata in rassegna una serie di allucinogeni pallini blu e verdi, riesco a distinguere una sagoma che si staglia nel disco astrale. più che un nuraghe si direbbe un trullo, un ammasso concentrico di sferiche e sassose durezze. ma questo trullo si muove e poi siamo in sardegna, non in puglia. ma allora cos’è che è grosso e imponente come un monumento preistorico, fatto a strati successivi e che però si muove? dev’essere qualcosa di enorme, pesante, spropositato, pachidermico, assolutamente anti-moderno… anti-moderno, moder… nooooooooooooooooooooooooooooooooo! NO NO NO NO NOOOOOOOO!!!
esiste solo un appartenente ai 5 regni degli esseri viventi che riassume maestosamente tutte queste caratteristiche, ma in questo momento DEVE trovarsi a km e km di distanza da me! non può essere qui, non può essere lei, non può!

-iléééééééééééé!!!!!!!!!!!

è lei.

-ilééééééééééééé, ma che ci ztai a fare in zardegna? ma tu guarda che deztino! zei proprio a porco cervo dove zto io!
-allora, chiariamo: innanzitutto si chiama PORTO cervo, non porco cervo, che poi rischia che ti magni pure questo…
-quale dei due?
-dei due cosa?
-il porco e il cervo! sobbuoni entrambe!
-ma checcazzo è? a stare al sole hai perso l’uso della lingua italiana? vabbeh che ne hai sempre fatto un uso del tutto random, ma almeno qualche rara combinazione ti riusciva casualmente comprensibile a noi del genere umano!
-e mò cc’hoddetto?
-porco e cervo sono maschili quindi devi dire “entrambi”, non “entrambe”!
-ecchessarrammai!
-oh, ti sei bruciata del tutto i neuroni coi raggi UVA? o ti sei ingollata pure quelli?
-ma che ztai addì?
-e che ne so, tu trangugi tutto quello che ha sembianze culinarie anche se solo lessicalmente: porto CERVO, raggi UVA…
-madò, quando zei stugna!
-stugna?
-stugna, stugna!
-cosa vuol dire stugna?
-che sei stugna! che hai fatto la niverzità a fare se poi non zai le coze? mica ti pozzo inzegnare tutto io!
-MICCA con 2 c, porco cazzo! quante volte te lo devo dire? lo sai che mi irrita detto con una C sola!
-iléééééééééééééé, a te ti irrita il ritema zolare, mica io! e adezzo zpoztati che devo prendere residenza in questa zpiaggia!
-sì, ma prendila per sempre la residenza!
-eh, magari! purtroppo pozzo ztare zolo pochi giorni perché poi devo tornare a lavorare!
-e quanto stai?
-45 giorni
-ah beh, solo 45 gior… 45 GIORNI? madonna, hai maturato tutte queste ferie?
-ferie?
-eh: come fai a stare a casa 45 giorni se non li hai di ferie?
-eh, ci zto.
-in che senso?
-15 giorni zò di ferie e altri 30 dico che ho il vaiolo!
-il vaiolo? ma sei scema?
-e perché?
-perché il vaiolo in italia è stato debellato da anni!
-ah, mò magari mi zò sbagliata e non è il vaiolo ma un’altra malattia… comunque ho 30 giorni di malattia.
-infatti: beata te che lo sai prima.
-AHOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!
-e adesso che fai? che ti urli, che sembri un quadro di munch sotto effetto di acquaragia!
-chiamo al resto della famiglia. ahoooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!

nel mio cervello e nello strato più superficiale della mia coscienza i termini “mery terry” e “famiglia” non si volevano associare. ogni volta che si avvicinavano si respingevano come i poli simili di due calamite. poi, a causa di uno sconvolgimento inaspettato del campo magnetico del gennargentu, ho realizzato. non solo mery terry era lì, vicino me, ma ben presto avrei visto sfilare tutti i rizomi del suo albero genealogico.
e così, girando lo sguardo verso il punto in cui prima si stagliava un ipotetico nuraghe, vedo profilarsi una processione di affiliati scamorzici in un numero pari ai partecipanti della via crucis in vaticano durante la quaresima. e la passione, stavolta, è tutta per me.

E siccome è facile incontrarsi
anche in una grande città.

16 agosto 2004

LAMBRUSCO, CASTAGNE E POP CORN

non mi ricordo se sono stata una bambina precoce. se a 3 anni sapevo già leggere e scrivere, se a 5 facevo il cubo di rubik con una mano sola e se a 8 predicavo nel tempio. fatto sta che si è ritenuto necessario mandarmi a scuola.
la scuola era un posto fico, dove potevo farmi tanti amici, mangiare merendine, fare l’intervallo e soprattutto imparare a scrivere. il primo giorno che arrivai a scuola trepidavo di emozione: finalmente le stanghette che mia madre si ostinava a farmi copiare per farmi scrivere “ILENIA” avrebbero avuto un senso. e io avrei potuto farne buon uso da grande, quando sarei diventata una famosissima e stimatissima tabaccaia. anche se non avevo del tutto accantonato l’idea di fare la prestigiatrice.
ma il primo giorno di scuola ricevetti una mostruosa delusione dal sistema scolastico italiano: le maestre si presentarono tutte gioiose, ci convinsero che saremmo stati bene, che a scuola ci saremmo divertiti un sacco e che quelli che stavano per arrivare erano i migliori anni della nostra vita. ma di leggere e scrivere neanche l’ombra. io mi ero convinta che la scuola era bella, c’era quella faccenda delle merendine in ballo: non c’era bisogno di tirarla tanto per le lunghe. e invece niente. l’affaire “scrittura” rimaneva top secret, protetto meglio che dagli uomini di quantico. le maestre continuavano a citare il loro curriculum vitae, mortae e miracolae e a spataffiare quanto fosse bella la scuola, che magnifica avventura fosse apprendere, che audace e rocambolesca esperienza fosse condividere la conoscenza. questo concetto l’avevo afferrato al primo giro, anche se alla parola “condividere” un brivido mi aveva percorso la schiena: credevo mi si chiedesse di spartire le mie merendine. per fortuna si trattava solo di condividere competenze varie, micca cibo cariatorio.
mentre le maestre tenevano la loro democratica conferenza sul mondo di oz e sul sentiero di mattoni gialli, la situazione tra i banchi degenerava. laura, la bambina puzzona che negli anni avrebbe imperterritamente continuato ad appestare, continuava a piangere perché voleva stare con sua mamma. probabilmente uscire dal miasma nucleare di casa sua le aveva provocato crisi di astinenza e le lacrime le scendevano a fiumi come cagionate da reazione allergica alla combinazione atmosferica di ossigeno e azoto. quella roba necessaria a respirare, insomma. lei, abituata ad inalare esalazioni di grasso fuso e soffritti all’aglio, non c’era avvezza: normale che si sentisse così spaesata.
il primo giorno di scuola, dunque, fu una vera fetecchia. meno male che mia madre, al ritorno, mi fece trovare un fiammante vestito di barbie sul divano. era il regalo per non aver pianto a dirotto come laura e soprattutto, credo, per non emanare il suo stesso nauseabondo tanfo.
e fu sera e fu mattina: secondo giorno di scuola. carica di aspettative e lontana anni luce dalle modifiche della legge moratti, tentai di capire se finalmente mi avrebbero insegnato a scrivere o se questa storia dei sussidiari fosse tutta una bufala messa in piedi dal mondo editoriale per incrementare i guadagni.
così mi sistemai al mio banco estote parati come baden powell, pronta ad apprendere qualsiasi nozione calligrafica. ero armata come rambo, con una staedler HB tra gli incisivi e una gomma lebez incastonata tra pollice e indice.
ecco che, nel furore generale, le maestre fanno l’annuncio.

-bimbi, oggi cominciamo a scrivere. ma quale frase ci accompagnerà per tutto l’anno? qualcuno ha qualcosa da suggerire?

allora, signor maestra: o ce lo dice prima che dobbiamo essere creativi o poi si deve aspettare delle crisi di panico. come faccio a inventarmi una frase da scrivere così, su due piedi? cosa posso dire?

-io signora maestra, io ho un’idea.

era lui: enrico fantini. e questa era la sua prima promulgazione. negli anni a seguire enrico fantini si sarebbe rivelato il maggior sex symbol delle elementari e avrebbe schiantato un sacco di tope-bambine. per il momento, però, era soltanto un tenero frugoletto che aveva avuto un’intuizione.

-dimmi enrico, cosa possiamo scrivere?

la maestra lo conosceva già troppo bene per i miei gusti: c’era un particolare che non quadrava, ma il secondo giorno delle elementari non era il caso di fare la sindacalista dei bambini. dovevo studiare la situazione capire come compitare. o computare.

-non so cosa possiamo scrivere, ma io avrei portato dei ricci di castagna che ho raccolto domenica a serramazzoni!

bambino borghese di merda. io per andare a serramazzoni dovevo aspettare la colonia estiva del prete, nel frattempo andare tutti i sabati in parrocchia, imbustare gli avvisi per la comunità e pulire l’appartamento di don gasparo. e lui, così, se ne esce bello bello e va di domenica sull’appennino a raccogliere ricci. magari non doveva nemmeno fare il turno dei piatti, quel piccolo burnettiano lord fauntleroy.

-vieni qua, enrico e fammi vedere i tuoi ricci. e falli vedere anche ai tuoi compagni, che non sono stati a serramazzoni come te!

piccola maestra di merda: è vero che io non sono stata in montagna, ma non è che la mia esistenza valga meno per questo. io non lo invidio enrico fantini, a me piace alessandro malpighi, peraltro. c’ha le lentiggini e gli occhi verdi e gli piacciono un casino gli scimpanzè.
nel frattempo enrico mostra orgoglioso alla classe i suoi ricci, che facevano veramente cagare. erano ricci di castagna, morti. fossero stati ricci di mare, vivi, ci si poteva fare la spaghettata. con 5 castagne in croce non ci potevamo nemmeno fare l’arrostita di san martino.

-ma che beli, enrico! bambini, non sono meravigliosi questi ricci? su, ripetiamo insieme: enrico ha portato i ricci di castagna, enrico ha portato i ricci di castagna…

morale della favola: per tutto il primo anno di elementari, per imparare l’alfabeto e migliorare le arti calligrafiche e incunaboliche, riempimmo quaderni pigna di scritte in stampatello, corsivo, corsivo maiuscolo, corsivo minuscolo e times new roman che recitavan così:

ENRICO HA PORTATO UN RICCIO DI CASTAGNA.
ENRICO HA PORTATO UN RICCIO DI CASTAGNA.
ENRICO HA PORTATO UN RICCIO DI CASTAGNA.
ENRICO HA PORTATO UN RICCIO DI CASTAGNA.
ENRICO HA PORTATO UN RICCIO DI CASTAGNA.
ENRICO HA PORTATO UN RICCIO DI CASTAGNA.
ENRICO HA PORTATO UN RICCIO DI CASTAGNA.
ENRICO HA PORTATO UN RICCIO DI CASTAGNA.

la noia imperava sovrana in quella scuola elementare ma la precisione ortografica vinceva suprema. così, alla 10.456esima volta che scrivevo daddio ENRICO HA PORTATO UN RICCIO DI CASTAGNA, mi sentii arrivata. quell’anno scolastico fu un inferno, anche perché scrivere di ricci di castagna in primavera era alquanto vintage. ma la maestra perseverava.
scoprii qualche tempo più tardi che enrico fantini ospitava tutti i giorni la maestra a pranzo e andava a casa sua in campagna alla domenica a vedere i cavalli e le mucche. inutile dire che, per non scatenare una rivoluzione orwelliana e finire come i maiali, non dissi nulla ai miei compagni.
quando la scuola finì, io non ero felice perché andavo in vacanza (mi aspettava la colonia del prete e i turni di pulizia in cucina) ma perché capivo che era finalmente terminata l’era dei ricci di castagna. in seconda elementare, ormai perita di bella scrittura, non avrei avuto bisogno delle esperienze bucoliche di enrico fantini per acculturarmi e sarei finalmente diventata una proto-tabaccaia. ma l’insidia si celava infingarda dietro i campi d’oro.
il primo giorno di scuola della seconda elementare ci ritrovammo nei nostri banchi di fòrmica: io ero la solita holly hobbie coi capelli lunghi e neri, alessandro era sempre splendido e lentigginoso e laura non piangeva più. ma puzzava ancora. ed enrico? enrico era lì, con lo sguardo timido e le mani dietro la schiena. la maestra non era cambiata e ci accolse come figliol prodighi. ma non ce ne eravamo andati di nostra volontà, era il ministero che imponeva che le lezioni finissero: tutte quelle feste non avevano molto senso.

-allora bambini, dove siete stati quest’estate?
-in colonia dal prete!
-bene, e tu?
-in colonia dal don!
-ah, e tu alessandro?
-in colonia.
-beh, vedo che siete stati tutti in colonia! ma tu enrico? dove sei stato tu?

dentro di me pregavo intensamente, come non avrei fatto mai in tutti gli anni che avrei frequentato la parrocchia: “non dire che sei stato a serramazzoni, no a serramazzoni, no a serramazzoni, ti prego no!”

-signora maestra, sono stato a…

a viterbo, a margherita di savoia, a buchenwald, dove vuoi…

-sono stato a…

a? parla sporco fauntleroy, dillo, dai!

-sono stato a parma dai miei nonni…

pfiu! pericolo scampato! niente ricci da descrivere o disegnare! evviva! il genio creativo vince sulla ripetitività ciclica!

-… e ho raccolto questa pannocchia di granoturco, che ora mostrerò ai miei compagni!

ENRICO HA PORTATO UNA PANNOCCHIA DI GRANTURCO.
ENRICO HA PORTATO UNA PANNOCCHIA DI GRANTURCO.
ENRICO HA PORTATO UNA PANNOCCHIA DI GRANTURCO.
ENRICO HA PORTATO UNA PANNOCCHIA DI GRANTURCO.
ENRICO HA PORTATO UNA PANNOCCHIA DI GRANTURCO.
ENRICO HA PORTATO UNA PANNOCCHIA DI GRANTURCO.
ENRICO HA PORTATO UNA PANNOCCHIA DI GRANTURCO.
ENRICO HA PORTATO UNA PANNOCCHIA DI GRANTURCO.


All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli

15 agosto 2004

IL MIO PERSONALISSIMO SEVEN

Driiiiiin…

-pronto?
-pronto, mamma?
-chi è?
-mamma, sono io!
-io chi?
-cristobal mamma, sono figlia unica, non dovresti avere grossi problemi a decifrare chi è che ti sta chiamando “mamma” al telefono!
-non ti avevo riconosciuto, hai una voce strana: hai poppato di cocaina?
-MAMMAAAAAAAA! io non fumo neanche… e poi si dice PIPPARE, non poppare.
-ah, non si dice poppare? pensavo che la cocaina era liquida tipo… coca cola.
-FOSSE liquida.
-allora è liquida, avevo ragione!
-no no no no: la cocaina non è liquida. ma tu dovevi dire “pensavo che la cocaina FOSSE liquida”: devi usare il congiuntivo.
-uelà, cuccarini, vedi di non fare troppo la precisini che a parlare ti ho insegnato io quindi tu a me non hai da dire un bel niente… anzi: tu a me non avessi da dire un bel niente. tò mò lè!
-vabbeh, lasciamo stare… e poi scusa, come mai ti viene il sospetto che tiro di cocaina?
-ne ha parlato mirabella a elisir.
-della cocaina?
-sì, dice che è una piega dei giovani d’oggi.
-piaga.
-piaga?
-si dice piaga dei giovani d’oggi, non piega.
-cuccariniiiiiiiiiiiii…
-vabbeh, lascio stare. e quindi siccome mirabella dice che le nuove generazioni sono preda dei vizi capitali, devo per forza rientrarci anch’io?
-beh, effettivamente mi rendo conto che tu non fai parte della categoria.
-oh, meno male che ti rendi conto che non sono una drogata!
-ma che drogata! io mi rendo conto che tu non fai più parte dei giovani!
-MAMMAAAAAAAAAAAAAAAAA!
-ilenia, ragiona: ormai hai 30 anni, hai perso il fidanzato, non sei iscritta all’INPS… è un attimo che ti scende un rene o ti viene il diabete e poi vai in menopausa!
-scusa mamma, come fai di cognome… franzoni?

scoppia a piangere.

-e adesso cosa fai, piangi?
-certo che piango! ti sembra che io possa avere una figlia che non sa neanche come mi chiamo di cognome? e quando muoio, cosa ci fai scrivere sulla lapide se non sai neanche qual è il cognome della tua unica mamma, eh?
-ma mamma, era una battuta!
-sì sì, batti, batti! e intanto non sai nemmeno il cognome di tua madre: adesso le indicazioni per la lapide le lascio a tua cugina, che mi fido di più. ma dimmi te se 30 anni fa, quando ho partorito, potevo immaginare che avrei avuto una figlia così.
-così come? cos’ho che non va? sono bravissima: non mi drogo, non fumo, non bevo neanche…
-non è vero.
-non è vero cosa?
-non è vero che non bevi, io lo so! guarda che ci ho fatto caso che il limoncino nella bottiglia cala! e com’è che cala, eh? evapora? certo che evapora, evapora nella tua pancia! ti verrà la cirrosi a 35 anni, ti verrà! e io non avrò mai dei nipotini… vabbeh che se adesso non hai nemmeno il fidanzato, come vuoi che a 35 anni io abbia dei nipotini…
-MA LA PIANTI? ADESSO MI HAI PROPRIO SFRANCICATO IL CAZZO. MI AVETE ROTTO TU, LE TUE PARANOIE, MICHELE MIRABELLA, LA LAPIDE E IL LIMONCINO!

questo è quello che avrei voluto dire. in realtà quello che ho pronunciato esattamente è stato qualcosa tipo…

-MAMMA, NON DISPERARE: SE HANNO DATO UN DAVID DI DONATELLO A STEFANIA SANDRELLI, VUOL DIRE CHE C‘È UNA SPERANZA PER TUTTI!
-cosa fai, critichi? lo sai che la sandrelli ha fatto “il bello delle donne”?
-senti mamma, facciamo così: tronchiamo questa telefonata?
-certo, scappa davanti ai problemi, non affrontarli, sai? è così che si vive..
-mamma, so che ti stupirà ma…NON ESISTONO PROBLEMI. non mi drogo, non fumo e soprattutto non sono prossima alla menopausa. e adesso, per favore, lascia che ti chieda una cosa importante, che è il motivo per cui ti ho telefonato. sai se per caso..
-ciao.
-ciao cosa?
-devo andare.
-ma mamma, ti sto chiedendo una cosa importante, un attimo.
-non posso, sta iniziando forum.
-forum?
-certo, sai quante cose sulla legge si imparano a guardare forum? dovresti guardarlo anche te ogni tanto!
-ah sì? e tu cos’hai imparato?
-senti, polemichina, non fare tanto la furba che ti ho evitato un sacco di casini grazie a santo licheni.
-sarebbe?
-il giudice!
-no, quello l’ho capito. volevo dire: che guai mi hai evitato?
-hai presente il tuo gatto?
-sì, barabba.
-ecco, secondo un decreto legge… aspetto che mi sono presa gli appunti e l’ho scritto qui su un foglietto… aspetta eh… ma dove l’ho messo…. ah, qua! allora: secondo un decreto legge del…. insomma, tu devi tenere il gatto nei tuoi confini.
-ma è un’assurdità, micca lo posso chiudere in casa!
-no, però gli ho messo il guinzaglio e l’ho legato al filo dei panni: lo tiro dentro anche lui quando le mutande sono asciutte…

mi chiedo cosa succederà quando mia madre abbandonerà il telecomando e imparerà ad usare internet.
forse è tardi e rincasare vuoi?
no, che non vorrei

11 agosto 2004

FOREVER, FOREVER, YOU’LL STAY IN MY HEART

avrò avuto 15 anni. o forse 20. fatto sta che andavo ancora alla santamessadelladomenicamattina e passavo sempre a prendere la mia amica sara, che abita di fianco a me (secondo l'ultima versione aggiornata della lonely planet dell'alta emilia-romagna, la distanza massima stimata tra casa mia e quella della sara è di 1 metro circa. centimetro più, centimetro meno).
la messa era alle 10.30, era quella per ragazzi: ti spiegavano il vangelo con parole semplici e atte a farti comprendere quanto la storia di gesù fosse la più bella favola antica mai scritta. a me piaceva un casino la biografia di gesù e andavo a messa per sapere come andavano a finire le fantastiche avventure che mi avevano interrotto la domenica precedente. in quel periodo guardavo assiduamente "beautiful" e mi ero convinta che gesù fosse ridge, giovanni battista fosse thorne e maria maddalena fosse brooke. l'unica figura che non mi tornava era quella di giuseppe, che trombava molto meno di eric forrester. e in più aveva un figlio a carico.
quella mattina mi sveglio di soprassalto e guardo l’orologio.

-cazzo*, le 10:25! dio com’è tardi, dio com’è tardi, dio com’è tardi! meno male che sto arrivando da te, dio!

*a quell’epoca non dicevo ancora “porco cazzo”, ero giovane e innocente. andavo alla santamessadelladomenicamattina, io.

mi alzo di corsa, infilo il primo vestito bianco e accollato che trovo in giro, inforco la bicicletta e faccio 1 metro. inchiodo. suono il campanello della sara. e anche quello della bici, finché ci sono.
niente.
risuono.
ri-niente.
tri-suono.
finalmente esce sara, con indosso una vestaglia alla isadora duncan e un’incedere alla martha graham.

-sara, cazzo, sei ancora messa così? sono le 10:28 e abbiamo solo 2 minuti per arrivare a messa puntuali, prima che del confiteor…
-e cosa c’entra il confiteor?
-lo sai che se arriviamo a messa iniziata don gasparo recita il confiteor ad personam!
-cosa vuoi dire, illy?
-dai, che invece di “per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa” dice davanti a tutti: “per vostra colpa, vostra colpa, grandissima colpa del vostro ritardo… vero ilenia e sara? l’ho visto che siete arrivate adesso e che vi siete nascoste dietro la fonte battesimale… per punizione dopo andate a segare il prato del campetto da calcio… un lavoro di una mezz’oretta… e adesso ripetiamo insieme: e supplico la beata sempre vergine maria...”
-cazzo, vado a vestirmi.

dopo 10 secondi sara esce in perfetta tenuta da messa: sempre con la vestaglia alla isadora duncan ma con un’incedere più consono ai tempi, tipo uno dei goonies o rosanna arquette in “cercasi susan disperatamente”.

-arrivo illy!
-sbrigati, sono le 10:29! abbiamo un minuto per farci il vialone che va in parrocchia e ci vogliono 3 minuti per attraversare la strada di fronte al bar di strozzi! se ci va di culo arriviamo mentre cantano symbolum ’80!
-ma sei scema? stamattina si attraversa di fronte alla gelateria di tino!
-ah, quella nuova! e com’è che si chiama?
-“Gel a Tino”!
-ah.

sara scende le scale esterne di casa sua che sembra ulrike mayer.

-cazzo, il confiteor! meno male che me l’hai ricordato, illy! ma lo sai che siccome tuma e bibi hanno segato il prato ieri pomeriggio a noi stamattina ci tocca di fare le righe bianche dell’area piccola?
-no, le righe dell’area piccola no!
-l’altra volta ti sei sbagliata e hai disegnato un campo da pallavolo, illy!
-e che cazzo ne so io? se i maschi ci facessero stare con loro imparerei qualcosa, ma enrico non mi caga di striscio!
-ti caga, ti caga! fa finta perché è timido, ma ti ama!

sara era –ed è- così. mi ha sempre incoraggiato in tutto e mi ha sempre dato molta fiducia in me stessa. anche quando i fatti negavano l’evidenza, lei insisteva che c’era una ragione per continuare a sperare. e comunque, all’epoca, enrico non mi cagava di striscio.

-noooooooooooooooooo!
-che c’è sara?
-ho la bici sgonfia!
-no problem: monta su che ti carico sul portapacchi.
-mi si strappano le mutande!
-toglitele.
-ma sei scema? e poi prendo il tetano!
-allora prenditi le righe dell’area piccola da fare!
-e se monto sul manubrio?
-ti prendi il tetano uguale, ma non ti si strappano le mutande.
-vada per il manubrio.

sara sale su che sembra una pantegana all’ottavo mese di gestazione. sempre che le pantegane abbiano almeno 8 mesi di gestazione. in caso contrario: sara sale su che sembra una pantegana incinta geneticamente modificata.
stiamo quasi per partire per la 24ore della parrocchia quando l’auto dei genitori di sara imbocca il viale e si ferma davanti alla mia forcella. scende sua madre, dolcissima come sempre.

-ciao bimbe, dove andate?
-a messa!
-a quest’ora?
-ma noi ci andiamo sempre a quest’ora, mamma!
-ma sono le 9:33, bimbe!

io comincio a realizzare, ma non voglio ammetterlo con me stessa.

-ma no, il mio orologio di “Mattissimo” fa le 10:33!
-ma ilenia, stanotte è scattata l’ora legale. non hai messo le lancette indietro di un’ora?
-no.
-e come mai?
-il mio orologio di “Mattissimo” è digitale. serve lo stuzzicadenti nel buchino. vado a prendere un samurai.

e mi allontano sconsolata, con la testa che sa di orologi, biciclette sgonfie e dormite sprecate. ma di righe bianche da fare, quelle no. perché io e sara eravamo in anticipo di un’ora per la messa legale.

son lì vicino,
se vuoi venire,
decidi tu!







21 giugno 2004

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
sono stata a parigi.

sta diventando una storia vera...

14 giugno 2004

ARRIVI E PARTENZE
cristobal, venerdì parto. solo 3 giorni. ma dopo, tutto sarà diverso. tranne mery terry: quella, porco cazzo, rimane sempre.

dolcemente viaggiare
rallentando per poi accelerare
con un ritmo fluente di vita nel cuore

28 aprile 2004

PERCHE' E' BREVE LA VITA DEL CRISTALLINO
sono giorni frenetici. mi sembra di stare nel video di madonna, quello che ha copiato da biagio antonacci. quello col time-lapse della superstrada americana e dei grattacieli fotonici. ray of light, ecco come si chiama.
la mattina mi alzo talmente presto che devo andare io a svegliare il gallo perche' canti. la sera vado a letto cosi' tardi che non ho neanche il tempo di guardare i reality show. ormai riconosco che giorno e' dall'odore dei cuscini: se sanno di verza cotta e' lunedi', se sanno di frittata e' martedi', se non sanno di niente e' mercoledi' e se sanno di provola affumicata e' giovedi'. per gli altri giorni, fortunatamente, ho ancora una casa a carpi. coi cuscini che non rancidano.
mi sembra di vivere sola: ormai in alloggio non ho piu' contatti sociali. ma se e' per questo anche prima. parlare con mery terry non puo' considerarsi contatto sociale. e' piu'... assistenza sociale.

ieri notte finisco di lavorare all'una. torno a casa quatta come una razza chiodata e mi incoltro. ma l'adrenalina circola ancora fitta come le ape-car sulla salerno-reggio calabria e non riesco a prendere sonno. cosi', peggio dell'amina di bellini, inizio a deambulare per il corridoio in cerca di pacificazione. ignara che di li' a pochi secondi avrei invocato le piu' suppuranti malattie oculari. per certe cose non basta l'ipermetropia. per certe visioni la cataratta innesca l'autocombustione. per certe proiezioni retiniche il nostro sistema immunitario agisce con degli spasmi che nemmeno le cervicalgie da ernia ti provocano. tu esci dalla tua stanza dopo un giorno di travaglio e ti ritrovi, dopo nemmeno 16 ore, a invocare corioretinopatia sierosa o coma vegetativo. nemmeno a medjugorie ci sono state tali reazioni isteriche. ecco, dopo lourdes e fatima, questa volta l'apparizione e' toccata a me.
esco dal mio uscio, appoggio i plantari nella valleverde delle piastrelle di casa. uno strano profumo solletica i miei dendriti nasali. se fossi stata bernadette, avrei sentito odore di rose e avrei visto una bella signora vestita di azzurro venirmi incontro. essendo nata ilenia, sento solo olezzo di solanacee. peraltro anche fuori stagione. continuo nel mio pellegrinaggio domestico e nella caligine che offusca il mio cammino ruoto il collo all'indietro. intravedo moti anomali. o animali. l'istinto di sopravvivenza mi impone di rigirarmi e scappare verso il primo pertugio raggiungibile. la mia pietas e lo stato di ottundimento post-lavorativo non rispondono ai richiami immunodeficienti. dunque l'olfatto e' solleticato, la vista titillata. ma non basta. non e' abbastanza per far scattare il senso del rischio. e cosi', ignara di essere esperiatura di incontri ravvicinati del terzo e quarto tipo, continuo l'esilio verso il frigorifero.

-ileeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

spero sia un incubo.

-ileeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

non puo' che essere un incubo

-ileeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

freddy krueger di merda, dove cazzo sei?

sono ancora di schiena. possiedo ancora la vista. ho letto la mitologia e so cosa succede a chi guarda la medusa. non girarti ile, non farlo. non sei perseo.

-ileeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

rispondo gandhiana alla provocazione e sottovoce cerco il dialogo

-porco cazzo, cosa urli a quest'ora di notte?
-ma perche' parli di zchiena?
-non ho voglia di vederti
-ma che ti sei 'mbazzita? dai, che tra di noi amiche non ci zono probblemi
-A: noi non siamo amiche; B: non ho voglia di conversare con te. per parlarti ti ho fissato degli orari e tu devi rispettare quelli.
-ma tu non hai fizzato nezzun orario!
-appunto
-zenti, ti devo ghiedere una coza che non ho capito
-quale, tra i triliardi di concetti che il tuo cervello non puo' afferrare?
-in ghe zenzo?
-nel senso che sui misteri del tuo cervello ci potrebbero fare un intera puntata della macchina del tempo
-zenti, non capizco gome devo piglia' zta medigina
-deo gratia! ti hanno trovato la cura? per eliminarti esiste qualcosa che arriva dove nemmeno il verderame puo' giungere? che medicina e'?
-mo' che gazzo digi... e girati che non riezco a gapi' che digi...

e' nei gesti quotidiani piu' semplici che si nasconde la pazzia. quando michael douglas ha il suo giorno di ordinaria follia, ce l'ha per strada. non ce l'ha in honduras tra le mangrovie o ad amsterdam in un coffee shop. ce l'ha mentre va al lavoro. un momento qualunque, un di' qualsiasi e... tac. parte l'embolo.
qualcosa del genere deve essere successo al mio, di grumo ostruente. perche' vittima di una follia che neppure erasmo da rotterdam avrebbe saputo elogiare, ho piroettato di 180 gradi e me la sono trovata davanti. e repentino si ammaina l'urlo.

-ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh
-mo ghe gazzo ti urli? non hai mai vizto una donna nuda?

nella tenebra che avvolge la mia casa un essere insondabile in costume adamitico si staglia in tutta la sua eposa pinguedine, nel suo concentrico cumulo di vera polpa di suino. la sua corpulenta stratificazione manderebbe in crisi il piu' puntiglioso geografo. nessuna mammografia, a meno che non ne esista una grandangolare, sarebbe in grado di ritrarre in meno di 120 pose la sua tettonica a placche. la lady godiva del busento cavalca a capello sciolto tra le maioliche di casa mia. il capello ora e' rosso e si intreccia ai peli delle braccia in un continuum spazio-temporale che non lascia scampo ai cardiopatici. non riesco a capire dove finisce la donna e dove cominci il megachirottero.

-teresa, porco cazzo, vuoi vestirti? se ti fisso per altri 5 minuti rimango offesa!
-nel tuo zenzo del pudore?
-ma no, razza di lampiride puzzosa... nelle mie capacita' di intendere e di volere!
-ecchessarrammai! pure tu zei fatta cozi'!
-se permetti... COL CAZZO, CICCIPUT!
-zenti, mo' non ezzere invidioza perche' io zo' piu' formoza di te!
-cristobal, ma sei rincoglionita nei villi intestinali? non potrei mai essere invidiosa di te a meno che non avessi il gusto dell'orrido!
-zenti... dammi una mano... non riezco a capi' gome devo piglia' 'zta coza...
-che e'?
-'na pillola
-per l'emicrania?
-no
-per il mal di testa?
-si'
-ma sei cretina? sono la stessa cosa!
-ah! allora no
-per che cos'e'?
-e' la pillola congezionale
-eh?
-la pillola congezionaleeeeeeeeeeeeee

pausa di riflessione. nella mia mente si susseguono tutta una serie di connessioni logiche che mi portano alla seguente deduzione: teresa tromba. corollario della deduzione: meglio che non si moltiplichi.

-allora teresa, vieni qua che ti spiego bene.
-tu zpiega, ze lo fai bene non lo zo. parli sembre ztrano tu
-lo so, e' una cosa nuova per te. si chiama I-TA-LI-A-NO
-come mio zio
-hai uno zio che si chiama Italiano?
-nooooooo, mo ghe c'entra! mio zio si ghiama luiso. pero' e' italiano
-non ti rispondo neanche perche' ho paura di inerpicarmi in discorsi che mi porterebbero alla morte. e poi luiso... che cristobal di nome e' luiso?
-come luisa pero' con la O
-non fa una piega
-beh, mi digi come si prende 'zta coza?
-ma non te l'ha spiegato il ginecologo?
-ginecologo?
-ah, scusa... ovvio che tu sia andata da uno zoologo...
-macche'! me le ha date mia cuggina!
-prego?
-a lei ci vanzavano
-ma non puoi prendere la pillola a caso! te le deve prescrivere il medico!
-zi', e mo' io devo zpendere dei soldi per farmi fare una rigetta? mia cuggina ha la cognata farmacizta e ne puo' avere quante ne vuole. adezzo a lei non ci zervono perche' e' incinta
-vedi di non fare lo stesso errore...
-zenti, quando la devo piglia' zta pasticca congezionale?
-si prende il primo giorno del ciclo e poi ogni giorno alla stessa ora per 21 giorni. si smette per 7 giorni e poi si ricomincia.
-fagile!
-beh, non e' complicato
-e quando voglio ave' un bambino gome faccio?
-questa e' una domanda che non ti dovrai mai porre. tu non devi figliare. e' contro la convenzione di ginevra.
-ma jenny vuole 'na famiglia!
-che si tenga quella che ha gia': padre, madre e 9 fratelli. direi che basta.
-pero' una piccola terezina...
-VADE RETRO SATANA! NON BESTEMMIARE! sai che se bestemmi ti succedono cose orribili?
-muoio?
-peggio
-vado all'inverno?
-peggio
-rimango fantazma?
-no. vieni cacciata dalla fattoria come il baffo da crema
-uh! poverino! no, non voglio!
-ecco, quindi vedi di seguire le istruzioni della scatola e di non dimenticarti nemmeno una pillola!
-vabbene. grazie ile'
-figurati. se posso fare volontariato... buonanotte
-zenti...
-che c'e' ancora?
-ma poi mi viene la nausea?
-beh, probabile che un pochino ti venga...
-ma quando ti viene la nausea non e' che perche' sei inginta?
-non necessariamente
-infatti. mia madre quando aspettava me non ha mai vomitato.
-ha recuperato abbondantemente dopo... quando ti ha vista appena nata
-chevvuodi'?
-senti, vai a dormire?
-zi', mo' vado che jenny e' di la' che mi azspetta. lo vuoi zalutare? jennyyyyyyy....
-NO NO NO NO NO: fermati! sono sopravvissuta a te nuda, non potrei resistere anche a lui.
-eh, lo so che jenny ti piage. invatti e' molto bello
-se sei un aracnofilo, si'...
-bero' tu a lui non piagi
-pazienza. me ne faro' una ragione
-allora non lo zaluti?
-guarda, gli dico ciao da qui. ciao jenny! ecco vedi? fatto
-buonanotte
-'notte. capito tutto della pillola, allora?
-perfeddamende
-bene. buonanotte.

e mi incammino verso il mio letto. ma un'ultima perifrastica stringe il mio padiglione auricolare in una morsa di dolore.

-jennyyyyyyyyyyyyyyyy... galmo, ho chiesto a ile': 'zta pillola la devi piglia' per 21 giorni e bazta... tranguillo che non t'ingrazzi... al mazzimo ti faccio fa la dieta di mia madre: cereali, latte e sopprezzata!

dopo queste parole l'unica immagine che riesca a descrivere il mio stato e' un quadro di pollock. anche se la soluzione migliore sarebbe impacchettare mery terry alla christo.

Mi sto accorgendo che son giunto dentro casa
con la mia cassa ancora con il nastro rosa
e non vorrei aver sbagliato la mia spesa, con la mia sposa.

24 marzo 2004

E.R: INIEZIONI DI FIDUCIA
Driiiiiiiiiiiin
-pronto?
-veh... 'scolta mo'...
-ciao mamma!
-stai bene?
-bene
-bene bene?
-si'
-ma sei sicura?
-sicurissima
-no dico, sei sicura di star bene?
-non bene...benerrimo
-ah
-perche', speravi nel contrario?
-no, e' che oggi son stata al funerale della cugina della nonna
-e se muore la cugina della nonna anche io dovrei sentirmi male? spiegami...
-ma, non si sa mai... sai, a volte il sangue...
-e poi dimmi: la nonna aveva una cugina?
-la nonna aveva 17 cugini
-come 17 cugini?e come mai io ne vengo a conoscenza solo ora? ti vergogni di me davanti al parentado?
-no.
-e allora?
-non mi e' mai capitato di parlarne
-in 29 anni di vita non ti hai mai venuto in mente di parlarmi di 17 parenti che mi potrei ritrovare tra capo e collo il giorno del mio matrimonio?
-ma tanto ormai te non ti sposi piu'!
-COME NON MI SPOSO PIU'?
-a 29 anni, cosa vuoi mai... quelli buoni son gia' tutti andati!
-ma mamma!
-e poi te lo sai...
-so cosa?
-ti ha mollato il moroso di prima... un ragazzo sano non vuole una ragazza che e' stata mollata dal moroso! pensera' che hai qualcosa di sbagliato...
-mamma, ti stupira' sapere che capita a tutti di venire lasciati...
-si', ma a te ti era andata bene una volta che non si era accorto dei tuoi difetti...
-guarda, so che ti sembrera' incredibile, ma qualcuno -non qualcuno di eminente ma comunque qualcuno- pensa che io abbia anche dei pregi
-tu non badare a quello che ti dicono le tue amiche. lo fanno solo perche' hanno pena.
-pena di che?
-sei li', sola, a 29 anni...
-mamma tu sei parente del cane dei vicini
-perche'?
-e' un bastardo
-ah, non e' un incrocio?
-si', infatti sta al semaforo...
-senti, volevo dirti che il funerale mi ha fatto riflettere
-sul senso della vita?
-no
-su quanto sia brutto perdere una persona cara?
-no
-sull'orrore dei cuscini funerari?
-no. sul mio
-sul tuo cosa?
-sul mio funerale
-prego?
-hai carta e penna?
-si', cosa devo scrivere?
-quello che voglio per il mio funerale
-ossignur
-ossignor. non fare la milanese: si dice "ossignor"
-ah, beh...
-prendi nota di tutto, eh? che poi quando sono morta non fai le cose come avevo voluto io
-tanto non puoi venirti a lamentare...
-allora. la bara la voglio come quella della lorenzina, di ciliegio. marrone.
-andiamo sul legno economico, eh? una bella bara dell'ikea no?
-perche', all'ikea fanno le bare?
-no, ma posso comprare un armadio, lo monto in self-service e ti ci fiacco dentro. magari se trovo una credenza con la vetrinetta vedi fuori... e' meno triste... l'unica cosa e' che mi devi avvertire in anticipo quando stai per andartene perche' devo avere il tempo di capire le istruzioni
-non fare la spiritosa, cuccarini! senti, il vestito...
-rosso fuoco? cosi' ti seppelliscono vicino alla casa del popolo!
-taci cretinetti! il vestito giusto e' quello nero che c'e' nell'armadio
-quello che hai usato al funerale di noris?
-no, questo vestito nero l'ho comprato apposta. se al becchino non piace o non riesce a infilarmelo, tu insisti, mi raccomando...
-figurati...
-la foto
-quale foto?
-da mettere sul santino
-non e' un santino mamma, non sei micca padre pio...
-beh, va bene anche per la lapide. la foto e' quella della tua comunione
-ma cazzo mamma, la comunione l'ho fatta 20 anni fa. se muori fra 100 anni ci metto una tua immagine giovanile?
-ma a me piace
-bla bla bla...
-chi era?
-papa' che ha preso in mano la cornetta...
-che dice?
-che mi seppellisci con la testa fuori cosi' fai a meno della foto
-un genio papa'...
-e poi se mi vengono in mente delle altre cose te le dico
-fai in tempo mamma, hai ancora una vita davanti!
-no, e' che domani c'e' il funerale di dimes
-un altro cugino della nonna?
-no, e' uno che abita due vie di la' da noi
-e lo conoscevi?
-no. ma vado a prendere ispirazione.

Sogno un cimitero di campagna e io là
all'ombra di un ciliegio in fiore senza età
per riposare un poco 2 o 300 anni



23 marzo 2004

VAI GIRARDENGO VAI GRANDE CAMPIONE (che se ti becca pollastri...)
nella vita ho avuto abbondanza di un sacco di cose: tute rosse (comprate dalla signora luisa al passaggio a livello), scarpe tarocche (adidos, mike), occhiali da sole (fondi di magazzino firmati ciao crem, ringo boys), felpe best company quando andava di moda l'american system, felpe american system quando andava di moda la champion, felpe champion quando ormai andava di moda napapjri e felpe diesel quando la benzina e' salita alle stelle (chi non l'ha capita vada direttamente in prigione senza passare dal via). ero una ragazza di tendenza, insomma. di tendenza a essere presa per il culo dai suoi compagni paninari.
se c'era una cosa, pero', che non ho mai dovuto invidiare a nessuno, e' stata la bicicletta. mio padre da piccolo ne aveva patito talmente tanta voglia che appena sono nata me ne ha regalata una. e' cosi' avanti negli anni. mai stata senza dueruote in vita mia. ma per comprendere meglio il meccanismo padre-figlia, dobbiamo fare un passo indietro.

bassa modenese, primi anni '40. mio padre ha circa 8 anni e a scuola fa un tema sulla guerra. il suddetto tema e' talmente scritto bene che mio padre vince un riconoscimento cittadino. tra i suoi compagni si sparge celermente la voce che il Premio sia nientepopodimenoche una bicicletta. e l'invidia serpeggia bastarda tra i banchi delle elementari. un po' come le anticipazioni sul vincitore di sanremo in sala stampa al sabato pomeriggio. mio padre, fan sfegatato di ciclismo, si prepara all'evento con molta emozione. mia nonna per l'occasione gli compra un paio di calzini nuovi. mio nonno brontola perche' secondo lui poteva andare con quelli vecchi. rigorosamente spaiati.
quando arriva il giorno di salire sul podio a ritirare gloria e lodi, mio padre vede il sindaco. da inguaribile ottimista sale tronfiamente sul palco.

-ed ecco il piccolo ferrari, figlio di ferrari, che ci ha raccontato com'e' la guerra!

gli intervenuti storcono il naso. primo perche' la guerra la stavano vivendo e non c'era bisogno di un tema infantile per capirla; secondo perche' il sindaco parlava in italiano e la gente capiva solo il dialetto.
in perfetto stile pavloviano, mio padre aspetta la bicicletta.

-ecco il tuo premio, caro piccolo ferrari, figlio di ferrari!

ed estrae una copia molto ben rilegata di... "LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO".
a colori, certo. ma senza pedali. le cronache locali raccontano che mio padre non seppe mentire. quando il sindaco gli chiese:

-allora piccolo ferrari, figlio di ferrari, sei contento? ci sono anche le figure!

mio padre si limito' a rispondere:

-cunteint gnanc un poooooooooo... me a vliva la bicicleta! in du ela la bicicleta?

(TRADUZIONE LETTERALE PER NON MODENESI: moderatamente contento, onorevolissimo signor sindaco! anche se la bicicletta sarebbe stata la mia scelta piu' istintiva, seppur dettata da un precipitoso affezionamento a manubrio e campanello! mi domando donde sia tale bipedale mezzo di locomozione! lei ha cognizione della possibilita' che esista in qualche luogo una bicicletta a me destinata in virtu' delle mie doti letterarie?)

il sindaco ci rimase molto male e cerco' di convincere mio papa' che leggere era molto utile.

-se', a sun sicur -disse il piccolo ferrari, figlio di ferrari -mo proveg te a ander a tor al pan a nov chilometri a pe' con un liber in man! sa faghia? al lesia meinter ca sun in fila a aspeter? o me spasia al cul s'am vin al caghet in dal tragit?

(TRADUZIONE LETTERALE PER I NON MODENESI: si', ne sono certo, pregiatissimo signor sindaco! e crescendo coltivero' le mie dotte passioni direttamente al circolo pickwick! ma la mia attuale condizione economica e lo scarso sviluppo panettiero di questi sobborghi mi obbligano ogni mattina a fare 9 chilometri a piedi per comprare il pane. capisce che e' assai piu' agevole recarsi nel forno con una bicicletta sotto al culo -ehm- sotto al fondoschiena piuttosto che con un libro in mano? che ne farei? lo finirei mentre sono in fila ad aspettare! e poi? se fossi colto da istantanea dissenteria lungo il percorso sarei costretto a usarlo per pulirmi... NO! non voglio nemmeno pensarci!)

fu cosi' che il sindaco infilo' il libro sotto il braccio di mio padre e lo spedi' giu' dal podio con un gesto... ehm... scaramantico.

pochi anni fa scovai quel libro. mia nonna era ancora in vita per potermi raccontare questa storia. e infatti, quando lo aprii, su ogni foglio vidi scritto "VOGLIO LA BICICLETTA! DOV'E' LA MIA BICICLETTA?". su ogni santa pagina. e pensate un po': quel libro lo trovai in soffitta. era infilato dietro il cerchione di una vecchia atala blu.

oh bici-cletta
10HP
tutta cromata
e' tua se dici si'
mi costa una vita

18 marzo 2004

MODERNI TEMPI DI MERY TERRY. COME CHAPLIN IN QUEL FILM.
ci sono gesti che faccio in maniera talmente automatica che ormai non me ne rendo neanche piu' conto: appendere la giacca sull'attaccapanni, infilare il cellulare nella tasca davanti della borsa, mettere la coca media di un macmenu nell'apposito supporto dell'auto, buttare i fazzoletti sporchi sul sedile del passeggero,vuotare la spazzatura il venerdi' mattina. questo mi consente, in caso perda il cellulare, di cercarlo come prima cosa nella tasca davanti della borsa. o nel supporto auto della coca. o sul sedile passeggero, sotto i fazzoletti sporchi. se non lo trovo e ho gia' buttato la spazzatura, so' cazzi.
la routine, per una persona oceanicamente disordinata come me, consente la sopravvivenza. cercare -e trovare- le stesse cose negli stessi posti, ti fa sentire a casa: la tua poltrona, le tue fotografie, i tuoi ricordi. per questo ho personalizzato la mia stanza a gorgonzola.
vivere a gorgonzola non e' facile: non tanto per l'ambiente, che come amenita' non ha nulla da invidiare a sesto san giovanni o cinisello balsamo. e' il co-inquilinaggio che rende laboriosa la permanenza in vita. quindi non c'e' da stupirsi se, dopo oltre 2 anni di co-abitazione con l'Innominata, ho arredato la mia stanza con quadri di un amico artista, fotografie, ricordi, poster di sergio cammariere. ho cercato di trasformare un tugurio in un moderno bengodi, il paese della cuccagna. ecco, al momento a me, di quella cuccagna, e' rimasto solo il palo. infilato provateadiredove.

ieri sera rientro a casa dopo alcuni giorni di trasferta: era da venerdi' che non dormivo a milano. saran state le 11 di sera che mettevo piede sul sacher suolo. e mi attende il silenzio. o piu' mi ottunde. sono abituata ad un contatto tipo fotocellula tra il mio pestaggio della prima mattonella di casa e il suono "ileeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee'!!!!".
invece nulla.
benedico la buonanima che ha acceso per me un cero a sant'antonio e filo dritta verso il letto, prima che si verifichi un contatto di un qualsiasi altro tipo. presumibilmente del terzo.
tutto tace. sulla porta della mia stanza trovo un messaggio amanuense:

"ile'? ile'? ile' siamo usciti a fa' un giro. giriamo un po' e poi torniamo! che ti devo parlare: cia', maria teresa e il suo fidanzato".

almeno una croce, cazzo. jenny -o genny- poteva almeno fare un croce per firmare l'incunabolo meryterryano. ma secondo me la borromea non gli lascia fare neppure quello. comunque piglio il reperto grafologico, accendo la luce, apro l'uscio e mi metto sul letto. peccato che qualcosa non mi torni. il profumo, innanzitutto. c'e' odore di drakar noir. e poi il piumone. il mio e' sempre stato verde, ora sono coricata su hulk che tira un pugno a capitan america. tra loro una chiazza gialla (dall'odore direi che si tratta di cera) impedisce di scorgere bene il post-bruce-banner. non ci sono piu' quadri appesi alle pareti. apro l'armadio e non vedo i miei abiti. i libri sono spariti.
finalmente mi tranquillizzo e mi ributto sul letto: evidentemente sto vivendo in un incubo e non mi sono ancora svegliata. pero', molto reale come nightmare! e poi dovevo essere molto stanca. non ho nemmeno fatto in tempo a infilarmi il pigiama. cosi' tiro su il cuscino, mi metto braghe e casacca e mi rilasso. cazzo, devo essere dimagrita: il pigiama mi sta largo. soddisfatta del mio regime alimentare, guardo verso il poster di cammariere. e vedo che non c'e' piu'. al suo posto troneggia una faccia da pugile con la didascalia "Tommy Riccio". in controluce scorgo segni di labbra sulla neomelodica gigantografia: indubbiamente qualcuno ha baciato tommy credendo fosse reale.

ORA: C'E' SOLO UNA PERSONA AL MONDO CHE POTREBBE BACIARE UN SIMILE AVANZO DI ALCATRAZ CONSIDERANDOLO FIGO. E QUELLA PERSONA E' FUORI COL FIDANZATO, AL MOMENTO.

ORA: CHE CAZZO CI FA TOMMY RICCIO COL PIANOFORTE DI CAMMY? SUL MIO MURO?

ORA: DOVE SONO I MIEI ABITI, I MIEI QUADRI, IL MIO PIUMONE?

E SOPRATTUTTO: DOV'E' IL MIO INCUBO????????????????????????

Fotogramma precedente: Ilenia ha una paresi e resta immobile al centro della sua stanza con un grosso punto interrogativo che le lampeggia sulla testa come un cero alla processione dei Turchi.

Fotogramma successivo: rumore di chiave nella toppa del portone d'entrata. Il punto interrogativo scompare, ilenia riprende possesso delle sue competenze motorie e si fionda come un ciotolo di fiume verso l'entrante.

-teresaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
-e mo' ghe gazzo ti urli?
-ciao ilegna
-jenny tu stai zitto che con me hai solo da rimetterci...
-va bbene, va
-teresa, dove porcocazzodiquellatroialadrazoccolamaialaimpestataassassina hai messo tutta la mia roba?
-non zo' i modi di barlare quelli
-quelli di chi?
-i tuoi! zei una maledugata
-scusa, questo e' un sogno? non siamo svegli, vero?
-zicuro che ziamo zvegli! ziamo andati a fa' un giro io e jenny! vero jenny?
-si'
-e ztai zitto che barli sempre, jenny!

guardo jenny e per un attimo ha lo stesso sguardo del volpino della pubblicita' della LAV. prima che disney lo scritturi per red e toby.

-teresa, perche' la mia camera ha subito una mutazione genetica?
-che ddici mo'?
-senti, io sono entrata in camera mia e non c'e' piu' nulla che mi appartenga. mi spieghi che e' successo?
-ma zei proprio una polentona, zei! tu non dormi piu' li'!
-come non dormo piu' li'? e dove dormo, di grazia?
-no, non dormi da grazia
-cretina, voglio dire: dove dormo ora? e perche' non dormo piu' li'?
-perche' mo' li' gi dorme jenny
-COOOOOOOOOOOOOOOOOSA?????
-zi', io e jenny abbiamo degiso di gonvivere
-ma sei deficiente? per caso i tuoi neuroni si sono trasformati in una colonia di nemertini?
-che so' i neuroni?
-sono quelli che fanno funzionare il cervello! ma i tuoi hanno chiramente lasciato tutto lo spazio agli aracnidi! nella tua scatola cranica ci sono talmente tante ragnatele che ci potrebbero girare il rocky horror! probabilmente nella tua scatola cranica ci vendono le scarpe di bata!
-guarda che io so' intelligente! per guesto jenny mi ama! e abbiamo degiso di vivere insieme
-senti teresa, convivere col proprio fidanzato significa vivere con lui e basta... non significa vivere tu, lui e una coinquilina!
-ma infatti sta goinquilina non c'e'!
-ma razza di anofele della potentinita', la coinquilina sono IO!
-perche', il tuo fidanzato viene a vivere qui? ah, no! tu non hai piu' il fidanzato! HI HI HI!
-tu sei l'al queda della tor velasca. tu sei una vanessa uscita da una crisalide geneticamente modificata. sei una lumaca con la bava al cimurro. sei l'embrione dell'Oms, la cellula staminale per il cuoio capelluto della mucca pazza. sei talmente snervante che potresti nebulizzare tutte le endorfine di zoff. se fossi vissuta in egitto al tempo delle piaghe, dio avrebbe compreso il faraone. se fossi stata al seguito di mose', le acque sarebbero rimaste chiuse per non farti passare. se fossi stata l'ochetta martina lorenz ti avrebbe guidato nelle sabbie mobili affinche' non ti riproducessi. o si sarebbe dato la colpa del tuo imprinting e si sarebbe ritirato a lourdes a promettere che non l'avrebbe rifatto piu'. hai capito o no che sei una dannazione per il dna umano?
-che hai detto? non ti ho zentito che ztavo parlando a jenny
-senti, razza di plancton cresciuto nel disastro della galizia... te lo chiedo una volta sola: dov'e' la mia roba?
-zenti, ile': la tua roba e' nel bogs di mia cuggina a busto arzizzo
-busto arsizio... e si dice BOX: B-O-X
-eh, busto arzizzo... c'hoddetto?
-busto ars... COME BUSTO ARSIZIO?
-eh, stalla'. e ringraziala che ti fa il favore di tenerlo e non ti fa neanghe pagare tanto d'affitto... so' gia' 5 giorni...
-stai scherzando, spero?
-no. che mica si fa gnente per gnente. l'affitto del bongs so' 200 euro al mese. qualcosa l'ho tenuto nella stanza mia... sta sul tuo letto
-come sul MIO letto nella TUA stanza? non mi tornano i possessivi...
-zi', perghe' jenny d'ora in boi dorme in stanza tua e tu dormi gon me. vizto che zei ztata cozi' cafona che non hai voluto fare a meta' della stanza gol mio fidanzato, mi sacrifico io e faccio a meta' io gon te...

a quel punto giro le ciabatte e me ne vado.

-e dove vai mo'?
-a telefonare
-a chi? al tuo fidanzato? ah no, tu non ge l'hai il fidanzato! HI HI HI!
-no, infatti. chiamo la tina.
-tina chi?
-lagostena bassi.

vedo che jenny, che in tutto questo tempo si era limitato solamente a muovere la testa secondo le direzioni cartesiane degli assi x, y e z, si accosta al labirinto auricolare di mery terry e le dice qualcosa. sicuramente le fa capire che deve ridarmi la mia roba e restituirmi alla mia stanza. meno male che almeno il 50% della coppia ha la spina attaccata.

-ah, ile'... prima di telefonare...
-eh...
-volevo di'...
-sputa, rospo del suriname!
-ecco... lo so che ti imbarazza ma... PUOI TOGLIERTI IL PIGIAMA CHE HAI ADDOSSO CHE E' DI JENNY? A LUI GLI SCHIFA SAPERE CHE L'HAI PORTATO TU! mo' lo laviamo subito, jenny: lo faccio bollire a 360 gradi col napisars.

un urlo. terrificante. un latrato umano si e' diffuso per i palazzi di gorgonzola ieri sera. e se sono viva a raccontarvi questi fatti, consideratemi come william holden nell'incipit di viale del tramonto.

questo amore
non e' una stella
che al mattino se ne va






07 marzo 2004

MERY TERRY ART DIRECTOR
due di notte.
uno squillo.
io dormo, a dirla tutta.
alzo il telefono.

-pronto?
-ciao ilenia, so' io!
-io chi?
-maria tereza!
-ah, dimmi!
-zenti, devi azzolutamende cambiare il templeit del tuo blog
-e perché mai?
-mo' non rombe cazzo e vai in gamera tua a rifarlo, zu.

e io così faccio. spinta dalla voglia di non ucciderla, le obbedisco. mi alzo e con gesti meccanici, abitudinari - benché a tratti abusivi - taglio, incollo, ridisegno. sistemo. altero. torno indietro. torno avanti.

ed eccoci qui. col nuovo template. a me piace. a mery terry, anche.

mi inquieta.

io mi capisco ne so qualcosa
ma non capisco se mi capisce

05 marzo 2004

CONTRAPPASSO OTORINOLARINGOIATRICO
venne quel venerdi'. quello in cui avrei dovuto farmi la A1 in compagnia di mery terry, scammy, burry, provoly e compagnia bella. e mi vedevo li', sigillata dai finestrini per il freddo intenso, alla guida della mia sportivissima auto con una molletta da panni sul naso. non tanto per emulare amy march, quanto per difendermi dal fetore delle casearie passioni della mia coinquilina. per quell'occasione, co-passeggera.
e invece un dio di un qualche tipo esiste. e la mattina mery terry mi chiama.

-pronto?
-si', chi e'?
-ciao ilenia, sono io!
-io chi?
-maria teresa!
-ah, dimmi!
-senti, io sono influenzata. non posso venire con te a carpi. ho chiamato il medico e viene a visitarmi oggi pomeriggio. preferisco stare a casa e riguardarmi. ci vediamo prossima settimana, ok?
-ok

riaggancio e mi accorgo che qualcosa non torna. chiamo mery terry.

-pronto?
-si', chi e'?
-ciao teresa, sono io!
-io chi?
-ilenia!
-ah, dimmi!
-senti... ma eri tu prima?
-prima quando?
-prima... al telefono...
-certo che ero io!
-eppure c'e' qualcosa che non mi quadra
-perche'?
-e' come se non fossi davvero tu. prova a dire "carrefour?"
-carrefour
-di' "sciopero"
-sciopero
-ok... dimmi "ho sentito"
-ho sentito
-ho pensato?
-ho pensato
-AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH! perche' non dici carrefu', sciobero, ho zentito e ho penzato?
-ah, no! non ti preoccupare! parlo strano perche' ho il naso chiuso! appena passa il raffreddore torno a esprimermi come al solito!

evidentemente esiste una forma di rinite che spedisce il muco e il catarro a lubrificare l'area di broca. devo dire che questa rinite e' una figata. speravo fosse cronica invece dura il tempo di uno starnuto. porco cazzo.

dopo quel weekend mery terry si e' presa le ferie ed e' andata 2 settimane dai suoi a potenza. due settimane in cui ho potuto dedicarmi ad ogni genere di attivita' che procura gioia. prima tra tutte stare in casa senza di lei.
ieri pero' era il MT Day: Mery Terry sbarcava alla stazione centrale e tornava a milano. io ero a cena quando e' suonato il campanello. apro la porta e vedo un muro: scatoloni, borse, valigie, sacchetti.

-babbo natale, o sei in anticipo o sei in ritardo.
-ma che babbo natale!
-se sei dell'ups torna da dove sei venuto!
-OVIESSE, non ups!
-c'e' solo una demente al mondo che puo' scambiare l'UPS con l'OVIESSE!
-...ileeeeeeeeeeeeeeeeeee'.......zo' io!

ok, e' mery terry. senza rinite.

-ileeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee'!
-eccalla'! come mi sei mancata! disse lei ostentando un affetto inesistente
-tu no! disse l'altra ostentando la sua faccia di merda
-dove sei?
-in ascenzore!
-questi pacchi sono arrivati qui da soli o camminando per la freschezza degli alimenti?
-no, li ha bortati su jenny!
-ah, la tennista?
-no, il mio fidanzato!

tra johnny e jenny il passo e' stato breve. tra johnny e jenny ho avuto un repentino deliquio.

-jenny?
-zi', jenny tiene pure la magghina!
-e ti e' venuto a prendere in auto?
-zi'
-in centrale?
-no, a botenza!
-prego?
-e' venuto ggiu' a gonoscere i miei!
-scuza, ma da quanto state insieme?
-ma un bel po'... zaranno anghe 30-32 giorni!
-e ti sembr... teresa, porco cazzo, vuoi uscire dall'ascensore che mi sento stupida a parlare con qualcuno che non vedo?

e' li' che sbaglio. io sbaglio quando credo che non mi aspetti mai nulla di brutto. se avessi attraversato la porta di stargate non mi sarei trovata in una dimensione cosi' straniante. si spalanca la porta dell'ascensore ed esce una parrucca nera.

-teresaaaaaaaaaaaaaaaaa.... allora esci?
-stoqqua!
-tu non puoi essere maria teresa... lei e' bionda!
-non biu'! ora sto mora come a tte!

presente quelle parrucche che si usano per fare i clown? quelle ricce ricce ricce tipo michael jackson ai tempi dei jackson five, quando jacko era cosi' piccolo che si sarebbe molestato da solo? ecco, lei aveva in testa una di quelle robe li'. con l'unica differenza che il bulbo del capello era saldamente inserito nella sua scatola cranica.

-senti capodoglio geneticamente modificato, togliti quella cazzo di roba sintetica che hai in testa che se pigli fuoco poi mettiamo a maggese tutta la campagna dell'oltrepo!
-guarda che quezti so' i miei gapelli!
-ma e' impossibile! nessun essere umano puo' avere un simile timballo tricotico per sua stessa volonta'! che ti hanno fatto?
-zo' andata dalla parrucchiera!
-ma la parrucchiera la fa di secondo mestiere, vero? di primo fa senza dubbio i folletti della vorwerk?! oppure sei rimasta in una lavatrice AEG mentre andava in centrifuga?
-sei invidioza
-di cosa?
-della mia bellezza
-ma hai bevuto dell'acquaragia e ti sei scolorita i neuroni a stare al sole?
-no, tu rogni perche' so' piu' bbella di te
-ma sei hai un culo cosi' grosso che se scoreggi in sacco di coriandoli e' carnevale tutto l'anno!
-tu sei invidioza dei miei gapelli e di jenny. berche' io ho il fidanzato e tu no
-guarda, per i capelli sorvolerei prima che io ti offenda e dica cose che andrebbero nel guinness dei primati
-pero' a jenny me lo invidi! e' anche zardagnolo!
-sardo, rimbambita! e poi dovrei vederlo prima!
-ma io qua ssono!
-qua dove?
-diettro gli scattolloni!

ed e' li' che fa capolino, da dietro una barriera cartonata, il piccolo francis sarrabusico: 1 metro e 20 senza rialzo nelle scarpe.

-teresa, ti serviva un nano da mettere in giardino?
-eh?
-piacere... ilenia
-piaccere: gennaro detto jenny
-con la j o con la g?
-con la jenny
-ah
-di dove sei, mio novello zola?
-di ccagliari.
-e come hai conosciuto maria teresa?
-l'agghio conosciutta a...
-jenny vai dendro a ziztemare le zcatole... boi barliamo!
-teresa che cafona...
-mo' non deve parla'... deve mette a pozto la robba noztra...
-nostra?
-zi'. l'ha pagata lui ma e' mia.
-chiaro.
-zenti ileeeeeeeeeeeeeeeee'...
-avanti, dimmi. perche' ho come la sensazione che mi stia pr roncolare tra capo e collo una mazzetta da minatore?
-volevo di'... stanotte jenny dorme qui
-ah! pensavo peggio... vai tranquilla, non c'e' problema... buonanotte
-non hai gapito. dorme con te
-COSAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA??????????? E' il tuo fidanzato, perche' deve dormire con me?
-perche' e' zconveninte se dormiamo inzieme! al ministratore del palazzo ho detto che e' il tuo fidanzato ma ghe faccio finta che zta con me perche' i tuoi zono gontrari al vostro amore! saro' romantiga?
-piu' che romantica mi sembri una deficiente con la patente A! e' il tuo fidanzato e io mi prendo pure la colpa di essere un'amante abusiva?
-mica vorrai che faccio la figura della poco di bbuono! mo' non rombe cazzo e vai in gamera tua.

mi dispiace solo una cosa di quella notte. di non aver centrato l'auto di jenny mentre paolo e francesca del sud volavano dal balcone della cucina. ma la prossima volta non sbaglio: sono iscritta a un poligono di tiro, adesso.

io ti capisco ne so qualcosa
esser civile come pesa.




04 febbraio 2004

NON C'E' PACE TRA LE MELANZANE
sono giorni pesanti. a ottobre mi ha lasciato il fidanzato, mi hanno segato una trasmissione, non mi funziona la pila della chiusura centralizzata, sono senza lettore cd, la lavatrice e' rotta, il frigo non si chiude, il riscaldamento non parte e ieri l'altro si e' fulminata la lampadina della mia stanza da letto. ora, considerato che:

-il fidanzato mi ha lasciato per una di matera, quindi me lo merito per tutto cio' che dico di mery terry e delle lucane e lo accetto di buon grado (anche se mi poteva almeno lasciare per una di montecarlo);
-essendo libera dalla trasmissione segata, ho potuto iniziarne un'altra che mi esalta;
-ho cambiato la pila del telecomando stamattina;
-il lettore cd non ho tempo di ascoltarlo;
-non uso la lavatrice ma lavo i panni sporchi a casa-carpi (mettere i propri abiti nello stesso cestello di mery terry scoraggerebbe anche il signor Napisan);
-c'e' talmente freddo in casa mia che se anche il frigo non si chiude il cibo si conserva ugualmente alla basse temperature del corridoio o della sala da pranzo. e comunque questo clima permette di avere un abbondante allevamento di pinguini nella zona tra il bagno e la cucina;
-il riscaldamento non parte perche' mery terry, per risparmiare, lo spegne quando arrivo a casa io (lei lavora fino alle 14. sta in casa dalle 14.30 a oltranza. col riscaldamento acceso. poi alle 21, quando rientro, ritiene di averlo utilizzato a sufficienza e va a dormire sotto 4 panni di pile e 11 coperte lanerossi);
-la lampadina l'ha sostituita il figlio della padrona di casa. insieme alla resistenza della washing-machine...

ERGO

potrei vivere una vita tranquilla

SED

l'insidia si cela sempre fraudolenta dietro la siepe piu' rada.

ieri sera ero accasciata sulla sedia in cucina. quella che serve a tenere chiuso lo sportello del frigo. non c'erano altre scranne libere in quanto che mery terry le aveva meticolosamente occupate con:

-le mutande da 0,50 centesimi che aveva acquistato con sua cuggina al Carrefu';
-una bambola da 0,50 centesimi che aveva acquistato per la bimba della nostra vicina. peccato che la bimba abbia 1 anno e che sulla bambola ci fosse scritto "giocattolo non adatto a bambini di eta' inferiore ai 3 anni". la bambola in questione si chiama Tonja ed e' la cugina polacca di 11mo grado di Tania che e' il palliativo sfigato della barbie. quindi si tratta di una reverse-reverse bambola;
-la spesa che aveva fatto con sua cuggina al Carrefu' e che implicava funghi secchi, salame, ricotta, burro, rognoni e cosce di pollo in confezione da 25;
-la sua chiappa destra su una sedia;
-la sua chiappa sinistra sull'altra sedia.

fanno un totale di 6 sedie. corretto.

-ileeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee'
-che vuoi?
-ti puoi alzare?
-devi aprire il frigo?
-no
-e allora?
-mi voglio zedere li'
-e io dove vado?
-in gamera tua
-ma veramente vorrei stare in cucina. che ne dici di spostare la tua roba dalle sedie e lasciarne libera qualcuna, grosso pistacchio con pezzi di mortadella?
-zitta che devo guginare!
-cosa?
-zalziccia imburrata
-cioe' la friggi nel burro?
-noooooooooo! che che ti sei 'mbazzita? la friggo nell'olio e poi per darle zapore ci zpalmo sopra burro frezco e maionese. pero' quella lit.
-lit?
-lit. quella fatta con lo iogu.
-ma come caaaaaaaaaaaaaaaaaazzo parli?

prendo la maionese e vedo che e' la mayo', quella fatta con lo yoghurt.

-questa maionese ? LIGHT perche' c'e' lo YOGHURT, squartatrice di caseifici che non sei altro
-abbunto! per quezto ci ho messo della panna dentro!

schifata e incapace di proferire qualsiasi suono, rimetto il vasetto sul tavolo.

-zenti, ti volevo domanda' un piagere
-dimmi. ma mi posso sedere mentre mi parli?
-zi', dai. intanto azpetta che devo controllare una coza
-sarebbe?
-se quella scema della cazziera mi ha segnato bbene tutti i prodotti
-e come fai?
-prendo lo zcontrino e controllo uno per uno se mi ha segnato i prodotti. non vorrei che me ne avezze zegnato qualcuno in piu'
-ma lo sai che sei una maniaca?
-ma che maniaca! io so' furba! che quelli del Carrefu' mica mi fregano a me!
-micca, con due C! fa molto emilia.

e si mette a spulciare tutto lo scontrino e tutti i prodotti: quelli alimentari li cancella con una riga rossa, gli altri con una riga blu. se lombroso avesse conosciuto mery terry, credo che avrebbe pensato di essere un fallito. credo che avrebbe cambiato mestiere, perche' incapace di decifrare la mente umana. se ed gein avesse conosciuto teresa, non avrebbe conservato resti umani in casa sua. il genere umano gli avrebbe fatto cosi' schifo che si sarebbe suicidato prima di diventare il serial killer numero 1 della storia moderna (rigorosamente in ordine cronologico, non certo di merito). ecco, io vivo con una cosi', che dopo aver trucidato una scontrino fiscale, ha anche il coraggio di chiedermi un favore.

-ecco! quella sdronza della cazziera mi ha segnato tutto giuzto
-e allora perche' stronza, scusa?
-perche' poteva zegnare qualcosa in meno!
-e certo! e prendersi una lavata di capo per fare un piacere a te!
-zenti...
-eh...
-venerdi' vengo a caza con te a garpi

svenendo ho picchiato la testa diverse volte: prima contro il frigo, poi contro la sedia e infine contro il pavimento. questo involontariamente. quando sono rinvenuta, l'ho molto volontariamente e ripetutamente scagliata contro la ghisa del termosifone.

-credo che mi sia sfuggito il momento in cui mi hai chiesto "posso venire a casa con te"? ti giuro che me lo sono perso...
-'nfatti non te l'ho chiezto. vengo e bazta.
-a casa mia no di sicuro
-ma nooooooooooooooooooo! che ti sei 'mbazzita? in mezzo ai tuoi? chissa' che zchifo caza tua! devo andare a trovare un mio cuggino che zta la' vicino
-ah! e dove, di grazia? a carpi?
-no. in un paese da quelle parti. mutena, credo.
-mutena non l'ho mai sentito. ma e' in provincia di reggio?
-ma no gretina! dalle parti tue, mica in galabria!
-MICCA CON DUE C, PORCO CAZZO! e poi 'sta mutena non so dov'e'. e poi per me "reggio" e' "reggio emilia"!
-perche' ci zta anghe reggio emilia oltre a reggio galabria?
-lascia perdere, agnostica topografica! sai dov'e' questa mutena? magari e' santa mutena ed e' sull'appennino, che so...
-no, e' mutena e bazta. forze che e' matena?
-non puoi telefonare a tuo cugino e chiederglielo?
-ghiamalo tu. io non voglio zpende soldi
-facciamo che allora ti arrangi e ci vai a piedi a questa santa mutena di 'sti ciupoli?

a quel punto, quando sto quasi per impugnare il coltello elettrico e ucciderla senza nemmeno attaccare la spina, squilla il suo cellulare.

-luiggi! proprio a te stavamo a parlare! gom'e' che si ghiama il paese tuo?
-modena? ah, ok. ed e' piccolo? che ilenia e' di garpi e non za dove zta 'sto paese.

riattacca.

-dige che si ghiama modena
-ma sei deficiente?
-e pecche'?
-MODENA, teresa. e' una provincia italiana. e' una delle maggiori citta' del nord. non e' un paesello, cristobal. e' una citta'!
-ehhhhhhhhhhhhhhh... voi qua al nord gredete di avere tutto piu' grande, tutto piu' bbello...

taccio. taccio perche' non ci sono parole. non ci sono parole perche' mancano completamente gli abboccamenti neuronali nel suo encefalo. e questa carenza e' nervosamente peggiorata dalla sicura presenza di una afasia nell'area deputata alle conoscenze geografiche.

-quindi venerdi' vieni a casa meco? (intendo mecojoni, ovvio)
-zi'
-senti, io vorrei partire verso mezzogiorno
-io no
-allora ciao
-io ezco da scuola verso le 2.
-allora partiamo verso le 2,30. vieni a cologno con la metro, ti passo a ritirare e via verso l'emilia.
-no
-allora ciao
-prima voglio fare zpeza
-di che?
-formaggi
-ma manco per la cippa di cazzo io mi faccio 2 ore in macchina con te e con le tue scamorze! e poi dalle mie parti produciamo uno dei formaggi migliori del mondo... PARMIGIANO-REGGIANO, mai sentito?
-zi', ma guello si zbriciola. devo porta' dei formaggi che mia mamma mi ha mandato daggiu' e gomprarne di nuovi al casificio
-e quindi?
-guindi mi vieni a prendere a cernuzco al casificio. e vuota il baule della magghina che c'ho degli zcatoloni da caricare
-non se ne parla. io sono a cologno. non torno indietro per poi ritornare a cologno per poi prendere la tangenziale e dirigermi a carpi.
-devi.
-ma hai capito proprio male
-vabbeh, allora partiamo alle zei.
-non esiste. partiamo alle 2,30. chi c'e' c'e'. i formaggi te li compri giovedi'.
-sei proprio una sdronza.
-ma come? a conto che ti faccio un favore!
-vabbeh, allora facciamo cozi': io vengo a cologno con la mia robba alle 4 ma non ti pago ne' la benzina ne' l'autostrada, vizto che ti faccio un piagere a venirti incontro...

adesso il nostro frigo si chiude. perche' ho preso mery terry, l'ho legata e ce la lascio contro come fermaporta. lo sportello del freezer, pero', e' aperto. e spiffera proprio in direzione del suo cervello. se si crionizza, magari, non produce danni.

La metro, i seduti di fronte
sono semplicemente gli avanzati
dal viaggio precedente
che andava dove vanno
tutti i presentimenti, eccetera.
In un soffio di porta, fa l'ingresso
la bella incatenata a testa alta

27 gennaio 2004

MERY TERRY E LA BYATT
uno dovrebbe essere contento di tornare a casa sua. perche' dopo una giornata di lavoro le persone normali non vedono l'ora di duepuntiacapoelencopuntato

-cavarsi le scarpe
-mettersi comodi
-cucinarsi qualcosa
-stare al calduccio
-coccolare il gatto. che magari ti vuole pure bene e ti si strofina addosso col suo odore di buono.

ecco, io nell'ordine ho questo duepuntiacapoelencopuntato

-non mi cavo le scarpe perche' il pavimento di casa nostra e' pack. nemmeno nel grande chiodo esiste nulla del genere. se un inuit venisse a stare da noi, ci chiederebbe come cristobal facciamo a non scivolare su quei lastroni li';

-mettersi a proprio agio, quando in casa ti gira un capovaccaio della serra di crispo (=mery terry), non e' facile. ti verrebbe piu' da metterti un'armatura che da infilarti le braghe del pigiama. o perlomeno una mascherina di quelle che da' l'alitalia in business: cosi' almeno non vedo la lucana deambulare per i vani di casa come la palla pazza che strumpallazza;

-cucinarmi qualcosa sulla nostra stufa, dopo che c'e' passato il ciclone bryger (=sempre mery terry), mi sturba. preferisco sostentarmi in esercizi di pubblico servizio. anche cinesi, se proprio proprio. o giapponesi. o thailandesi. o cino-nippo-thaila-vietnamiti;

-stare al calduccio, come avrete capito, e' un'utopia. casa nostra e' crionizzante. entro che ho 29 anni ed esco che, grazie alla conservazione delle cellule epiteliali operata dalle basse temperature, ne ho 28. se continua cosi' tra qualche giorno assomigliero' a tatu', il nano di fantasilandia;

-non ho gatti a milano. non li tengo perche' ho paura che rientrando a casa, un giorno, al loro posto troverei una teglia di coniglio. con tanto di sugo di casieddu. presente pozzetto in "ragazzo di campagna"? TAAAAAAAAAAC

questo e' cio' che mi accoglie al mio rientro. ed ecco perche' il mio tempo medio di percorrenza nella tratta porta del pianerottolo-porta della mia stanza e' inferiore a quello di vincent vittoz in coppa del mondo.
solo camera mia e' il mio regno. e' l'unico angolo dove mi sento protetta. e per evitare che corpi estranei e cellulitici vi si introducano, ho persino affisso alla porta una targhetta in legno con scritto "ILENIA". da interpretarsi come: lasciate ogni speranza o voi ch'entrate. sarebbe: se entrate, lasciate ogni speranza di non avere contusioni ed ematomi.
ecco: se tu metti questi EVIDENTI segnali di monito e poi QUALCUNO non li rispetta, scatta l'omicidio.
ieri sera nevicava e volevo starmene sul letto a guardare fuori, ascoltando un po' di musica. fa tanto romantico la mia immagine col pigiama di pile, i calzettoni fluorescenti anni '80, lo scialle di mia nonna, la bacchetta cinese nei capelli, gli occhiali con la stanghetta rotta, il trucco colato per il gelo e lo sguardo perso verso la stazione della metro. il tutto incorniciato da fiocchi di neve che scendono dietro il vetro spiaccicandosi sul parabrezza della mia 147.
ecco: io ieri sera questa cosa non l'ho potuta fare. mi sono bardata come una perfetta sfigata (con tanto di calzettoni e occhiali), ho infilato le cuffie nelle orecchie e ho attaccato il lettore cd portatile per fissare l'atmosfera outside.
non sento nulla.
riprovo.
zero.
riprovo.
cazzo, non va.
vabbeh che la neve cade silenziosa, ma il cd dovrebbe produrre suono. allora penso siano le pile. e siccome il mio lettore cd ce le ha ricaricabili, attacco il caricatore. il cd non va. scatta l'improperio (sempre da aggiungersi alla mia romantica immagine di cui sopra).

-eccheccazzo succede?
-ile'.... pazzavo diqqua...
-teresa?
-zi'?
-non hai bussato
-eh, guante ztorie!
-teresa?
-zi'?
-non hai chiesto permesso
-maro', che polendona
-teresa?
-zi'?
-questa stanza per te e' come l'area 51
-pazzavo diqqua e ho zentito che digevi porco cazzo
-veramente ho detto "che cazzo succede" ma il senso e' quello...
-checc'hai?
-carina a preoccuparti di me. ma credo che tu non possa fare niente per il mio lettore cd
-e' rotto?
-ah-ha
-succede
-lo so, ma stasera avevo proprio voglia di musica
-ti prezterei la mia radio ma non vorrei che la rompezzi...
-figurati. che strano pero'... quando venerdi' me ne sono andata il cd funzionava...
-quezto e' vero...
-mi ricordo perche' ho ascoltat... TERESAAAAAAAA!
-zi'?
-come fai a sapere che venerdi' funzionava?
-perche' l'ho uzato! ma quando sei cretina!

ecco la bile che come un geyser sale dal fegato direttamente all'esofago...

-scusa?
-ho gomprato un cd al carrefu' e lo volevo zentire!

...la bile sfiora teneramente l'epiglottide...

-ma tu non hai la radio?
-zi', ma se poi il cd non era bbuono e mi rovinava il lettore? sai, l'ho pagato 5 euro 'sto dizco, magari e' fallato!
-ma tu sei fallata nella testa! allora l'ultima a usare il lettore sei stata tu!
-zi'. poi mi e' venuta la rabbia.
-che sei idrofoba lo sapevo da prima, trionice lobotomizzata!
-e che e' 'sta trionica?
-una tartaruga, scoria radioattiva!
-beh, venerdi' volevo azcoltare il cd e ho prezo il tuo lettore. tando so dove lo tieni...
-e come faresti a saperlo, di grazia?
-perche' una volta ho zpiato dal bugo della zerratura per zcoprirlo!

...la bile ridiscende voticosamente verso il basso. colaestasi intraepatica...

-e quindi?
-quindi venerdi' sera ho preso il tuo cd ma non ho zentito niente. non capivo i tasti.
-teresa, spistolavi un po' e capivi.
-zi', ma ho penzato che avevi manomesso il cd per non farmelo uzare e mi e' venuto il rabbio.

...bile come il fijiama...

-ma perche' avrei dovuto manometterlo, ittero della magna grecia!
-per non farlo uzare a me! tu sei un po' stronza...

...la bile arriva ai condotti lacrimali ma non fuoriesce. nemmeno lei ne ha il coraggio...

-senti, mi spieghi come hai fatto a romperlo?
-inzomma, siccome ho penzato male, mi e' venuta la rabbia gon te e l'ho zbattuto per terra per farti un dizpetto.

...per non rovinarmi la vista, la bile precipita verso sud e tenta di fuoriuscire dall'ombelico. ma non trova un varco: la maglia di pile e' troppo resistente...

-teresa, adesso pero' me lo paghi
-eh no, cara! me lo paghi tu!
-prego?
-nella foga l'ho zbattuto per terra e c'era ancora dentro il mio cd. si e' rotto pure quello!
-ma tu sei da ricovero! ma tu devi cadere con una tanica di benzina nella fucina di un fabbro! tu devi fare i fanghi nelle sabbie mobili! tu devi fare l'aerosol con del benzene esaclorato! tu, tu, tu...
-e' golpa tua! polendona taccagna!
-senti, razza di piccione senza frenulo: mi dici che cd era, almeno?
-...
-teresa?
-non te lo dico
-subito o ti taglio i capelli con la fresa!
-b...
-B cosa?
-battisti. tutti i successi.

Un'ora di relax
con l'alta fedelta'
le luci basse
per cominciare
un posto comodo
la cuffia stereo
il disco ha fatto pochi giri e giu' si insinua il piacere
HI-FI
HI-FI


16 gennaio 2004

BLACK POWER
quando ero alle elementari avevo una sola cosa in testa: alessandro. ogni tanto mi distraevo e pensavo anche alle sue lentiggini. ma succedeva di rado. e se proprio avevo un rigurgito d'orgoglio e mi imponevo di non pensare a lui, pensavo se era possibile che terence si fidanzasse con candy candy. ma durava poco, perche' era un attimo che partiva il transfert e identificavo terence con alessandro e candy con me stessa.
5 anni impiegati todo modo, sospesa in un anelito d'amore che non mi ha mai procurato nemmeno un bacetto. cosi', tra un sussidiario che parlava di terrari e un libro di letture che parlava di bambine che aiutavano la mamma a fare pulizie, cominciai a maturare un'ipotesi: che fosse il mio aspetto fisico a non attrarlo. e durante un intervallo gli sottrassi il diario per vedere se ci aveva incollato fotografie delle sue donne ideali.
non mangiai nemmeno la mia merendina per scoprire un'atroce verita': alessandro attaccava sul diario solo fotografie di calciatori, automobili e scimmie. errore di tempi: quando l'adolescenza mi rese pelosa come lo scimpanze' della orfei, alessandro era gia' un ricordo. e forse le scimmie non gli piacevano neanche piu'.
a quel punto ingollai il mio buondi' sputando lo zucchero in granelli e mi ritirai al mio banco per deliberare qualcos'altro.
e toh? chi ti trova the final solution ai miei tormenti stilnovisti? mia madre. proprio lei, le genitrice.
in 4a elementare mi fece indossare il grembiule nero. tutte le altre bambine avevano vestiti rosa, felpe di holly hobbie, scarpe di vernice, calze decorate, capelli sciolti e nastrini. mia madre invece mi agghindava in questo modo: capelli legati, 2349 mollette per tenere indietro i ciuffi ribelli (quando studiavo non dovevo avere impedimenti tricologici alla vista), scarponi da montagna con 2349 lacci e grembiule nero. unico vezzo femminile, un colletto bianco che mi veniva legato dietro il collo. un po' come quei cani a cui si mette il cappottino scozzese. del perche' fossi obbligata a subire tutto questo, nessuno ne ha idea.
ovvio che alessandro, vedendomi cosi', mi preferisse i pan paniscus. l'avrei fatto anch'io. per un certo periodo mi tirai un po' su quando candy candy entro' alla saint paul school. anche lei doveva indossare un grembiule bianco e in piu' aveva un orribile fiocco sotto la gola. che se avesse dovuto baciare terence, sarebbe stato d'intralcio. pensai che se candy era figa in grembiule, anche io potevo conservare la mia dignita'. ma mi stavo prendendo per il culo da sola. in classe ero la barzelletta di tutti e il complimento piu' carino che mi facevano era "vecchina becchina".
voi direte: ma in un intero anno di 4a elementare, non hai mai pensato di cavarti quell'orrido grembiule 2 metri prima di entrare a scuola? saluti la mamma, fingi di entrare in aula, ma scatti furtiva in bagno e te lo levi.
bella scoperta! sono arrivati i geni, sono arrivati! per essere sicura che non avessi un lampo archimedeo del genere, mia madre sotto mi vestiva come una rom. avevo abiti talmente caritas che preferivo di gran lunga il grembiule. e poi aveva siglato un tacito accordo con la maestra che, se mi vedeva senza, avvertiva a casa. ora, cosa avessi fatto di male a quella puttana della maestra io non lo so. ma so che il mossad la sta ancora cercando per addestrare i suoi.
quando mi vedevo nello specchio della palestra avrei voluto impiccarmi al quadro svedese. quando il quadro svedese mi vedeva, si impiccava lui. quando vedevo alessandro correvo a nascondermi dietro le tende del teatro. quando alessandro mi vedeva diceva che avrei dovuto fare un film con dario argento. carino davvero.

straordinariamente alla fine della 4a elementare mia madre fu fulminata sulla via di damasco e rinsavi'. mi tolse il grembiule e mi mando' a scuola vestita come una bambina normale. per l'inverno successivo ebbi anche una gonna di velluto grigia, camicia a fiori e stivaletti gialli molto trendy. il problema rimaneva il loro abbinamento. e vi assicuro che, se anche avete una gonna grigia di velluto very fashion, abbinargli degli stivaletti gialli di pelle fa abbastanza schifo. soprattutto se sono otropedici. e io non avevo problemi ai piedi. erano gli stivaletti che erano in offerta.

neanche un minuto
di "non amore"
questo e' il risultato dei pensieri miei!

15 gennaio 2004

LA TRANQUILLITA' NON E' FIGLIA DI POTENZA
esiste una vita che travalica come manolo le pareti del mio appartamento milanese. pareti alquanto intrise di macchie di vino, oramai. esiste dixan che rimuove le macchie. ma non esiste nulla che rimuova quella macchia umana di mery terry dalla mia vita. oppure esiste e io dovrei scrivere bene come philip roth. o fare video come david lee roth. tra i due, francamente, continuo a preferire ziggie.
due sere fa ero a cena da un amico. modenese, anche lui trapiantato nella grande melanzana lombarda e ottimo cuoco. come a new york c'è little italy, cosi' verso porta genova c'e' little modena. quando ho visto cosa mi aveva preparato stavo per avere una crisi di gioia: quiche allo stracchino e pepe, penne radicchio e noci, gelato con cioccolato fuso servito in bicchiere di caramello da lui stesso coniato. un piccolo vetraio di murano, insomma. ecco, quando ho visto che avrei potuto mangiare queste cose, ho compreso che l'arte culinaria non ha litigato con il genere umano in toto ma solo con una fra i suoi rappresentanti peggiori. ma per quella sera mery terry era lontana da me.
dopo essermi riconciliata con l'artusi e il buonassisi, me ne torno a casa verso mezzanotte. e sulla porta l'amico mi consegna una scatola:

-mi faresti un favore? devo dare questi biscotti a bruno. li ha fatti mia mamma e lui li adora. la ricetta è segretissima. siccome so che lo vedi in questi giorni, ti spiacerebbe...?
-figurati! dammi qua la scatola. io bruno lo vedo domani e gli delivero i biscotti meglio dell'ups. o di fed-ex. che da quando ha sponsorizzato "castaway" non mi è più tanto simpatica.

e me ne esco di casa con la scatola di biscotti addosso. coccolandola come un bambino. perchè ho un compito importante da svolgere e perchè sono per bruno.
quando arrivo a casa, l'ascensore è fermo al quinto piano. buon segno. infatti rientro che tutto tace. cosi' mi tolgo il cappotto, appoggio la scatola di biscotti sul tavolo in cucina e mi infilo sotto al piumone verde. ahhhh... una notte serena. arcangela di un'indomani di giubilo.
e invece mi sveglio alle 8 perche' sento un tonfo.

-zcuza ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè
-che cazzo fai alle 8 di mattina?
-pulizco le penziline!
-pensiline? ci passa un tram in casa, adesso? si chiamano pensili, cittadina onoraria di ulan-bator!
-eh?
-niente. la tua patria. la mongolia.

e mi dirigo in cucina. anche perche' continuare il dialogo dai poli opposti dell'appartamento mi fa sentire in pieno vomero.

-teresa, porco cazzo, ti pare che devi pulire alle 8 di mattina? e poi perche' sei a casa?
-sciobero
-c'e' ancora sciopero dei mezzi?
-nooooooooooooooooooooo! eccheddici! io sciobero!
-fammi capire: tu da sola?
-zi'
-tu unica di tutto il tuo ufficio?
-zi'
-per difendere cosa?
-lo sciobero
-tu scioperi per difendere lo sciopero?
-nooooooooooooooooooooo! sciobero perche' mi zono ztancata degli scioberi dei mezzi. e allora sciobero.
-sai che in fondo in fondo, ma proprio in fondo, un senso in quello che dici... NON C'E'? ma che cazzo vuol dire che scioperi per lo sciopero?!
-e loro scioberano? e pure io! perche' loro pozzono e io no? eh?
-perche' loro hanno un contratto diverso dal tuo, razza di krumira della bistefani! ma ti senti quando parli o sono in sciopero anche le tue trombe di eustachio?
-di fallobbio!
-di falloppio?
-le trombe di falloppio so' nelle orecchie!
-le tue forse si'. e probabilmente sei nata da un parto auricolare. io e gli altri 7 miliardi di esseri umani, invece, abbiamo le trombe di eustachio nell'orecchio. mentre le tube di falloppio sono nel... insomma...
-nelle mestrovazioni
-MA NOOOOO! ma tu dimmi se io alle 8 di mattina devo mettermi a parlare con te di....
-non arrozzire! se non hai le trombe di fallobbio mica te ne devi vergognare! sei solo meno donna di me!
-ma ti è caduto un meteorite nel cervello o ti si è formato col calcare che hai nella materia grigia? e poi si dice MICCA con due C. a queste cose ci tengo.
-gomungue io sciobero. e ziccome non riuscivo a dormire, mo' pulizco i pensilini.
-i pensili, agnostica del dizionario! PENSILI!
-uffah, quando rombi il cazzo!

essendo che la conversazione prende binari che deragliano, e soprattutto ragliano, vado a farmi la doccia. quando sono un bel donnino tutto pulito, vestito, truccato e pettinato, mi infilo la giacca e faccio per uscire.

-cazzo! i biscotti di bruno!

e rientro in cucina per prendere la scatola.

-ciao teresa, vado! e mi raccomando: non ascoltare troppa musica, che magari rimani incinta! sai, con le tue trombe di falloppio...
-cia'... e gomungue buoni i tuoi bizcotti!

siccome avevo preso un certo slancio per uscire di casa, alle parole "buoni" e "biscotti" freno senza ABS e lascio la sgommata sul pavimento.

-ne hai assaggiato uno?

inizia a sfregare il lavandino

-na hai mangiati due?

asciuga il lavandino meglio di una rotowash

-ne hai mangiati... diciamo... 3?

inizia a sistemare in ordine di grandezza le pentole.

-teresa, io adesso faccio una cosa. appoggio la scatola dei biscotti sul tavolo. e non la voglio aprire. la apri tu. se li' dentro non ci sono tutti i dolcetti per il mio amico bruno, considera che ti stacco tutti gli organi vitali, li mischio e poi chiamo il palazzo a giocare all'allegro chirurgo.
-maro', come sei permaloza!
-non mi dirai che li hai mangiati?
-zi'
-quanti?
-tutti
-tutti tutti?
-tutti tranne quelli al cocco. facevazo zchifo. allora li ho buttati.

gail devers. sono arrivata alla pattumiera in un tempo di reazione che non avrebbe avuto nemmeno una gazzella di thompson davanti a un leone.
quando sollevo il coperchio, i biscotti di bruno sono li'. sbriciolati come il fondo della torta allo yoghurt della cameo.
un urlo gorillesco risuona per tutto il palazzo. dalla palestra che sta sotto di noi sono uscite in tuta da ginnastica le sessantenni che si riabilitano la colonna vertbrale. che con la fascetta in testa sono tali e quali a barbara bouchet.

-comincia a correre
-coza?
-comincia a correre. perche' stavolta se ti prendo ti cambio cosi' tanto i connotati che puoi persino andare ad alassio a concorrere per miss muretto. sempre che prima non ci sbraghi la tua faccia contro.
-ecchessarrammai!
-ma quei biscotti non erano per me! erano per il mio amico bruno! e adesso come faccio? gli dico che li hai mangiati tu?
-eh no, eh? gli dici che te li zei mangiati tu! facevano pure szchifo!
-accelera
-eh?
-accelera. perche' se ti piglio ti lancio come un giavellotto contro un vetro antiproiettile. e continuo a oltranza finche' non si incrina
-gomungue ne ho mezzi altri
-COSA hai messo DOVE?
-ho mezzo altri biscotti nella zcatola. il tuo amico non vedra' la differenza.
-si', ma la sentira'! e che biscotti hai messo?
-oro saiwa
-oro saiwa?
-zi'. ztavano in offerta al carrefu'.
-al carrefour? baratti dei biscotti fatti in casa con dei saiwa del carrefour? teresa...
-zi'?
-o ti butti giu' dalla tromba delle scale o ti uccido con le mie mani
-di fallobbio
-che dici?
-le trombe di fallobbio

di fronte a una roba del genere, che senso ha mantenere ancora la fedina penale pulita? me lo dite voi?

E di un mondo tutto chiuso in una via
che ne sai?

13 gennaio 2004

IL LIBERO ARBITRIO DELL'ASCENSORE
se mi ricordo bene, dio deve averci dato qualcosa tipo il libero arbitrio. e da qualche parte dovrei avere conservato un briciolo di capacita' di distinguere le cose giuste da quelle sbagliate. dovrei riuscire a interpretare i segni che dio mette sul mio cammino per percorrere il retto sentiero della vita.
se mia madre mi dice che sono cerebrolesa, che non faccio mai niente di utile e che una figlia come me e' una disgrazia, interpreto questi segni come--> piovera'. quindi esco di casa con il k-way e l'ombrello. mia madre, effettivamente, e' un tantino meteopatica.
se il mio gatto barabba non mangia i bocconcini di pollo e i crocchini della catsan, interpreto questi segni come--> mi faccio un toast. perche' vuol dire che nessuno e' andato a fare la spesa e quindi, oltre al mangime felino, manca anche quello umano. presumibilmente anche il prosciutto cotto per il toast.
se arrivo a casa all'una di notte dopo una serata fuori e il portone e' aperto + l'ascensore del mio palazzo e' gia' bell'e che pronto li', a pianoterra, interpreto questi segni come--> non salire. ti aspetta qualcosa di orribile.

trovare l'ascensore a pianoterra, per me, e' foriero di cattive avventure. significa che il destino mi sta preparando a una scena tempestosa e che, per meglio dispormi all'evento traumatico, mi addolcisce la pillola serbandomi minuscole cortesie. e' un po' come quando entri dal tuo bancario di fiducia che ti sorride, ti apre la porta, ti fa accomodare e poi ti vende i bond parmalat. la stessa cosa.
il destino mi ha fatto trovare il portone aperto, l'ascensore pronto e poi...zac. chissa' cosa si cela tra i sifoni del mio appartamento. e' in quei secondi tra l'una e l'una e due minuti che si gioca il futuro della mia stabilita' mentale. con la porta del lift in mano, posso ancora decidere se trascorrere la notte fuori o affrontare un'esperienza ai confini della realta'. il problema e' che, data la stanchezza e il freddo che rallenta vistosamente i feedback tra emisfero destro e sinistro, faccio la scelta errata. prendo l'ascensore e decido di rientrare. l'attimo di esitazione e il sudore freddo ce l'ho di nuovo 3 munuti dopo, quando devo salomonicamente decidere se mettere piede sul pianerottolo o scappare altrove. poi rimango fedele a me stessa e imperterrita infilo la chiave nella toppa. apro.

-boeing.... boeing...

rimango sulla soglia.

-c'e' qualcuno?

-boeing... boeing...

non riesco a distinguere la voce. sembra un essere umano, una donna forse. ma con un materasso al posto della lingua. o con 3 etti di ghiaia al posto delle gengive.

-c'e' qualcuno? chi e' che parla?

istintivamente mi preoccupo. forse e' successo qualcosa. forse mery terry sta male. forse qualcuno si e' introdotto in casa nostra per rapirla ed e' svenuto sul pavimento, tramortito dal suo aspetto fisico. che funziona meglio di un antifurto beghelli. o del cartello "attenti al cane".

-teresa... sei tu?

nessuna risposta. nell'oscurita' vedo un'ombra scivolare nel corridoio come nancy kerrigan.

-boeing... boeing...

boeing? cazzo, disastro aereo. un familiare di mery terry ha preso un 747 ed e' rimasto vittima di una catastrofe. prendo lo slancio per arrivare il prima possibile all'interruttore, accendere una luce sul caso e capire cosa fare.
fotogramma precedente: eseguo un balzo da tigre del caspio.
fotogramma successivo: subisco un male da caduta post triplo-tolup.
fotogramma intermedio: nel dirigermi al reostato, sento mancarmi le mattonelle da sotto i piedi, parto in parabola ascendente e volo come oksana baiul prima verso il lampadario, poi rapidamente verso terra. e inizio a derapare a velocità supersonica.
credo sia passato un pico-secondo tra il mio scatto verso il pulsante della luce e la mia scivolata lungo tutto il corridoio. meno male che ho dato una craniata contro il muro e mi sono fermata. non senza aver abilmente acceso la luce con il naso mentre arrivavo in picchiata sulla carta da parati.

-che porco cazzo succede? questa e' la volta buona che tiro una bestemmia
-boeing... boeing...

mi giro. anche per capire il motivo del mio volo. in casa non diamo la cera e non capisco come sia stato possibile planare a quella velocita' su un pavimento che, ormai, non ha granche' da dire.

-boeing... boeing...

quando realizzo cio' che e' successo, spero di essere pacman. un essere virtuale. perche' lo scenario che mi si prospetta davanti e' peggiore della stempiatura di kevin costner in waterworld.
una distesa tipo slame invade le piastrelle. un sentiero di blob verdicchio/violastro, praticamente una fluorite allo stato liquido. e in questo sentiero di mattoni gialli si erge lei, la dorothy gale della lucania. colpa della botta subita, non riesco a capire dove mi trovo e cosa stia succedendo.

-teresa... cos'e' questa roba per terra?

lei si gira e ha le pupille iniettate di sangue. poi, proprio davanti ai miei occhi, subisce una mutazione. da dorothy del mago di oz a teresa macneil. e sputa una colata lavica color vesuvio e tocchetti di pizza.

-teresa, porco cazzo, vomiti?
-boeing...boeing...

mi capacito. comprendo che avevo fatto uno slalom speciale su cio' che rimaneva della cena di mery terry. mi ero arrabattata per 10 metri nel vomito della mia coinquilina.
a quel punto mi ergo come la fenice e le branco il collo. la trascino nel bagno e le ficco la testa nel water.

-ma sei ubriaca?
-boeing...boeing...
-che cazzo vuol dire boeing?

le tiro fuori il cranio dal cesso per udire meglio. ma nella rissosita' del gesto mi rimane tra le dita una ciocca di capelli. le ho strappato almeno 5000 bulbi. pazienza, riattenderemo con ansia anagen, catagen e telogen.

-anche se non sei piu' nel tuo habitat naturale... parla! che e' successo?
-volio iocale a boeing kobe quado errrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrro a boteeeeeenza
-vuoi giocare a boeing come quando eri a potenza? ma ti sei ubriacata durante una seduta di re-birthing? mi sei diventata new age?
-palla... palla... tira...
-teresa, cos'e' il boeing?

sono io a quel punto che regredisco verso la mia eta' piu' felice e mi sovviene del boeing. il gioco della palla che tiravi al tuo avversario divaricando due manici legati a due corde. e lui a risbattertela indietro. essendo un gioco deficiente e senza grossi colpi di scena direi che senz'altro ha contribuito alla crescita ludica di maria teresa.

-perche' vuoi giocare a boeing?
-elo felixe... andonio...
-antonio? chi e' antonio? il tuo amore potentino?
-andonio... pozzo iocale a boeing? nooo? pecche'? io di amo! tell'ho leggalato io il boeing e tu zi iochi con assunda!

flash-back, campo lungo: maria teresa di anni 6 regala il cleverissimo gioco boeing al suo fidanzatino antonio. ed essendo che suddetto game permette la partecipazione a due soli giocatori, antonio sceglie la fichetta assunta e lascia la grattachecca maria teresa. che circa 30 anni dopo, negli eccessi dell'alcol, oltre agli alimenti della cena, non riesce a trattenere i ricordi.

-ma perche' hai bevuto cosi' tanto?
-mi hano detto ccccche errrrrlllla analccccchhhhholico...
-cosa?
-un vino
-ma un vino e' per forza alcolico, razza di bonarda!
-ma non l'havevvvo mai zentittttooooo
-che vino era?
-lambruto
-lambrusco?
-e' il vino ccccchhe bevi tu. volevo bere chuello che bbevi tu

e ci siamo di nuovo con l'emulazione. ma almeno io quando prendo le ciucche le prendo sapientemente: o di rum o mischiando birra con muller thurgau e grappa e chianti. micca pizza e fichi.

-ma hai mangiato almeno?
-bizza. andonio.... boeing...
-senti, sei messa peggio di una capanna cinese dopo la rivolta dei boxer. vieni che ti porto a letto.

sono buona si', ma non l'ho svestita. gia' ho fatto snowboard tra i suoi succhi gastrici, gia' le ho retto il capino mentre finiva di espellere la cena. se poi la devo vedere anche in mutande, scusate, a vomitare inizio io. cosi' le infilo il pigiama grigio topo-morto sopra gli abiti e le piazzo il piumone alla benemeglio addosso. la chiudo a chiave nella sua stanza e ci piazzo davanti l'armadio. in modo da arrestare un'eventuale successiva eruzione vomitanica.
e alle 2 di notte, inizio a fare raccolta differenziata di cio' che rimane di una pizza che, almeno sul menu' del ristorante, doveva sembrare gustosissima. solo che ora, dopo i processi di fusione e sublimazione, non ha niente di accattivante. e nella ridondanza di una pazza che continua a urlare BOEING...BOEING... tiro fuori il mocio e capisco che il resto della settimana non puo' che essere migliore.

E tu una volta su,
osservi la tua stanza.
Tu la tua nella quale
oltre il disfare e il fare
si delineano cose
appena, appena verosimili.



08 gennaio 2004

SE UNA NOTTE D'INVERNO UN SOGNATORE
ok, ci siamo. tra pochi secondi la porta dell'ascensore si spalancherà e io ripiomberò nella mia dimensione infraterrena. non so se sono pronta. sono 15 giorni che non vedo mery terry e non ho un gran presentimento. diciamo che mi avvicino di più a quello che sentiva gesù il venerdì santo più che a quello che sentiva tardelli quando tirò quel calcio ai mondiali dell'82.
e fare il check delle valigie non aiuta. sto tergiversando inutilmente per non dover varcare quella soglia. ma il destino, nella peggiore delle sue forme, mi viene incontro.

-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè

eccola lì, la pantera scabbiosa della val d'agri. il rafano del vallo di diano. eccola lì, in tutta la sua carboidratica prepotenza, nello strabordare di forme tipico della zona tra rapolla e barile. prima che il suono della sua voce arrivi alle mie trombe di eustachio, l'odore proveniente dalla cucina tramortisce la mia parete nasale mediale. ed è subito sera.

-porco cazzo, mi vuoi fare entrare almeno, balenottera anfibia?
-endra, endra...
-ma come cazzo fai a sopravvivere sulla terraferma? non senti nostalgia dell'oceano? non hai voglia -che so- di onde, spruzzi, tsunami... di annegare?
-cheddici, mò?
-chiedevo. a volte i desideri si avverano. io ho spento tutte le candeline della torta di compleanno in un soffio solo. pensavo.
-tenevo voglia di vederti!
-beh, 50%. io manco per la cippa di cazzo.
-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè
-ma perchè ogni volta ti perdi nei vocativi? non puoi passare direttamente al dunque quando ti rivolgi a me? tanto non ti ascolto a prescindere
-ecchevvuodì "a brescindere"?
-lascia perdere. cosa vuoi?
-volevo raggondarti i miei regali di natale, ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè
-raccontarli mi sembra eccessivo. fossi in te manderei una missiva direttamente al P.O Box di stephen king. altrimenti ci sono il telefono rosa, la caritas... ma per te è meglio la LAV. io, ti assicuro, non sono la persona adatta ad ascoltarti.

e mi incammino verso la mia stanza. è solo a metà del corridoio che mi accorgo che mery terry è attaccata alla mia gamba e tenta inutilmente di trattenermi ai fornelli.

-vieni avvedè! ho imbarato una nuova rigetta mentre eroggiù!
-che cazzo è? tacchino ripieno al maiale con more e ribollita di contorno? scamorza in salmì con burrata sciolta al forno e cotenna di san daniele a guarnire? frullato di vitellone con gallina lessa e frittata di uova di struzzo?
-ma nnnno! eccheddigi! è molto buono quello che zto fagendo!
-ma tu dimmi, sinceramente... esiste una qualche cazzo di alchimia culinaria emetica a cui tu non abbia ancora dato forma in questa casa? esiste la rara possibilità che io non debba avere il reflusso gastrico ogni volta che solo PENSO alle barbarie che deve subire la nostra stufa smeg? o bompani o quelcazzocheè?
-bompiani... no bompani.

miracolo. mery terry sa che esiste una casa editrice, peraltro prestigiosa, che si chiama bompiani. è lì che svengo. almeno credo. perchè quando mi risveglio sono sul mio letto.

-ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè, zei zvenuta
-sì, mi ricordo che hai citato la bompiani, la casa editrice... come fai a conoscerla?
-noooooooooooooooooo, eccheddici? bompiani, le gucine a gaz. le fa mio zio. sò tarocche di quelle vere, le bompani. ma coztano molto meno. c'abbiamo la fabbrica vicino melfi. zi vede la fabbrica dalla ztatale.

ah, mi sembrava. e mi addormento. come assopita da un odore che non conosco. come rapita da un'essenza anomala, che mi conturba i sensi e mi crea scompensi.
e fu sera e fu mattina. primo giorno dal rientro.
la mattina seguente, appena sveglia, continuo a sentire quell'odore. e capisco che non fa parte di una fase rem quanto piuttosto di una fase rom. di mery terry. sono le 6 e nella mia camera l'olezzo è insopportabile. tra il mio comodino e il mio cuscino s'alza imperioso un aroma di pregio ottenuto dal mix fruttato di muffa, escrementi, catarro e pus affinato in barrique di rovere. una sola spiegazione.

-teresaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
-echevvuò?
-che cazzo di porco cazzo di odore c'è qui? che cazzo di porco cazzo hai fatto in mia assenza?
-vedi che zei proprio ztronza? non ha aberto il mio regalo di natale!
-regalo di natale?
-zì. te l'ho lasciato zotto al guscino.

è lì che mi sento una merda. perchè io a lei non ho regalato nulla. e la puzza che ingurgito è il premio che mi merito.

-scusa teresa, posso aprirlo?
-abrilo. zta llì dal 19 digembre. da quando sei andata in ferie.
-mi dispiace. averlo saputo, lo aprivo il 18!

con gli occhi di bambi e il senso di colpa di eva, alzo il guanciale e scopro l'arcano. quando le mie cornee si abituano alla visuale, si susseguono una serie di fenomeni che non riesco ad elencare nell'ordine cronologico esatto. non se sia partito prima il conato o la bile o mery terry dalla finestra.

-UARGHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH
-bello eh?
-ma teresa, porca di quella otaria infibulata, questa è scamorza!
-zì, è diggiù! me la zò fatta zpedire da mia madre prima di natale e te l'ho mezza sotto il guscino, cozì quando tornavi la trovavi e avevi una bella zorpreza! zei felice, ilèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè? non è una bbella zorpreza?

già, sorpresa. come quella che devono avere avuto i vicini quando, verso le 8 di quella stessa mattina, hanno trovato il suo corpo imbavagliato nel cassonetto dell'umido. con una mela in bocca, ovviamente.

Chi rubò la mia insalata?
Chi l'ha mangiata?
E rincorrerti sapendo quel che vuoi da me.

15 dicembre 2003

INVERSAMENTE PROPORZIONALE ALL'AMORE
di cose per le amiche se ne fanno. dio bon, se se ne fanno.
circa 15 anni fa la bene si era messa con un tizio, lello. carino e completamente cotto di lei. il che lo rendeva ancora più carino ma molto meno reattivo. uomo stuoino, insomma.
come regalo per il loro primo mese di fidanzamento -il mesiversario- la bene aveva deciso di dedicargli una maglietta. a testimonianza del loro amore, suddetta t-shirt doveva recare codesta scritta: "life is moments. now, me and you together, is one".
oltre la tristezza della scritta, c'era una tristezza ben più grande. il fatto che dovessi realizzarla io, inquantoche la bene non aveva tempo. eccola lì l'ilenia, che sotto l'acqua va all'oviesse e compra un set da 3 t-shirt uguali a 9.900 lire. 3 magliette azzurre come il cielo. e come gli occhi di lui. non certo come il cielo di quel funesto dì. pioveva chediolamandava. che la mandava giù con l'idrante.
sempre sotto l'acqua, e in bicicletta, andai all'eliotecnica redeghieri per i colori da stoffa. dovevo amanuensire l'amoroso aforisma. di tutti i colori da stoffa esistenti nel mondo che si estendeva fino alle colonne d'ercole, l'unica tinta rimasta al signor eliotecnico redeghieri era il marrone. merda, esattamente color merda. che poi vogliate dire nutella, caffè o torta sacher, il risultato non cambia. sempre color merda era. oltretutto era quel colore da stoffa che quando lo stiri si gonfia e diventa gommina. e il rilievo aumentava visibilmente la sensazione che fosse merda. ma il tempo stringeva e la maglietta anche. quindi dovevo passare all'azione.
mi misi sul mio tavolo dei compiti con la fruitoftheloom bella stesa perpendicolarmente al lampadario. e col barattolino di colore iniziai a compitare "life is moments e cazzate di seguito". piccolo problema: pioveva, ve l'ho detto prima. e uno dei fenomeni più diffusi insieme al temporale è il blackout. dunque, mentre stavo compitando "now" (e quindi ero già a metà dell'opera), la luce improvvisamente scompare. e io mi ritrovo a sbavare. annaspo nell'oscurità come helen keller fino a che il contatore non torna a svolgere il suo mestiere. e ricomincia a girare. ma quando finalmente la luce riappare, al posto di "now" c'era qualcosa di anomalo. un vocabolo onomatopeico tipo slot, sbam, sgurz, prot. quelle robe che appaiono nel telefilm di batman con adam west.
porca troia. la maglia era sbavata.
ma io avevo la confezione da 3 e quindi c'era la vaga possibilità che potessi rimediare. illusa. ti devi sempre aspettare l'insidia in una confezione 3x2. la seconda maglietta era fallata. c'era una macchia di varechina che nell'azzurro della maglietta sembrava l'atollo di mururoa. impensabile utilizzarla. già allora andava bene per gli esperimenti atomici. così la spedii al giovane chirac.
terza maglietta. the last e sicuramente the least: e tra poco capirete perchè. suddetta maglietta non aveva falli e quindi potevo operare. in totale solitudine, mentre fuori divampava un acquazzone che ricordava quello di forrest gump in vietnam.
ora, se ero stata brava a comprare 3 magliette, non ero stata sufficientemente arguta da acquistare 2 -dico 2- colori da stoffa. anche perchè il signor redeghieri non ne aveva più. e per quello che traspariva dalla situazione e dalla confezione, non mi rimaneva scampo. come nel cinema, buona la prima. o scrivevo di getto e senza dispersioni cromatiche, o rovinavo un'unione. perchè non avevo più colore. (negli anni a venire avrei ampiamente dimostrato la mia capacità di rovinare le mie unioni. ma c'è sempre la speranza di biancaneve e il principe+i sette nani).
iniziai a sillabare "life is..." e fino alla fine andò tutto bene. soddisfatta del mio lavoro, però, in un delirio di onnipotenza, pensai che la scritta andasse ARRICCHITA. ci voleva un decoro liberty ad impreziosire l'amore della bene.
inutile dire le mie scelte grafiche, alla faccia della sberla, non erano gaie. la maglietta risultò orripilante. talmente raccapricciante che la impacchettai subito per non vederla. ero contenta perchè avevo operato per saldare il fidanzamento della mia migliore amica con l'uomo della sua vita, ma il risultato non era granchè. mi avviai in bicicletta per consegnarla alla benedetta, affinchè gioisse ad avere un'amica impegnata e impegnativa come me.

EPILOGO
per quel mesiversario lello ricevette un paio di ray-ban.
2 mesi dopo la bene lo mollava nei giardinetti dietro il teatro di carpi. senza chiedergli indietro i ray-ban, però.
ora la bene è sposata con roberto, che è veramente l'uomo della sua vita e che ha i persol.
e la maglietta azzurra, con quella scritta emblematica, per i mesi successivi alla vicenda mia madre l'ha più spesso utilizzata a dar giù la polvere ai mobili. imbibendola di legnovivo.
devo dire che il colore cacca, nonostante i ripetuti lavaggi e strofinaggi, resistette a lungo. inversamente proporzionale a quell'amore.

Il sole ha cancellato tutto

27 novembre 2003

IL MIO DESTINO SCRITTO NEL GRASSO
ho capito solo ora quale sia la mia missione nella vita. ora che, a fianco di mery terry, riemergono ricordi del mio passato elementare.
avevo 6 anni e mi affacciavo al mondo della scuola. non immaginavo certo che avrei speso il lustro successivo nel tentativo disperato di farmi amare da alessandro. credevo che sarei andata lì per imparare qualcosa. e in effetti imparai a suon di palate nei denti che alessandro non mi avrebbe cagato mai. forse di striscio, un giorno che gli serviva copiare il compito di storia su romolo augustolo.
avevo abbastanza amichette a scuola ed ero considerata una bambina buona. d'altronde, con quei lunghissimi capelli castani che mi coprivano il sedere, ero notevolmente l'imago anticipata di edoardo palomo in "cuore selvaggio" (R.I.P).
ma io vengo da carpi. il regno della moda. il regno delle bambine che vanno alle elementari con golfini ricamati e nastrini nelle maniche. e ogni tanto mia mamma mi imbombonierava anche a me, accorciando, allungando, adattando e riparando i vestiti dalla signora eudora, genitrice della mia compagna di classe laura.
laura puzzava. nessuno voleva stare in banco con lei. nessuno voleva giocare con lei. tutti volevano soltanto la sua merenda, perchè era talmente ricca che potevamo sfamarci tutti. stria (una specialità carpigiana), gnocco, salame, a volte anche la cotoletta. ovviamente laura era grassa e schiva. ma era buona. e disegnava daddio. la calligrafia era da adelmo da otranto. se avessi saputo allora cos'era un ingegnere, avrei pensato che sarebbe diventata un ingegnere. ma a 6 anni mi limitavo a pensare che sapeva disegnare daddio le cornicette di fine-esercizio-di-matematica.
insomma, finito l'intervallo, nessuno stava con lei. e al pomeriggio, per fare i compiti con lei, nessuno si offriva. quando era a casa malata, nessuno che la aiutasse a recuperare. e come ti va a finire questa piccola fiammiferaia di inizio anni '80? semplice. finisce che entro in scena io. squintata, ma entro in scena. inizio vagamente a diventarle amica. poi mi accorgo che è una bambina molto speciale e parto con l'invitarla a casa mia. mentre mia madre perpetrava la spola con casa sua per farsi riparare abiti dalla signora eudora.
poi, un giorno, le coup de theatre. laura mi invita a casa sua. e notoriamente casa sua era un covo di puzza. se passavi davanti al cancello la sentivi. ma io accettai. perchè anche a 6-7-8-9-10 anni dovevo dimostrare che ero la pulzella del mio quartiere.
quel giorno arrivai a casa di laura con 1 biro (la biribiko, quella a 12 colori) e 1 quaderno. poca roba. in modo che se avessi dovuto scappare per qualche emergenza olfattiva, non ci avrei messo troppo a recuperare i miei effetti personali.
misi piede nella sua cucina e vidi un enorme pentolone bollire sul fornello. capienza almeno 10 litri. di acqua, pensavo io. di altro, avrei scoperto con mio sommo reflusso gastrico.
ci mettiamo a tavola a fare il compito di bricolage: fiori con fil di ferro. quelli che poi pucci nel colore che quando si secca crea una sottile pellicola trasparente. roba che non riucivo a pucciare niente senza creare grumi. quando non creavo buchi.
laura invece era bravissima, così delicata nell'intingere e nel seccare. come cristobal faceva, poi?
a un certo punto, divincolatasi dai rifacimenti sartoriali commissionati da mia madre, entra la signora eudora. e scoperchia la pentola.

-vuoi sentire, ilenia?
-cos'è, signora eudora? (educatissima da piccola. un piccolo gioiello di bontà. la pollyanna della pianura padana).
-è una mia ricetta. a laura piace tanto.
-certo, signora eudora, molto volentieri, signora eudora. (sì, ile, però ci hai rotto il cazzo con tutta 'sta gentilezza). se piace alla mia amica laura, piacerà tanto anche a me.

la brava signora eudora estrapola un succo bianco con un mestolo. e mi fa bere l'intruglio direttamente da lì. la reazione allergica è immediata. tipo bill murray in "osmosis jones".

-bleaurgh (dug a pony)
-non ti piace?
-mi piace molto signora eudora. è che scottava!

buona sì, ma cogliona micca tanto. sapevo mentire per una buona causa. e la buona causa era non offendere la signora eudora. e principalmente salvare il mio duodeno.

-sai cos'è? te lo fa mai la tua mamma?

VOLEVO DIRE-> no, non me lo fa perchè è troppo impegnata a venire qui a farle cucire i miei vestiti.

MA DISSI-> no, ma le dirò di farmelo al più presto! (o al più pesto)

-ma signora eudora... cos'è?

-è grasso di prosciutto lessato e sciolto!

eccallà. questa signora eudora, quando non accorciava i miei abiti, passava il tempo a squartare prosciutti crudi, ritagliare il grasso e tenerselo da parte (non esattamente come sally davanti a harry). poi lo cuoceva e se lo magnava, facendo penetrare il puzzo nei follicoli piliferi di sua figlia. e io guardavo laura che, in quest'aere lipidica, intingeva con grazia buonarrotica i suoi fiori nel colore. e pensavo che forse l'avevano chiamata laura perchè il giorno che nacque, sua madre, aveva cotto dei tronchi di alloro.

la rividi negli anni e continuammo a frequentarci, io e laura. e alle medie mi regalò un altro di questi momenti topici. ma in questo preciso istante non riesco a scriverne. ripensare a quel pentolone colmo di grasso di prosciutto mi ha ipnoticamente fatto venire voglia di andare a guardare il wc dall'alto al basso. un po' come mi succede ogni sera. quando rientro a casa.

Quel gran genio del mio amico,
con le mani sporche d'olio
capirebbe molto meglio
meglio certo di buttare

25 novembre 2003

LA NATURA E' DALLA SUA PARTE. NONOSTANTE L'ESTETICA
milano esplode quando piove. se piove forte, va in delirio. se piove forte e la metro si guasta, eccoti scene di isteria collettiva. se piove forte, la metro si guasta e straripano i canali, arrivano i caschi blu. ecco, ieri a milano pioveva fortissimo, la metro si è guastata, il canale è straripato e io in casa c'avevo sempre mery terry. ditemi voi se non dovrei uscire e fare come michael douglas in "un giorno di ordinaria follia".

la scena è quella di una ragazza di 29 anni che rientra sotto l'acqua con:
-1 valigia
-1 borsa della mandarina verde, ormai logora
-1 sacchetto della spesa (ovviamente di carta, umidiccio e in procinto di crepare. con l'elevata possibilità di far cadere il cibo lungo la tromba delle scale. preciso come un geometra sul pianerottolo del signor caruso e quello della signora vitale)
-il cellulare appeso per un filo (quello dell'auricolare, n.d.a)
-le chiavi dell'auto
-le chiavi di casa.

non ce la faccio, non ci riesco. non ho sensibilità corporea e non riesco a individuare quale arto stia tenendo in mano le chiavi di casa. suono. apre nessie.

-e marò, guanda roba!
-mi dai una mano? prendi almeno il sacchetto della spesa?
-zì.

e lì, in quel pico-secondo che il sacchetto passa dalle mie braccia alle sue, che suddetto sacchetto si rompe. e il signor caruso, ieri sera, si è fatto di sicuro le bruschette col mio pane toscano a fette. perchè quando sono scesa a recuperarlo, non c'era proprio nulla da recuperare. una scala di facoceri c'ho, ecco cosa.

-ghe hai gomprato?
-cose...
-cose cosa?
-cibo. quello che tu non sai riconoscere perchè non lo vedi. lo ingurgiti senza passare dal via.

e si mette a vuotarmi la spesa.

-fermaaaaaaaaaaaaaaa!
-ghecc'è?
-non puoi toccare i miei generi alimentari!
-e pecchè?
-di dove sei, tu?
-bodenza
-e qual è l'altra provincia della lucania?
-...
-comincia con MA
-madera!
-ecco. in quale provincia si torva scanzano jonico?
-madera! ci zta mio cuggino!
-vedi? lo vedi che sei radioattiva? come diceva celentano...
-con le pinne, fugile ed occhiali?
-no, idiota! quello era edoardo vianello! come diceva celentano... stai lontana da me! vai in camera tua a guardare incantesimo!
-ma non ci zta ingantesimo di lunedì
-e allora vatti a vedere qualcos'altro. mangiati lampredotto e cotiche, spolvera le ragnatele che hai nel cervello, leggi qualcosa. ecco, leggi le etichette dei tuoi maglioni. o le istruzioni del tuo epilatore elettrico. chiama isabella, fai quel cazzo che vuoi ma non starmi a raggio mentre cucino
-non pozzo
-non puoi cosa, metcalfa pruinosa?
-non pozzo ghiamare izabè
-e perchè?
-sta male
-o poverina, e che ha?
-l'esaurimendo
-ah giusto, se tu sei la causa. quindi hai mano la soluzione: disintegrati e lascia in pace isabella. e anche noi.
-ha l'esaurimendo ed è a caza dal lavoro
-e tu la vai a trovare?
-no
-come no?
-e se mi viene pure a me?
-ma micca è infettivo! una persona con l'esaurimento ha bisogno di vedere amici, uscire, divertirsi... vabbeh che con te non c'è proprio nulla di cui ridere, però almeno le fai compagnia
-ma io la gompagnia ce l'ho già
-sè...la compagnia delle indie?
-no, maria stella.
-e chi è?
-e la ragazza che zta di sotto dai caruso. è arrivata un meze fa e ziamo divendate amiche. ora usciamo inzieme. izabella non la voglio vedere più.
-ma guarda che sei peggio di... come si fa a... ma ti rendi conto che... ma come cristobal ti... (quando non mi capacito delle cose, inizio a bofonchiare, n.d.a). ma da dove esci? dal lago di van in turchia?
-ma gome parli? mò vado. zcuza ma devo andare giù da stella. mi ha mandato un zmz che ha fatto le bruzchette...
-le mie, cristobal!

cosa ci vuoi fare? a saperlo prima, le iniettavo dell'elleboro nero. ma di questi tempi non saprei dove andare a coglierlo. sarà che anche la natura è dalla parte di mery terry...

Ma che colore ha?
Per fuggire via da te Brianza velenosa -

12 novembre 2003

QUESTIONE DI DNA (tormento ed estasi)
le bambine normali prendono tutte le migliori caratteristiche dalla loro mamma. benedetta è bella come sua madre, sara è intelligente come sua madre, silvia è dolce come sua madre, paola è spiritosa come sua madre, barbara è allegra come sua madre, monica è affettuosa come sua madre. ilenia ecco, ilenia... ilenia tormenta i gatti come faceva sua madre.
da che sono piccola ho sempre avuto dei gatti. e nessuno ha mai avuto un nome decente: da cioppi a barabba, dalla musina a mino il rapacetto (R.I.P). quei gatti lì mi han sempre fatto credere che fossero morti per le cause più strane: cioppi, reincarnatosi nel gatto friciu della sara, non riuscì a sconfiggere l'asma. la musina fu investita da un vecchio in bicicletta. mino perì di rogna e vecchiaia. in realtà secondo me non sono morti. secondo me hanno vuotato i loro cassetti e lasciato un biglietto sul pianoforte (o sulla mensola del camino) con scritto

"me ne vado.
mi merito una vita da felino.
addio.

p.s= quando dico felino, non intendo il salame" .

non che io abbia pianoforte. non che io abbia camino. nè tantomeno che io abbia una mensola. è solo che in tutti i film, quando uno se ne va, lascia una lettera in suddetti luoghi.
ebbene, alla dipartita dei miei gatti seguiva l'ingresso da neofita di altri cuccioli. i quali, come rito d'iniziazione, venivano sottoposti alle più rozze barbarie. anche ora che ho 29 anni benedetta mi rimprovera tutte le torture che ho inflitto ai miei pets. roba che neanche al museo di san gimignano ne hanno traccia (P:S= a san gimignano (SI), oltre alla vernaccia , c'è un museo della tortura, n.d.a).

1)MODALITA' MAMMA ELSA: si prende il gatto e lo si avvolge con del nastro adesivo da imballaggi (quello marrone). ABILITA' ACQUISITE DAL GATTO: rizzare il pelo non appena sente parlare di post-it. CONTROINDICAZIONI: quando lo scotch glielo togliete.

2) MODALITA' IL SECCHIO: si prendono le zampe anteriori del peloso, le si infilano fra quelle dietro e si fa fare una capriola al gatto. ABILITA' ACQUSITE DAL GATTO CON TALE ESERCIZIO: non farsi prendere le zampe anteriori. CONTROINDICAZIONI: se il gatto ha un forte senso dell'equilibrio, vi graffierà anche se gli gira ancora la testa.

3)MODALITA' SINDROME DI STOCCOLMA: si prende il gatto o lo si mette in una situazione pericolosa: su un cornicione, appeso per una zampa, sulle strisce pedonali. nel momento di massimo pericolo lo si salva, facendo credere al povero anmale che siete il suo salvatore e che vi deve la vita. ABILITA' ACQUISITE DAL GATTO: capire che lo salvate, ma anche che siete quella stronza che l'ha cacciato in quella situazione. CONTROINDICAZIONI: quando il gatto avrà la dissenteria, non ci penserà due volte prima di mettervi in una situazione di...

4)MODALITA' COSMONAUTA: si lancia un gatto da un divano all'altro del salotto per fargli provare l'ebrezza del volo. ABILITA' ACQUISITE DAL GATTO: non vomitare durante la tratta. CONRTOINDICAZIONI: se avete un divano solo.

rileggendo queste righe, mi viene un sospetto. che mino, che io stessa ho seppellito, abbia simulato la sua defunzione. in realtà deve aver ingerito qualche sostanza tipo quella di romeo montecchi e finto la perdita delle attività vitali. dopodichè, a notte inoltrata, sarà uscito dalla fossa in giardino ed emigrato nella sua bat-caverna, un po' come antohony hopkins nell'ultimo zorro. effettivamente ce lo vedo a disseminare M sui muri della città con i suoi artigli da rapace. eh, sì.

N.B= nel corso della lavorazione di questo post non sono stati inflitti maltrattamenti agli animali. prima, ma mooolto prima, sì.

Indifeso ma per gioco.
Dolce caro sempre amico.
Maledetto di un gatto,
maledetto di un gatto!

05 novembre 2003

L'ABITO FA L'OLANDESINA
dato che ci stiamo avvicinando al natale, colgo l'occasione per parlare di abiti di carnevale.
per i miei abiti di carnevale avrebbero dovuto istituire una Lega Pro Vivisezione. e invece tutti a pensare ai volpini e alle pellicce, mentre alle robe che mi toccava mettere al martedì grasso niente. dai 2 ai 5 anni sono sempre stata vestita da cappuccetto rosso (probabilmente mia madre, non potendo ancora comprarmi tute, ha ovviato come poteva). solo che sapendo di dover far durare quel costume per anni e anni, quando avevo 2 anni mia mamma mi comprò un cappuccio rosso che ci stavamo dentro io, mia cugina, mio cugino, la mamma, il lupo, la nonna, il cacciatore e i 3 porcellini. e c'era anche spazio per voi c'entrate.
non fu una tragedia, anche perchè non ne ho il ricordo. c'è solo qualche foto che ancora gira in casa e che, per uno strano fenomeno di autocombustione, stranamente va a fuoco.
in 1a elementare era importante farsi notare. le feste sono il primo meccanismo di socializzazione e -come dice kate all'ambasciata canadese che non le rilascia il passaporto- "l'appartenenza a un gruppo è fondamentale". ecco, in 1a elementare e fino alla 4a mia mamma mi ha vestito da "bella olandesina". avevo gonna, camicia, giacchetta e cappellino. la gonna era nera, da bidella altoatesina. infatti sul bordo era inserita un'elegante passamaneria con stelle alpine. ora, che cazzo ci facciano delle stelle alpine in mezzo a dei tulipani non lo so. probabilmente sono frutto di innesti geneticamente modificati tra i suddetti tulipani e le piantagioni di marjuana.
la camicia era bianca, con le frappe e assomigliava a quella che porta rick schroder nel "piccolo lord". e per fortuna che io non avevo anche quell'orrido caschetto biondo alla nino d'angelo.
il bolerino era arancione, color caco. con ogni probabilità ottenuto pigiando i cachi in un enorme tino e lasciandoci in ammollo il mio bolerino per 72 ore. ed era di velluto. quindi impossibile da lavare. e caldo come lo scaldasonno imetec. che se per caso si sfilava in piazza coi carri e c'era il sole, io puzzavo di sudore anche se non avevo ancora fatto lo sviluppo.
ma il cappellino, ah, il cappellino... era da vera olandesina: di pizzo bianco e con le punte all'insù. c'era dentro il fil di ferro e lo potevi modellare come vuoi. finchè è resistito quel cappellino, sembravo una bella olandesina. a volte mi chiedevano anche se mi avanzavano dei punti della mira lanza.
quando però il fil di ferro del cappellino iniziò ad arrugginire, il bel copricapo di trine si trasformò in un potenziale portatore di tetano e dovetti buttarlo via. anche se ormai faceva pendant perfetto con il bolerino da caco.
senza cappellino, quindi, non sembravo più un'olandesina ma piuttosto la sorella scema di heidi.
in 5a elementare si passò a vestirsi da vecchia. con un grembiule di mia nonna e un cuscino sulla schiena per simulare la gobba. un bastone, il fazzoletto in testa e la voce flebile e sibilante da assenza di kukident.
ovvio che in 5a elementare, alla festa di carnevale, non cuccai una bella cippa di nessuno.
alle medie andava il punk e per 3 anni mi vestii da punk. borchie, catene, vestiti stracciati, trucco da misfits e scritte offensive su giubbotto tipo "alessandro sei scemo" "asino chi legge" o "vai a quel paese".
al liceo smisi di travestirmi anche perchè, con tutta la peluria che mi stava venendo su e gli ormoni che impazzivano, o andavo in borghese e sembravo ceetah, o passavo dall'estetista e spendevo la paghetta in cera d'api. e comunque sembravo la pina fantozzi.
solo un anno, non ricordo quando, mi vestii da genio della lampada di aladino. forse sara e benedetta si ricordano. dovevamo andare tutte e 3 a una festa e il tema era "personaggi disney". benedetta si vestì da strega di biancaneve, sara da cappuccetto rosso (già la vita ci aveva unite senza dircelo) e io da genio, appunto. avevo una maglia turchese e i pantaloni della tuta di mia madre. mi ero legata una fusciacca in vita e infilate le pantofole. per fare i muscoli mi ero messa dei gavettoni pieni d'aria sotto la maglia in modo che simulassero bicipiti, tripicipi, trapezio, muscolo e chi più ne ha più ne metta. avevo preso una cuffia di lattice da nuoto color turchese e ci avevo fatto un buco in mezzo. me l'ero ficcata in testa nascondendo i capelli e dal buco avevo estratto un ciuffo di capelli che sembrasse quello del genio di aladino. poi mi ero COMPLETAMENTE DIPINTA LA FACCIA DI BLU. tonalità blu puffo. con l'aggiunta di qualche anello e orecchino, ero perfetta. ovvio che quella sera non beccai una cippa. solo uno che era vestito da doccia, tipo ralph macchio in "karate kid", abbozzò l'idea che aprissimo una conversazione dietro la sua tendina. ma quando capì che ero una donna, mi disse che avevano tolto l'acqua e non se ne faceva niente. tanto per dire quanto sembrassi femminile.
quella sera chiusi per sempre la mia carriera di travesta amatoriale. ora, se dovessi riprendere per un qualche motivo, lo farei solo a pagamento su viale zara.

Senza trucchi tu sei
molto bella e più giovane.
Non discuto però
le tue scelte più libere.

04 novembre 2003

PERCHE' MIA MADRE AVEVA UN CHE DI VALENTINO. GARAVANI.
in famiglia non si è mai navigato nell'oro. ma nemmeno nella melma. devo dire che i miei genitori non mi hanno mai fatto mancare nulla e che sono stata una bimba amatissima. e meno male, perchè per i miei primi anni di vita i maschi non mi cagavano manco per la cippa. a 4 anni amavo un bambino che mi abitava di fianco e che per dimostrarmi il suo affetto mi rinchiuse sul balcone di casa sua. e lui dentro a giocare col fratello. tanto per dire.
ora, a quell'età micca ti chiedi perchè. te lo chiedi verso i 10 anni e ti dai delle ragioni.
ecco, ora che di anni ne ho 29, le ragioni le ho trovate eccome e vanno tutte fatte risalire a mia madre. e alla signora luisa del passaggio a livello.

io abito nel bronx di carpi, in un quartiere che per arrivarci devi prima aspettare che si sollevino le sbarre della ferrovia. quando finalmente anche la littorina più antica dell'emilia romagna ha fatto il suo corso, i parenti e gli amici possono venire a casa mia. in prossimità di quel passaggio a livello, in un buco immobiliare che non saprebbero inventarsi nemmeno in calabria, commercia la signora luisa. che più che una merciaia sembra apu dei simpson. in 1 metro quadrato tiene oggetti e abiti e giochi e creme e mutande e pancere. e forse anche pantere. tu le chiedi un reggiseno della 6a color carne in lycra e il bordino anatomico ed ecco che lei si inerpica sulla scaffale come un kataklò e te lo tira fuori senza incertezze.
dunque, la signora luisa, negli anni '80, vendeva tute da ginnastica a prezzo modico. e mia mamma ME LE COMPRAVA TUTTE LI'. le tute. tutte le tute.
il problema è che la signora luisa non ne aveva un grosso assortimento. o le compravi rosse della S, o le compravi rosse della XXl. risultato? io avevo sempre una tuta rossa alle ore di ginnastica. della S. per la gioia di mia zia, la cui gigantografia campeggia nella sede della CGIL di carpi. non solo, mia zia è sempre stata in lista in tutte le case del popolo dalla provincia. insomma, vedere sua nipote in tenuta marxista le dava un orgoglio pari soltanto a quello di sentire me che cantavo "bandiera rossa".
per 5 anni di elementari ho sempre fatto ginnastica con quelle maledette tute rosse che non avevano nemmeno un ricamino. costavano 8.000 lire, me lo ricordo ancora. un prezzo da veri compagni. però allora io non sapevo nemmeno cosa fossero i comunisti e soprattutto ho sempre odiato il rosso. amo il verde e l'ho sempre amato. verde, verde, verde, capito?
tutti gli altri bambini mi prendevano per il culo perchè loro avevano le tute della champion (che ha sede a carpi, peraltro) e io quelle della signora luisa. avevano tutti la tuta blu e io rossa. le bambine avevano la tuta rosa di barbie o di poochie, la tuta azzurra dei puffi, la tuta nera con snoopy e io avevo la tuta rossa della casa del popolo.
e negli anni non ho mai potuto esorcizzare la tuta. alle medie ce ne avevo una vinaccia, color sughi (quelli che si fanno col mosto, micca quelli pronti di star o barilla) che mi aveva regalato un'amica di mia mamma che lavorava alla champion. e tale signora restò amica di mia mamma anche mentre facevo il liceo, così mi ripropose la tuta viola anche negli anni del mio splendore a-cellulitico.
non ho mai avuto una tuta decente. per questo ho deciso che ora che sono grande le tute le posso scegliere da sola. e ho scelto una tuta bellissima. blu. uguale a quella di supermario. e adesso scusatemi che devo aggiustare un sifone.

Luisa? "Sì"
Luisa Rossi? "Sì"
Ehyyyy... ehh... na, na, na...

03 novembre 2003

TRINE MA UNA. CON CONTORNO.
ci sono 3 bambine. si chiamano ilenia, sara e benedetta. ilenia e sara vivono attaccate da 10 anni, ormai. da quando nemmeno sapevano parlare. benedetta è arrivata dopo ma loro tre sono cresciute inseparabili. e lo dimostreranno a pieni polmoni in futuro. saranno l'una accanto all'altra nei momenti peggiori della vita. praticamente un treppiede umano. e nei momenti felici rideranno insieme. un legame migliore di quello tra padre, figlio e spirito santo.
le 3 bambine giocano sempre in un cortile. che è il mio. e si sono inventate un mondo. nel quale ogni giorno arrivano dei trolls.

ho un cortile grande, con un giardino parallelo. quando andavamo alle medie io e le mie due amichette avevamo ideato un sagace stratagemma. avevamo preso uno di quei ganci elastici a uncino che servono a legare i pacchi ai portapacchi. presente quando in autostrada si vedono quelle utilitarie talmente cariche che sembra trasportino un elefante sul tettuccio? ecco, quei ganci lì. quelli che vengono tesi in proporzioni sovrumane e assicurano il bagaglio all'auto. roba che se sei sull'A1 e uno di quei cosi ti parte nei pressi del raccordo con la cisa, l'elefante te lo ritrovi direttamente in versilia al bagno piero.
beh insomma, noi 3 avevamo preso uno di quei ganci elastici e ne avevamo fissato un capo alla grondaia. l'altro capo al palo del filo dei panni. ed ecco che magicamente il cortile era diviso a metà e avevamo una rete. a noi tre serviva solo dividerci in squadre e iniziare le nostre maratone di pallavolo. devo dire che l'azione preliminare per eccellenza tra me e benedetta era decidere chi si doveva ciucciare sara in squadra. perchè significava perdere al 90%. in ogni caso a fine partita si risolveva tutto con una bella constatazione amichevole.
e in tempi di mila e shiro o di mimì ayuara, bisognava che anche noi avessimo un soprannome epico. e lo scegliemmo in rima.
"batte la benedetta, ciabatta paletta" o "batte sarina, decrepita vecchina" o "batte ilenia ferrari, regina dei paninari" (ampierò in futuro il perchè di questa scelta. a scanso di equivoci ci tengo a precisare che la cosa più firmata che avevo allora era il libretto delle assenze scolastiche).
dopo un po' capimmo che quei nickname (ma allora li chiamavamo arcaicamente "nomi di battaglia") mal si addicevano alle nostre personalità e non erano nemmeno rime sopraffine. quindi ne adottammo 3 più esplicativi: dato che io andavo a recuperare il pallone tra i rovi, diventai "maialina delle rose". dato che benedetta era la più sportiva e intraprendente, fu detta "camel trophy". e se benedetta era il cammello, sara non poteva che trasformarsi in "beduina". ed ecco sistemata pure lei.
risolti i problemi anagrafici, iniziammo a giocare partite su partite. eravamo eroine del volleyball amatoriale. e i bambini delle strade vicine si radunavano da me per partecipare.
il primo era simone, detto "l'intero". abitava 3 vie più in là ma non appena sentiva odore di noi 3, eccolo che ti compariva quatto e silenzioso come un serpente. arrivava con la sua bicicletta gialla. una di quelle con la sella lunga e nera di pelle. una sella talmente lunga che sembrava dovesse caricarci tutti i bradford. con fare bradipico arrivava alla mia recinzione, frenava e metteva giù il piedino. poi stava lì a braccia conserte a guardarci e ad aspettare che lo invitassimo. captare che si stava avvicinando era impossibile. ma quando risultava appena visibile all'occhio umano, sara inziava ad urlare

-in-te-ro. iiiiiiiinnnnnnnnnn-te-ro. IIIIIIIIIII NNNNNNNNNNN TTTTTTTTTTEEEEEEEE RRRRRRRRRR OOOOOOOOOOO!!!!!

per un po' fingevamo di non accorgerci di lui poi cedevamo alla pietà e lo chiamavamo dentro. simone era detto "l'intero" perchè si muoveva come robocop. e quando tirava, se non spediva il pallone a 12 km di distanza, centrava il balcone della signora loretta con la precisione di larry bird. chiedere al'intero di fare un punto sarebbe stato come chiedere a cassano di commentare rory e ita di roddy doyle. un'impresa titanica. va da sè che chi aveva sara in squadra, non poteva avere anche simone. in realtà lui veniva perchè era innamorato di benedetta. e siccome in quel periodo lei aveva tre pretendenti con lo stesso nome (essendo notevolmente bella e notevolmente amabile), fondammo l'agenzia matrimoniale "simon&simon&simon". ovvio che l'intero, dalla bene, non ha mai beccato una cippa.
il secondo troll era "il chicco di caffè". non chiedetemi come risulti al catasto perchè non lo so. l'abbiamo sempre chiamato così. era figlio di una coppia che gestiva la pasticceria "chicco di caffè" in cima alla mia via. e mentre i genitori sfornavano, lui veniva in compagnia. un picosecondo dopo il suo arrivo io, sara e benedetta lo guardavamo e gli facevamo la domanda di rito:

-chicco... se facciamo 250 palleggi, tu ci vai a prendere le paste?
-ma 250 palleggi sono tanti! non ce la fate!
-ma se ce la facciamo ci porti le paste?
-sì! ma tanto non ci riuscite!

e iniziavamo a palleggiare.

-1,2,3,4,5,6,7,8,9,10, 21, 34, 58, 89, 148, 179, 200, 245, 246, 247, 248, 249... 250!!! Chicco, vai a prendere le paste!

il chicco non sapeva contare. quindi con 25 palleggi contavamo per 250.
e poi, col canino che luccicava, ci sbaffavamo meringhe e bignè. e ovviamente l'intero non beccava una cippa.
quando vedeva arrivare il chicco, si univa alla processione di bambini anche francesca, detta stecca. era una bambina di una intelligenza straordinaria. mia mamma si chiama ELSA ma la stecca la chiamava "BABADIENZA" perchè diceva che faceva prima. quando le facemmo capire che "BABADIENZA" è più lungo di "elsa" e quindi ci si impiega più tempo a pronunciarlo, lei capì e iniziò a chiamare mia mamma "MAMMA DI ILENIA". credo che ora la stecca sia al M.I.T di boston.
la stecca, che ci stava sulle balle, veniva immantinentemente rispedita al mittente, cioè da sua nonna. dirimpettaia della sara. a giocare non la volevamo. anche perchè stava per arrivare fabio, detto zauro.
fabio era attesissimo per il torneo di nascondino, di cui io ero una fanatica. se avessi potuto avrei giocato a nascondino anche da sola. sbavavo pur di fare un turno tant'è che una volta, nel fare POMA-LIBERA-TUTTI, mi piantai un parafango nel piede. 15 punti e una bella cicatrice che rende molto vissuto il mio piede sinistro. col quale, purtroppo, non dipingo come christy brown. ecco, quando arrivava fabio sapevamo che sarebbe toccato a lui contare. taroccavamo le conte perchè ci capitasse sotto. e lui non l'ha mai capito. probabilmente è cresciuto pensando di essere uno sfigato. che vita difficile. vabbeh, me ne farò una ragione.
dall'altra parte del recinto, invece, c'erano le terribili gemelle dette "bubbule". con loro era nata una strenua competizione. e poco sana, direi. le piccole plagiatrici avevano copiato l'idea del gancio elastico a uncino e avevano creato una succursale abusiva del nostro centro ricreativo. miseramente fallito dopo poco. nessuno andava da loro. venivano tutti da me perchè già da allora sara e benedetta erano fichissime e piacevano un casino a tutti i bambini. per intenderci, loro erano quelle che in parrocchia non beccavano mai pallonate mentre io ero continuamente tumefatta.

non so cosa sia stato dell'intero, del chicco, di fabio, della stecca e delle bubbule. qualcuno ha cambiato casa, qualcuno ha cambiato aspetto. probabilmente hanno realizzato in adolescenza di essere stati il nostro divertissement.
ma c'è una cosa che rimane. dopo tutti i palloni, i ganci, le rose, le partite, le cicatrici, i nascondini, le paste e i soprannomi, sara e benedetta sono ancora prepotentemente qui. e giocare alla vita per loro, con loro e grazie a loro è l'unica partita in cui sempre, in questi 20 anni di amicizia, mi sono sentita vincente.

è vicino a me
nel sole, nel vento
nel sorriso e nel pianto

29 ottobre 2003

PROSPETTIVE DA CUL DE SAC
in una città come carpi crearsi l'allure è quasi come risolvere il quesito della susy.
una bambina di milano sa già che a 16 anni potrà prendersi un aperitivo in un locale sciccoso e mangiare salatini con estrema grazia. e se le va male di fianco a lei ci sarà pierantonio zampetti che a 17 anni appena compiuti ha già il ferrari e l'autista. di solito regalati perchè pierantonio a scuola non si è fatto bocciare per la terza volta di fila. e ha così evitato le scuole parificate che sembrano ipermercati (infatti campano con la formula "2 anni in 1", "3x2", "30.000 euro x 3").
una bambina di carpi al contrario sa che a 16 anni dovrà rientrare a casa alle 6 perchè c'è buio e c'è nebbia e perchè deve friggere nello strutto lo gnocco per la cena. e se le va bene come compagno di banco avrà rodrigo casamodena, figlio della nota ditta di salumi. che tutte le mattine arriva in classe che sa di zampone, cotiche e di sudore. perchè per rimanere umile e non montargli la testa, i genitori lo fanno venire a scuola a piedi.
una bambina milanese sa che a 16 anni potrà andare a mostre e eventi e happening e sfilate. e avrà sempre l'abito giusto da mettersi.
una bambina carpigiana ha una solo prospettiva: andare in parrocchia. che è molto diverso dall'andare all'oratorio. andare all'oratorio è più nobile e più da maschi: significa stare fuori dalla chiesa a giocare a calcio.
andare in parrocchia, invece, è molto femminile: significa fare la foto della comunione coi guantini bianchi, le mani giunte e l'immancabile rosario che pende perprendicolare alla scarpe nuove di vernice.
andare all'oratorio significa avere uno spazio proprio in cui combinare guai e farsi vedere da quelle ragazzine che a 10 anni cuccano già come se avessero le tette di helena christensen. andare in parrocchia invece significa stare seduta sul muretto a guardare i maschi che giocano a calcio. e beccarsi una pallonata in faccia, rovesciarsi all'indietro, battere la schiena, subire temporanee ecchimosi e rialzarsi imperturbabili dicendo: "non è niente, non è niente".
ora, se la pallonata arriva a una carpigiana affascinante, questa viene soccorsa dai maschi colpevoli che si premurano di sembrare protettivi (ma che in realtà vogliono solo vedere se per caso si è strappata la maglietta).
se la pallonata arriva a una come me, che fino a 25 anni sembrava un eunuco, i maschi ti danno pure la colpa che hai fatto sgonfiare il pallone. e invece dovrebbero capire che sono i principali responsabili delle tette piccole. perchè tutte le nostre mamme ci dicono che se ricevi un colpo fra i seni mentre sei in fase di crescita, quelle micca ti crescono più.
in più se sei una bambina carpigiana e il massimo della tua vita è uscire prima delle 6 per andare all'oratorio, puoi anche avere l'abito giusto, sì. ma cadendo sull'asfalto te lo impolveri sempre. e avrai sicuramente la grande fortuna di capitombolare su qualche traccia di benzina o catrame o morcia di bicicletta.
quindi in questa infanzia passata a capottarmi dai muretti e restituire palloni ho tratto una lezione: che a volte la vita può sembrare un cul de sac. e per sopravvivere, ovviamente, serve soprattutto un sac de cul.


Un bambino conoscerai
non ridere
non ridere di lui
aah...